Al supermarket arrivano i disperati della spesa a rate

06/12/2004
    domenica 5 dicembre 2004
    pagina 1 e 11

      Carte di credito

      Al supermarket
      arrivano i disperati
      della spesa a rate

        Michele Sartori

          «Amica, serena, dinamica, moderna». E poi? «Comoda come un guanto, flessibile come un bambù». Perfino un po’ snob, per distinguersi ha solo tre angoli, il quarto è smussato in una dolce curva.
          È la carta di credito che gentili hostess propongono alle casse di ogni Auchan. E a che serve?

          A pagare la spesa di ogni giorno, naturalmente – lo shopper pieno di pasta, formaggi, fettine e frutta «al prezzo più basso nel raggio di venti chilometri». E soprattutto a rimborsarla a rate mensili. Chi si sentirà mai «povero», anche quando stenta a raggiungere la fine del mese, se paga con la «carta»? C’è solo una piccola controindicazione. Sulle «comode rate mensili» viene applicato un interesse del 16,8 per cento. O, meglio, del 18,29, aggiungendo le varie spese. Tan e Taeg, quelle due paroline che di questi tempi appaiono sotto ogni offerta di vendita finanziata, piccole piccole, o pronunciate con una fretta indiavolata alla fine degli spot televisivi. Se uno andasse alla propria banca a chiedere un piccolo prestito, difficilmente sborserebbe più del 10% di interessi.

            Possibilità pericolose

              Lo ha fatto notare un lettore de l’Unità, cliente dell’Auchan di Mestre. Nei negozi, nei supermercati, aumentano gli acquisti – anche minimi, come la spesa giornaliera – tramite carte di credito con rimborsi rateali, a interessi altissimi. Fenomeno, è il suo aggettivo, «deprecabile». All’uso della carta di credito in sostituzione del contante ci si è talmente abituati da aver perso di vista le due possibilità delle carte: pagare tutte le spese accumulate una volta al mese, senza interessi, oppure scegliere la formula della piccola rata mensile fissa, con relativi interessi. È questa la strada che sta imboccando, spinta dalle difficoltà, una parte crescente di consumatori: ed è anche la più ghiotta, per le banche e le finanziarie che emettono carte. Una recente inchiesta dell’Assofin ha contato, a fine 2003, 26 milioni di carte di credito in circolazione (siamo sempre a livelli bassi rispetto al resto d’Europa).

                Acqua alla gola

                  All’interno, le carte a rimborso rateale sono il settore in più rapida evoluzione: erano poco più di 5 milioni nel 2002, adesso sono quasi 7 milioni. Nel 2003 sono state fatte con le carte a rate oltre 30 milioni di spese di ogni genere, per importi sempre più bassi: un aumento del 35%. Questo tipo di credito ha un nome: «revolving». Viene dall’inglese. Significa, sostanzialmente, girare implacabilmente attorno ad un asse. La terra è «revolving». Lo è il tamburo del revolver – appunto. O la pala di un mulino, che si carica e scarica d’acqua, e intanto muove una mola che, «revolvendo», macina, macina, macina: nel nostro caso, i soldi, spremendone interessi. In tempi di portafogli sgonfi, è pure comodo.
                  Nessuno scomoderebbe il prestito bancario per fare la spesa alimentare.

                  Con la carta ottieni un fido massimo, cinquecento, mille, tremila euro, spendi, ogni mese reintegri una piccola parte (facendola prelevare dal tuo conto in banca, o pagando in posta: ma in questo caso le spese schizzano ulteriormente) e fino al tetto che ti resta puoi sempre spendere. L’interesse è stellare, ma sulla piccola rata mensile appare, come le stelle, microscopico.

                    Funzionava un po’ così, molto più artigianalmente, dal dopoguerra al boom degli anni sessanta. Quasi tutti si arrabattavano comprando pane, latte, carne, verdure senza pagare. I negozianti segnavano le spese su piccoli libretti colorati. Ogni famiglia aveva una piccola biblioteca di quadernini gonfi di cifre. Quando arrivava il salario, si pagava quel che si poteva. Gli interessi non erano previsti; ma chi non litigava col povero bottegaio, al momento di pagare, a causa di conti «gonfiati», di spese «mai fatte»?

                      Il grande affare

                        Nel supermercato, nell’ipermercato, il «libretto» è improponibile. Ma sono proprio loro i più attenti a stimolarne la reincarnazione moderna, il «revolving». I gruppi più grossi, le multinazionali, hanno creato addirittura proprie finanziarie. I francesi dell’Auchan («La forza della convenienza») possiedono una banca specializzata in carte, la Accord.

                        Negli ipermercati sparsi per l’Italia, stimolano i clienti a sottoscrivere due carte di credito. Una, la «Auchan-Accord», può essere usata solo per spese interne. L’altra, la «Mastercard-Accord», recentissima, è universalmente valida. Entrambe offrono una doppia possibilità: alle casse, quando paghi la spesa, puoi scegliere volta per volta se rimborsarla normalmente o a rate, a seconda dei soldi che hai da parte in quel momento.

                          In un paio d’anni, le carte Auchan sono schizzate da zero a 130.000, «e ogni mese aumentano di parecchie migliaia», dice il responsabile marketing del colosso, Umberto Perfetti. Il loro sviluppo dipende dalla crisi? «Assolutamente sì. Più passa il tempo, più calano per i clienti le opportunità di pagare cash. Noi, con le carte revolving, di fatto estendiamo il potere d’acquisto, permettiamo di affrontare le urgenze».

                          Non c’è statistica su quanti ricorrano realmente al pagamento rateale: «Certamente ci sono mesi in cui aumenta, altri in cui cala. Sotto Natale, attorno alle vacanze, sono i momenti di uso più intenso». Quando, appunto, la gente deve affrontare altre spese, arrabattarsi, rinviare il rinviabile.

                            Questo meccanismo vale ovunque. Negli altri supermercati che non hanno proprie carte di credito, ma accettano quelle normali, la Visa, la Mastercard, l’American Express e così via, tutte con interessi oscillanti più sopra che attorno al 17%. Nei grandi magazzini che emettono carte «revolving» ad uso interno.

                              Carta che vai

                                La Rinascente, che pure appartiene all’Auchan, offre con la «Fidelity Card» un credito fino a 800 euro, rimborsabili a rate con un Tan del 13,80% e un Taeg del 14,71: sensibilmente inferiore a quello della casa-madre. Da Coin, la «Coincard» offre un Tan del 16,5, un Taeg del 18,07%. La «Carta Aura» di Findomestic – un pool tra i francesi di Paribas e la cassa di risparmio di Firenze – impera invece quasi incontrastata nei centri commerciali per acquisti di elettrodomestici e mobili: Tan 15,36%, Taeg 16,49%. È in continua crescita. E ancora di più crescono i guadagni di Findomestic: nel primo semestre 2004 le operazioni sono aumentate del 19%, l’utile del 34%.

                                  Gran business. Ragionare sulla convenienza reale è un altro discorso. E sulla moralità, un altro ancora. La Gazzetta Ufficiale, che fissa i tassi medi in base ai quali, aumentandoli del 50%, si arriva all’invalicabile limite dell’usura, assegna al «revolving» un tasso medio del 16,95% per i crediti fino a 1500 euro, del 15,94% per quelli da 1500 a 5000. L’interesse del 17-18% pagato per comprare il petto di pollo a rate sta nella forbice legale. Chi poi sia davvero sforbiciato, sarebbe il terzo discorso.