Al supermarket il 53% delle vendite di vino

28/10/2002

        domenica 27 ottobre 2002
        Al supermarket il 53% delle vendite di vino
        La grande distribuzione sempre più orientata verso i prodotti doc. Per la scelta, la qualità batte il fattore prezzo

        Cosimo Torlo

        TORINO. Per capire quanto oggi sia diventato importante
        il vino italiano, è sufficiente fare un giro in un
        qualsiasi supermercato. Sono questi centri di vendita
        i più importanti luoghi di smercio per il vino
        nazionale. Un fenomeno cominciato qualche anno
        fa e che oggi ha subito una decisa accelerazione,
        legata al mutare delle abitudini. Oggi, infatti, si
        beve meno, ma si beve meglio. Si preferiscono le
        marche note e si predilige il «super» anziché il
        negozio di quartiere, tanto che il 53% degli acquisti
        di vino avviene proprio attraverso la grande distribuzione.
        I dati 2000 parlano di un fatturato di circa
        682 milioni di euro così ripartito: 44% per vino da
        tavola (brik compreso), 44% per vini a denominazione
        e fini (i doc, per intenderci) ed il restante per
        gli spumanti. E se il vino incide sui fatturati per una
        quota molto bassa, circa il 5%, è ritenuto strategico
        dalla grande distribuzione per l’immagine che dà e
        per la fidelizzazione della clientela.
        Se il 53% del vino per uso domestico viene
        venduto nei supermercati, la quota che passa per
        enoteche e bottiglierie è dell’11%.
        Il vino dunque è oggi sempre più uno dei prodotti
        a forte immagine e le «enoteche» presenti nei
        maggiori supermarket sono vere e proprie isole di
        qualità, dove si possono trovare financo dei sommelier
        che illustrano le varie tipologie, con indicazioni
        sui bicchieri più adatti e sulle temperature di servizio,
        fino a consigli sugli abbinamenti cibo-vino. Un
        servizio completo che ha portato, finalmente, anche
        marchi prestigiosi della nostra enologia ad esser
        presenti in questi spazi.
        Il vino venduto è soprattutto rosso, sia per il
        segmento da tavola che per quelli più pregiati, rispettivamente
        con il 62 e il 53% del totale, mentre i
        vini stranieri sono presenti con pochi «rappresentanti»,
        nella maggior parte dei casi, Champagne,
        Porto o Sherry.
        Ma questi dati segnalano anche un profondo
        cambiamento culturale da parte delle grandi catene.
        Non si compra più solo in base al prezzo più
        conveniente (fattore in ogni modo sempre molto
        importante), ma anche in base alla qualità, alla
        tipicità e all’appeal che le marche hanno sui consumatori.
        Oltre alla capacità di fornitura, e puntualità
        delle consegne. E ci sono gruppi che sono andati
        anche oltre. È il caso della Coop che predilige stringere
        rapporti commerciali con aziende con le quali
        seguire insieme tutti gli aspetti qualitativi, si potrebbe
        dire «dalla vigna alla bottiglia». Per la maggior
        soddisfazione, e sicurezza, del cliente.