Al Senato fallisce l’agguato della destra

24/10/2007
    mercoledì 24 ottobre 2007

      Pagina 2 – Economia

        Al Senato fallisce l’agguato della destra

          Iniziano le votazioni sul decreto fiscale, ma l’attesa spallata per ora non riesce

            di Bianca Di Giovanni/ Roma

            RESISTE Per un solo voto il governo supera il primo scoglio nel lungo cammino della manovra. Nel voto nell’Aula del Senato sulla questione sospensiva al decreto fiscale collegato alla Finanziaria la maggioranza si salva per un soffio: la proposta della Lega viene bocciata con 157 «no» contro i 156 «sì», e subito esplode il giallo di un errore nelle file dell’Unione. Le due pregiudiziali di FI ricevono 158 no contro i 156 sì del centro-destra. Ancora una volta ad essere decisivi sono i senatori a vita, che votano sempre con la maggioranza, e riesplode la polemica di Francesco Storace. Anche Roberto Calderoli alza il tiro, e alla fine della seduta si auto-sospende da vicepresidente: non presiederà più l’aula. Intanto il dibattito sugli scranni si infiamma, con Anna Finocchiaro a replicare a Altero Matteoli sull’ostruzionismo delle maggioranze (anche quella del centro-destra) o con il vicepresidente di FI Emiddio Novi che accusa i «poteri forti, lo squadrisomo bancario che sostiene questa maggioranza». I toni sono, come al solito, da guerra all’arma bianca: ma alla fine il risultato non cambia. «Il governo regge», dichiara Finocchiaro alludendo alle reiterate voci di sgretolamento della amggioranza. «La spallata è fallita ancora», aggiunge il ministro Vannino Chiti. Fino alla dichiarazione in Tv del presidente della Camera Fausto Bertinotti. «Il governo? Il malato ha preso un brodo – dice – Certo con la febbre si può anche restare a lungo». Nelle file del centro-sinistra si riapre subito, però, la guerra intestina dei senatori calabresi, che esprime «perplessità» per i tagli ai fondi per i precari della regione.

            Nel pomeriggio l’aula è gremita. I due schieramenti vanno all’ennesima conta sul filo di lana dopo la lunga attesa dell’arrivo di Clemente Mastella, appena uscito dal confronto serrato in consiglio dei ministri, e una raffica di interventi per dare il tempo al guardasigilli di intervenire. La maggioranza arriva compatta e rinsaldata dalle ultime decisioni prese: ritirare quasi tutti gli emendamenti al decreto fiscale per un esame ordinato in Aula, evitando la fiducia. Ne restano solo cinque, due delr elatore Natale Ripamonti e 3 di singoli parlamentari,. Non fa lo stesso l’opposizione, che mantiene le sue 446 proposte di modifica. Nel «disboscamento» degli emendamenti salta anche la proposta sul cosiddetto «mister prezzi» (chiamato a controllare le speculazioni sui listini) che sarà ripresentata in Finanziaria. Delle 104 proposte approvate nella notte, una trentina sono dell’opposizione.

            Ma a preoccupare sono i numeri «politici». I due schieramenti in Aula sono alla pari: 156 del centro-destra e altrettanti del centrosinistra. Assenti giustificati due esponenti dell’Unione: Franca Rame e Luigi Pallaro. La fibrillazione è al massimo, visto che l’Udeur non scioglie la riserva fino a quando Mastella no ottiene l’appoggio del consiglio dei ministri. Ma anche l’opposizione non crede a scivoloni, visto che Renato Schifani e Roberto Castelli escludono in Transatlantico che il governo possa cadere su questa votazione.

            Dopo il voto Andreotti spiega di essere «contrario, per principio, al bloccaggio specie su temi essenziali e in scadenza». Di qui il suo doppio no al centrodestra, imitato da Colombo. Allora chi ha votato sì nelle file del centrosinistra? Impossibile saperlo con certezza, ma le voci vanno tutte verso una direzione: Ferdinando Rossi ex Pdci oggi gruppo misto. Il senatore smentisce recisamente. «Assolutamente no. Io e il mio gruppo non faremo mai imboscate e non mi sono neanche sbagliato. Ero e resto convinto che fosse corretto votare contro le pregiudiziali di costituzionalità e la sospensiva al decreto che accompagna la finanziaria».

            Oggi comincia l’esame degli articoli, che dovrebbe terminare domani, ostruzionismo permettendo. «Ribadisco la mia proposta all’opposizione di ritirare gli emendamenti presentati in aula al decreto legge – ha dichiarato nel suo intervento la preseidente dell’Ulivo Finocchiaro – È una proposta che ha fatto morando, l’autorevolissimo presidente della commissione bilancio. Quattrocentocinquanta emendamenti sono un compendio ostruzionistico e non permettono di avere una discussione serena sul merito in aula, come abbiamo garantito l’anno scorso per l’approvazione del decreto fiscale». È ovvio «che se rimangono tutti gli emendamenti, la nostra ferma volontà di discutere in aula temi che interessano molto gli italiani dovrà purtroppo cedere».