Al vertice Ue l’incognita Bolkestein

23/03/2005

    martedì 22 marzo 2005

      Al vertice Ue l’incognita Bolkestein
      Sul tavolo, il Patto, la strategia di Lisbona e un macigno: la direttiva sui servizi
      Il presidente della Commissione Durao Barroso annuncia che non intende ritirare la direttiva ma solo rivederla

        ALBERTO D’ARGENZIO
        BRUXELLES

          Strategia di Lisbona, Patto di stabilità e prospettive finanziarie, è questo «il triangolo d’oro» dell’Europa, almeno stando a sentire José Manuel Durao Barroso. «Tre sfide per il futuro» del continente che finiscono oggi nell’agenda dei capi di stato e di governo riuniti dal pomeriggio a Bruxelles. Si tratta di tre punti strettamente collegati tra loro ma anche di un triangolo su cui pesa come un macigno la direttiva per la liberalizzazione dei servizi, la Bolkestein, al centro del rilancio della strategia di Lisbona e delle contestazioni della società civile, soprattutto in Francia dove si vota la Costituzione il prossimo 29 maggio.

          Ieri Barroso ha detto una volta di più che non intende «ritirare» la direttiva, come richiesto da parlamento europeo, sindacati e società civile, ma solo «rivederla». Le modifiche, secondo il portoghese, sono state annunciate varie volte e riguardano due aspetti del discusso principio del paese d’origine: escludere i «servizi di interesse generale» e inserire l’applicazione «di norme che evitino il dumping sociale». Peccato che fino ad oggi Bruxelles non abbia ancora spiegato cosa intende esattamente per servizi di interesse generale (oltre alla sanità) e cosa per dumping sociale. Secondo il portavoce del commissario al mercato interno McCreevy si intende «qualcosa che non è previsto nella revisione della Bolkestein che ha in mente la Commissione». Ridicolo. Intanto per Barroso l’obiettivo rimane assolutamente chiaro: rivedere la direttiva senza rimettere in causa l’obiettivo prioritario, ossia «l’apertura del settore servizi al mercato». Il portoghese se l’è poi presa con i politici francesi incapaci di spiegare alla cittadinanza che la Bolkestein è stata voluta e votata all’unanimità «dalla Commissione precedente» (e tra l’altro Prodi si è ancora guardato bene dal fare mea culpa) e che lui vuole cambiarla. «Una cosa dev’essere chiara: in Francia non si vota la Bolkestein ma la Costituzione», afferma nervoso Barroso. Nella pratica le due cose vanno abbastanza legate.

            Per il resto il menù del vertice è assai povero e quasi tutto già masticato e predigerito. La riforma del Patto accordata domenica notte verrà infatti avallata dai 25 presumibilmente senza problemi. Per il rilancio della Strategia di Lisbona Barroso indica una via già annunciata: «Misure concrete e mirate per la crescita e lo sviluppo», «maggiore governance economica», «più investimenti in ricerca e sviluppo», una «riforma del regime degli aiuti di stato» in modo da favorire le piccole e medie imprese che innovano (verrà presentata in aprile), «un Consiglio europeo per la ricerca e piani di azione nazionale». Barroso ha promesso per metà giugno un pacchetto di «orientamento e misure» da attuare per rendere effettiva la crescita. Per questo chiede per oggi ai 25 un «messagio inequivocabile: siamo pronti a ripartire». Nella ripartenza c’è poco spazio per il lavoro (non ci sono piani concreti) e i suoi diritti (si punta alla deregolamentazione).

              Discorso assai più complesso e corsa contro il tempo per le prospettive finanziarie, anche se l’accordo sul Patto di stabilità può dare una mano a trovare un’intesa tra chi vuole spendere poco – Francia, Germania, Regno unito, Danimarca, Austria e Svezia – e gli altri che chiedono più fondi, a cominciare dalla Commissione. La partita si gioca tra l’1% del Pil di spesa richiesto dai sei e l’1,24% indicato dalla Commissione. Da domani si inizia a discuterne seriamente mentre Barroso spera in un accordo entro giugno. Poi inizia la presidenza britannica e sarà assai più difficile trovare l’intesa per la volontà di tutti, a parte Londra, di eliminare lo sconto britannico (circa 3 miliardi di euro che Bruxelles restituisce alla Gb ogni anno).