Al Senato si vota la delega bis sull’articolo18

18/06/2003



        Mercoledí 18 Giugno 2003


        E al Senato si vota la delega bis sull’articolo18


        ROMA – Il giorno dopo il fallimento del referendum sull’articolo 18, il Senato riprende l’esame del testo del Governo frutto dell’accordo raggiunto nel Patto per l’Italia. La legge delega, stralciata dalla riforma Biagi, prevede sia il riordino degli incentivi per l’occupazione, sia l’aumento dell’indennità di disoccupazione e l’avvio del secondo pilastro per gli ammortizzatori sociali, ma soprattutto una sperimentazione che riguarda la disciplina dei licenziamenti. In pratica, le piccole aziende sotto la soglia dei 15 addetti che nei tre anni di sperimentazione assumeranno nuovi dipendenti (superando quel tetto) potranno contare su una deroga all’articolo 18. Questo vuol dire che, in caso di licenziamento illegittimo, i lavoratori potranno ottenere dal giudice un risarcimento monetario, come previsto dalla legge 108/90, non il diritto al reintegro come invece stabilisce l’articolo 18 dello Statuto che si applica solo alle imprese oltre i 15 dipendenti.
        Una misura contrattata da Cisl e Uil con Governo e imprese nell’intesa di luglio dello scorso anno, che chiuse la battaglia sui licenziamenti. Ora, con il risultato negativo del referendum, la partita davvero si è chiusa. Messo fuori gioco dalle urne chi voleva un’estensione dell’articolo 18 anche alle piccole aziende, ora dovrà proseguire la propria battaglia in Parlamento. L’esame del provvedimento che prevede la deroga sperimentale all’articolo 18 (848 bis) è infatti all’esame della Commissione lavoro del Senato. Un esame che non è ancora arrivato all’articolo 3, quello che contiene la deroga ai licenziamenti, su cui si annuncia l’opposizione ferma del Centro-sinistra.
        Già sull’articolo 2, che prevede l’aumento dell’indennità di disoccupazione, sono stati presentati circa 150 emendamenti. La gran parte delle proposte di modifica arrivano, naturalmente, soprattutto dall’opposizione. L’Ulivo ha infatti presentato, nella veste formale di emendamenti, le misure contenute nelle quattro proposte di legge sui diritti e l’estensione delle tutele. Interventi che puntano ad allargare le garanzie a tutti i lavoratori, in primis co.co.co e dipendenti della piccola impresa sprovvisti di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione.
        Il Centro-sinistra si prepara dunque a un’opposizione «costruttiva», come dice Tiziano Treu della Margherita e, possibilmente, unita dopo che il referendum ha riproposto divisioni tra vincitori e vinti. In questo senso vanno lette le dichiarazioni del responsabile del Lavoro dei Ds, Cesare Damiano che ha risposto a Cesare Salvi: «I partiti dell’Ulivo hanno già depositato in Parlamento quattro iniziative di legge sui diritti. Pensiamo al da farsi e soprattutto all’unità del Centro-sinistra e smettiamo, dunque, di piegare la realtà ai nostri desideri». Insomma, se il Governo s’impegna a evitare fughe in avanti, altrettanto chiede l’Ulivo a chi ha promosso i referendum. La questione-diritti per il Centro-sinistra è risolta dalle quattro iniziative di legge, dove l’articolo 18 non viene toccato, né in su, oltre la soglia dei 15 dipendenti, né in giù.

        LI.P.