Al via il nuovo piano occupazione

18/09/2003


      Giovedí 18 Settembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Al via il nuovo piano occupazione

      Mercato del lavoro - La legge Biagi «pilastro» del documento che sarà presentato entro metà ottobre
      SERENA UCCELLO


      MILANO – La programmazione europea sul mercato del lavoro cambia impostazione, rinnova gli obiettivi e accelera i tempi. Dopo cinque anni infatti il Nap, il piano nazionale per l’occupazione che i Paesi Ue devono presentare annualmente a Bruxelles, si rinnova. In prima battuta nella forma, ma soprattutto nella sostanza. A partire dalla data di presentazione: la scadenza finora prevista per la primavera viene anticipata all’autunno, esattamente alle prime due settimane di ottobre. Al ministero del Welfare, dunque, tecnici al lavoro, i primi incontri si sono svolti già la scorsa settimana. Ora sono attese le relazioni di Regioni e Comuni, dopo arriverà la prima bozza che sarà sottoposta alla valutazione delle parti sociali e quindi la stesura finale. La presentazione al Consiglio dei ministri è prevista per i primi giorni di ottobre.
      Una stesura, questa, particolarmente complicata proprio alla luce delle novità introdotte dalle autorità europee. Il documento, che fissa la tabella di marcia degli stati nazionali verso gli obiettivi di Lisbona (tasso di occupazione al 70% nel 2010), non sarà, infatti, più annuale, ma triennale e sarà aggiornato annualmente da report di monitoraggio sugli interventi.
      «Cambia anche – spiegano dal ministero – l’impostazione di fondo, la filosofia generale: il documento diventerà parte della programmazione economica dell’Unione, verrà cioè "sincronizzato" con i documenti di politica economica».
      E per garantire una maggiore copertura degli interventi viene ridotto il numero delle priorità, i cosiddetti target, che passano da 19 a 10. L’idea è quella di programmare meno progetti così da accrescerne, però, le reali possibilità di attuazione. Nel dettaglio i dieci target stabiliscono le "politiche attive" (è il primo punto), quali sono cioè le azioni che devono essere messe in campo per evitare l’uscita dal mercato del lavoro. A questo target si lega direttamente il secondo che determina invece gli interventi per favorire la creazione di posti di lavoro. Seguono le misure per rendere il mercato del lavoro più flessibile e per favorire la mobilità; gli interventi per la formazione e quelli per "l’invecchiamento attivo", una definizione tecnica che sintetizza le "politiche finalizzate a prolungare l’età lavorativa". Spazio pure alle pari opportunità, come alle azioni per l’integrazione delle fasce svantaggiate e alle politiche per la detassazione del lavoro e a quelle contro il lavoro nero. L’ultimo punto riguarda la predispozione di un piano per ridurre le disparità regionali. Un aspetto per il quale sarà centrale l’apporto degli enti locali.
      Al momento dal ministero nessuna anticipazione su come questi obiettivi verranno calati nella realtà italiana: «È prematuro – dicono – dato che in questa fase abbiamo solo fissato gli aspetti tecnici». Tuttavia una certezza di fondo c’è: pilastro del Nap italiano sarà la legge Biagi, la riforma del mercato del lavoro tanto per gli aspetti che riguardano l’introduzione di nuovi modelli contrattuali, quando per le novità in materia di collocamento con l’apertura dell’attività di intermediazione alle agenzie private. Sullo sfondo anche la «valorizzazione della riforma della scuola» in particolare per quanto riguarda il raccordo scuola e imprese e l’inserimento dei più giovani.
      L’ultimo aspetto che quasi sicuramente farà parte del documento italiano è la «politica di coesione». Ovvero il bilancio dei fondi europei che questa volta, secondo quanto riferisce il ministero, a differenza di quanto accadeva in passato sono stati «largamente utilizzati, sfiorando il tetto record del 90%».