Al lavoro 246 milioni di minori

12/06/2003






giovedì 12 giu7gno 2003

Allarme per il traffico di organi umani a danno dei più giovani. «Asia e Africa zone a rischio»

Al lavoro 246 milioni di minori

Dossier dell’Onu: quasi un terzo ha meno di dieci anni, molti sono schiavi

      ROMA – Le cifre sono agghiaccianti e non accennano a diminuire nonostante gli appelli internazionali. In tutto il mondo 246 milioni bambini sono costretti a lavorare, di questi 73 milioni hanno meno di dieci anni, quasi nove milioni sono caduti nella trappola della schiavitù, della prostituzione, della pornografia. Infine il dato più estremo, inquietante, devastante: sono 1,2 milioni i bambini vittime del traffico di esseri umani. E’ come se ogni anno, nel mondo, sparisse una città come Milano abitata solo da bambini. Nelle mani di trafficanti di organi umani, di medici compiacenti, in adozioni misteriose e comunque sotto «l’uso della forza e della coercizione», reclutati in lavori illegali. Piccoli esseri umani usati come merce, che perdono ogni diritto, ogni affetto e spesso la vita. Con questi numeri, oggi si celebra per il secondo anno consecutivo, la giornata mondiale contro il lavoro minorile voluta dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil, una agenzia dell’Onu con sede a Ginevra), e dedicata proprio alla piaga del «traffico di minori».
      Da tempo l’Oil combatte il traffico di bambini considerato dal diritto internazionale come uno dei peggiori crimini dell’umanità. Per il cileno Juan Somavia, direttore di Oil, il maggior nemico «è la mancanza di strutture scolastiche» e oggi rinnoverà al mondo dei potenti un nuovo appello perché «i governi e le parti sociali si impegnino di più».
      Secondo il rapporto dell’agenzia dell’Onu quasi tutti i Paesi del mondo sono colpiti da questo fenomeno, sia come nazione di transito o di destinazione. Il traffico assume dimensioni particolarmente odiose nell’Asia del Sud e del Sud Est, nell’Africa centrale e occidentale, in paesi come Argentina, Brasile, Uruguay, Albania e Ucraina. In molti casi questo traffico avviene alla luce del sole, nella comunità stessa dove vive il bambino. «Vengono considerate trafficanti – si legge nel rapporto Oil – tutte le persone che partecipano a questo processo nel ruolo di reclutatori, intermediari, fornitori di documenti, trasportatori, funzionari corrotti, imprenditori e fornitori di servizi».
      Una lunga catena che cresce e prospera all’ombra della miseria, e dell’assenza di regole e di scrupoli morali. «Questo traffico – ammonisce Somavia – è una offesa alla dignità umana ma noi possiamo mettere fine a questa barbarie se lavoriamo insieme, se mobilitiamo governi, imprenditori, sindacati, giornali e televisioni».
Roberto Bagnoli