Al supermercato lo scanning dei prezzi si fa in autogestione

14/12/2009

Ci stiamo abituando a usare le tecnologie per fare di persona e in modo diretto tante cose che prima richiedevano l’intervento di impiegati, cassieri e hostess assortite, per esempio ci capita sempre più spesso di trovare in aeroporto le colonnine del check-in «fai da te», e adesso sta pure arrivando l’ora del conto automatico della spesa fatto al supermercato direttamente dal cliente al carrello, senza dover passare allo scanner della cassa – poi però bisogna pagare, come sempre: questo passaggio non si può saltare. Il nuovo sistema è già in uso in un numero limitato di punti vendita italiani ma è destinato a dilagare anche perché, per strano che possa sembrare, pare riduca i furti, cioè quel «taccheggio» che poi finisce per essere pagato da tutti i compratori onesti in forma di ricarico sulla generalità dei prezzi.
Il «self scanning» si fa così. All’ingresso del supermercato il cliente ritira un lettore mobile di codici a barre (oppure se lo trova già montato sul carrello). Poi comincia a fare il suo giro per gli scaffali e quando sceglie un prodotto anziché limitarsi a sistemarlo nel carrello lo passa al suo scanner personale, che ne registra il prezzo; qualora cambiasse idea sul prodotto, potrà sempre metterlo giù e cancellare il prezzo. Completati gli acquisti, il cliente si avvia a una delle casse specializzate e restituisce il lettore digitale. La fila è brevissima perché si deve solo pagare, non si mettono i prodotti acquistati sul nastro scorrevole, la cassiera non fa il conto. Prende solo i soldi.
Naturalmente ci sono delle cautele. Luigi Frison, marketing manager di Datalogic Mobile Ebs che commercializza il lettore Joya (con più di 300 installazioni tra Francia, Belgio e Italia), spiega che «il cliente può utilizzare questo sistema se ha una carta fedeltà del punto vendita, cosa che consene al venditore di ottenere informazioni sul cliente e sulle sue preferenze di acquisto e di controllare la correttezza della gestione autonoma della spesa. Come risultato – dice Frison – la conoscenza personale dei singoli clienti è più approfondita e il controllo sugli acquisti è doppio. È automatica la creazione di una sorta di banca dati dei clienti amici, e di converso anche di quelli a rischio. Si tratta di una concreta soluzione di controllo per ridurre le perdite derivanti dalle differenze inventariali», e dietro questa formula burocratica delle «differenze inventariali» si cela ne più né meno che il taccheggio.
I furti nei supermercati sono un fenomeno difficile da gestire per tante ragioni sia pratiche sia di natura sociale. Legalmente i ladri sono difficili da bloccare, mentre sul piano umano creano imbarazzo quando non si tratta di scrocconi abituali ma di persone sfortunate. Il fenomeno si fa più acuto nei periodi di crisi economica, infatti ultimamente le perdite derivanti dai «furti dallo scaffale» sono aumentate. Un litro d’olio, un vasetto di funghi, una bottiglia di vino. Ma anche batterie, lamette da barba, deodoranti, rossetti: tutto finisce nelle borse o nelle tasche interne del giaccone, senza pagare. A volte è facile eludere le telecamere, gli addetti alla sicurezza, e anche le barriere antitaccheggio all’uscita. E se proprio il ladro viene pizzicato, se la cavi con poco più di una figuraccia, che non è nulla per i delinquenti abituali ed è tremenda per i poveracci. Il Barometro mondiale dei furti nel retail registrano per il 2008 un ammanco complessivo pari a 3 miliardi di euro, che in Europa incidono per l’1,38% del fatturato e fino al 40% del margine operativo. Il danno si scarica in forma di ammortamento sulle tasche dei consumatori in una misura stimata in 164 euro per ogni famiglia italiana.
Nel 2008 sono stati investiti nella sicurezza ben 798 milioni di euro, di cui il 30% destinato al personale addetto alla vigilanza. Ma gli addetti non possono perquisire i clienti o ispezionare la merce imbustata dopo il passaggio alla cassa (azioni esercitabili solo dalla polizia). La giurisprudenza è ricca di casi in cui il responsabile del punto vendita o il vigilante, dopo aver compiuto controlli sulla clientela, sono stati denunciati e rinviati a giudizio con l’accusa di usurpazione di funzioni pubbliche o addirittura di sequestro di persona. A questo va aggiunto che un’eccessiva invadenza dei controlli potrebbe far sentire i clienti violati nella privacy e potrebbe portarli a vivere il momento della spesa non più come esperienza piacevole ma come momento di stress. Ecco dunque la ricerca di alternative come il self scanning.
Datalogic è leader nel mercato dei lettori di codici a barre, dei «mobile computer» per la raccolta dati, dei sistemi a tecnologia «Rfid» e dei dispositivi fotoelettrici per l’automazione industriale e offre soluzioni nel settore manifatturiero, dei trasporti, della logistica e della grande distribuzione. Datalogic SpA è quotata presso il segmento Star di Borsa Italiana dal 2001, con il simbolo DAL.MI, ha la propria sede centrale a Lippo di Calderara di Reno (Bologna).
Il gruppo conta circa duemila dipendenti nel mondo, distribuiti in 30 Paesi tra Europa, Asia, Stati Uniti e Oceania. Ha un patrimonio di oltre 850 brevetti e nel 2008 ha conseguito ricavi per oltre 379 milioni di euro e un utile netto superiore ai 17 milioni.