Al minimo fiducia e consumi

20/12/2002

            Venerdí 20 Dicembre 2002
                    CONGIUNTURA
            Al minimo fiducia e consumi

            L’Isae: a dicembre l’indice delle famiglie perde tre punti, mai così giù dal ’98
            Si fanno sentire i contraccolpi della crisi Fiat – Pil 2002 rivisto a +0,4% rispetto a una stima di +0,5%

            ROMA. La fiducia dei consumatori è in caduta libera. A dicembre è calata ancora, attestandosi al livello minimo degli ultimi cinque anni, per effetto
            delle preoccupazioni per l’occupazione (ai massimi dal ’96) e l’inflazione e anche perchè la crisi Fiat proietta le sue ombre sul morale delle famiglie e sulle aspettative a breve termine sull’economia italiana (livello più basso dal ’93), secondo l’ultima indagine mensile Isae condotta su un campione di 2mila intervistati.
            L’indice grezzo è calato a quota 104,5 da 107,5 di novembre; stessa variazione negativa per il destagionalizzato sceso a quota 106,7 (109,7 il
            mese scorso). Dalle risposte degli intervistati sulla propria situazione personale, inoltre, si desume che è in calo anche la convenienza immediata a fare acquisti di entità rilevante ma anche le possibilità di risparmio per 12 mesi, i consumatori valutano tuttavia in modo leggermente più favorevole
            del mese scorso la situazione del proprio bilancio familiare.
            Il «tonfo» della fiducia dei consumatori ha origine essenzialmente
            dalle notizie relative alla crisi della Fiat secondo la presidente dell’istituto di
            piazza Indipendenza, Fiorella Kostoris. «I consumatori — ha spiegato ieri— sono molto pessimisti soprattutto sulla situazione generale dell’Italia e questo è dovuto alle notizie sulla Fiat».
            Secondo la presidente dell’Isae, comunque, «il problema della caduta di fiducia esiste un po’ dappertutto, ma l’Italia è esasperata da questo grande evento». I dati di ieri hanno comunque indotto l’Istituto a ritoccare leggermente al ribasso le proprie previsioni per l’anno in corso.
            Così, ha spiegato ancora Kostoris nel 2002, con molta probabilità,
            la crescita del Pil si attesterà intorno allo 0,4% (0,5% la stima
            precedente), mentre il rapporto deficit/pil «dovrebbe fermarsi al
            2,2%».In ogni caso, sottolinea la Kostoris, il Pil italiano «resta sempre tra i primi grandi sette del mondo, anche se c’è stato un avanzamento molto forte della Cina, che però ha le dimensioni di un continente.
            Noi abbiamo più problemi di tipo qualitativo, come per esempio l’istruzione». L’inflazione media quest’anno dovrebbe essere intorno al 2,5 per cento. Quanto al deficit pubblico, la presidente dell’Isae ritiene che si manterrà sulla media del 2,2% del Pil, uguale a quello dell’anno
            scorso e inferiore a quello di nostri Paesi partner come Francia e Germania.
            Secondo il ministro delle Attività produttive, l’umor nero dei consumatori non va enfatizzato: «Siamo — ha spiegato Antonio Marzano — in una fase di ciclo rallentato ed è naturale che ci sia un diverso clima di fiducia in una
            fase negativa. Però, il governo è impegnato a trarre vantaggio anche da questo rallentamento».
            Il momento negativo dell’economia «è anche l’occasione di rafforzare i muscoli e le ossa del sistema produttivo» ha affermato il ministro. «È l’occasione per correggere errori che nelle fasi espansive del ciclo
            vengono coperti o comunque nascosti dal fatto che tutto va bene.
            Durante le fasi di rallentamento vengono fuori, un po’ come i ciottoli con la bassa marea. Se si coglie questa occasione — ha concluso — allora
            se ne esce, e prevedo che la ripresa ci sarà verso settembre dell’anno prossimo, rafforzati».
            L’allargamento Ue. Ma ieri l’Isae ha presentato anche il secondo Rapporto sullo stato dell’Unione europea, dal quale, come ha detto il Ragioniere generale dello Stato Vittorio Grilli si può desumere che
            i «pericoli» che deriveranno all’Italia dall’allargamento a 25 Paesi Ue «non sono drammatici, ma bisogna esserne coscienti, facendo i conti con la
            nostra realtà economica». Dal canto suo nel dibattito il vicepresidente
            della Convenzione europea, Giuliano Amato, ha sottolineato che è opportuno valorizzare una «competenza complementare» della Ue per
            la definizione dei requisiti minimi necessari in materia di lavoro e standard sociali, in modo da «fissare i cardini del modello sociale europeo».

            ROSSELLA BOCCIARELLI