Al Nord il lavoro è un puzzle

17/01/2001

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Mercoledì 17 Gennaio 2001
italia – lavoro
Il caso Franco Tosi mette in evidenza la frammentazione del mercato e la ricerca di soluzioni differenti – Domani Letta a Milano.

Al Nord il lavoro è un puzzle.
Gli occupati del terziario avanzato crescono al Sud e calano nel Nord-Est che si rivolge ad altre aree

MILANO Non uno, ma tanti mercati del lavoro. Con questa situazione del Nord Italia il ministro dell’Industria, Enrico Letta, deve fare i conti nel tentativo di far incontrare la domanda di lavoro concentrata nelle regioni del Sud e l’offerta di posti che nel settentrione troppo spesso non trova una risposta. Il primo test è fissato per domani quando a Milano il ministro Letta incontrerà i rappresentanti della Franco Tosi e quelli del sindacato: in discussione la richiesta aziendale di trovare 1.500 lavoratori da assumere nei prossimi 4 anni a Legnano. Alla vigilia dell’incontro i metalmeccanici dettano le condizioni: bisogna dare priorità all’assunzione di disoccupati in loco, in caso di trasferimento le aziende devono sostenere le spese per la casa, ma serve anche un impegno delle imprese ad investire al Sud.

Il caso Franco Tosi ha evidenziato una situazione oramai diffusa al Nord dove da diversi mesi le imprese denunciano carenze di personale. Ma qui il quadro si complica. Proprio ieri la Cna di Torino ha fatto un appello ai giovani del Sud: servono tra i 10 e i 15mila operai specializzati e gli artigiani sono pronti a pagarli "a peso d’oro" (dal 3 ai 6 milioni netti al mese dicono). Le industrie della Lombardia, invece, sono a caccia di quadri (dai responsabili di produzione a tecnici di processo). E c’è chi, come gli industriali di Treviso, che non trovando sul posto sono pronti ad aprire centri di formazione al Sud. Insomma un mercato del lavoro all’insegna dell’ordine sparso.

Ma è la new economy a mettere in risalto un’altra contraddizione. Basti pensare che nell’ultimo anno (’99-2000), nel Mezzogiorno i lavoratori del terziario avanzato sono cresciuti del 15,6% contro un meno 2,5% del Nord-Est. Insomma, perde occupati, almeno in questo settore, una delle aree più ricche del Paese mentre scatta in avanti il Sud che sembra aver scoperto una vera e propria vocazione nelle nuove tecnologie. Dal ’97 fino al 2000, infatti, la crescita dell’occupazione nei settori del terziario avanzato è stata pressocchè nulla: uno 0% che testimonia come tutto il Triveneto, fortemente industrializzato, si sia già da tempo rivolto altrove acquisendo servizi nell’area lombarda che infatti continua a tenere un passo di crescita del 10 per cento. Ritmo sostenuto anche per il Mezzogiorno che, nello stesso periodo, ha sfornato un più 9,5% di lavoratori "new".