Al Senato corsa ad ostacoli per il ddl lavoro

19/09/2002




            19 settembre 2002

            ITALIA-LAVORO


            Al Senato corsa ad ostacoli per il ddl lavoro


            MILANO – Da una parte l’accusa è di ostruzionismo, dall’altra la risposta è un’altra accusa: quella di «essere responsabili della mancanza del numero legale in Aula». Prosegue in un clima infuocato, dopo l’esordio di martedì scorso, tra un botta e risposta serratissimo che divide maggioranza e opposizione, il dibattito al Senato sul disegno di legge 848. Per ben otto volte ieri è mancato il numero legale. E se il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, giudica «incredibile» il comportamento dell’opposizione, perché – dice – «più di cento deputati dell’opposizione, pur essendo presenti in Aula, non hanno concorso alla formazione del numero legale, imponendo così di fatto alla sola maggioranza di garantirlo». Per l’opposizione, invece, la mancanza del numero legale «è la testimonianza – ha specificato Antonio Montagnino, capogruppo della Margherita in commissione Lavoro – di una maggioranza che non attribuisce importanza al provvedimento sul lavoro che l’Ulivo ha contrastato con proposte di merito moderne, efficaci e razionali, senza trovare ascolto nel Governo e in un centrodestra distratto sui problemi dei lavoratori». Un percorso a ostacoli che potrebbe cambiare la tabella di marcia del provvedimento voluta dal Governo. Il testo, infatti, con difficoltà potrà essere licenziato da Palazzo Madama entro la settimana, dal momento che ieri in serata, i lavori si sono fermati quando mancava poco alla conclusione del primo articolo. «Ogni giorno che perdiamo – specifica Sacconi – sottraiamo ai disoccupati quelle opportunità che potrebbero venire loro dalla riforma dei centri per l’impiego e dalle nuove tipologie contrattuali». Ma di difesa dei diritti dei lavoratori parla pure, sebbene in toni decisamente diversi, l’opposizione e in particolare il senatore dei Ds, Giovanni Battafarano, che dice: «Il trasferimento del ramo di azienda, lo staff leasing e la precarizzazione dei rapporti di lavoro sono i punti della delega che accolgono in modo sbagliato l’esigenza di flessibilità delle imprese comprimendo i diritti dei lavoratori». Quanto ai tempi, Sacconi ricorda che, anche a sessione di bilancio aperta, alla Camera «questo provvedimento potrà camminare in parallelo con la Finanziaria perché non ha oneri di spesa». Il ddl, comunque, dovrà certamente tornare in terza lettura in Senato sia perché sono prevedibili modifiche da parte dei deputati sia perché saranno ripresentati dal Governo gli emendamenti giudicati ieri inammissibili dalla Presidenza del Senato. A saltare, l’emendamento del Governo che rivede la norma sulla cessione di ramo d’azienda, in attuazione del Patto per l’Italia. La modifica chiarisce Sacconi «non è stata ammessa a votazione nell’Aula del Senato per le regole stringenti sull’ammissibilità degli emendamenti». La norma sarà ripresentata alla Camera. Falciate anche altre proposte di modifica. Tra queste, l’altro emendamento del Governo con la delega per la razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza e lavoro (che pure sarà ripresentato a Montecitorio) e quello che inseriva i consulenti del lavoro fra i soggetti abilitati ai servizi all’impiego. Per il sottosegretario al Welfare resta valido l’impegno al varo definitivo entro la fine dell’anno. «Fra l’altro – specifica – per quanto riguarda i decreti attuativi siamo quasi pronti. Anche perché Marco Biagi ci ha lasciati molto materiale». Il dibattito sul lavoro non infiamma, però, solo Palazzo Madama. A sollevare un nuovo tema di confronto nel centro sinistra è l’adesione allo sciopero proclamato dalla Cgil per il 18 ottobre. Per Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro e parlamentare della Margherita, si tratta «di una decisione molto delicata che la Margherita dovrà ponderare serenamente e con senso di responsabilità». Sulla stessa linea Franco Marini per il quale «la Cisl va sostenuta e non può essere lasciata sola».
            Serena Uccello