Al congresso Cgil il giorno dei fischi

06/05/2010

DAL NOSTRO INVIATO
RIMINI – Fischi. Non da stadio, ma comunque fischi. Per la prima volta una parte dei delegati della Cgil contesta gli ospiti al suo congresso. Nell´ordine: il sottosegretario Gianni Letta, il ministro Maurizio Sacconi (in particolare), la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la governatrice del Lazio, Renata Polverini. Ma anche i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni (quasi un boato contro di lui) e Luigi Angeletti. Non era accaduto nemmeno dopo la spaccatura sindacale sulla scala mobile nel 1984.
Quella di Guglielmo Epifani doveva essere non solo la sua ultima relazione a un congresso (se ne andrà a settembre per lasciare il posto quasi certamente a Susanna Camusso) ma anche segnare un´apertura nei confronti almeno degli industriali e gli altri due sindacati per riprendere le fila di un´azione comune. Alla fine, al Palacongressi di Rimini, con tutti i leader della sinistra politica schierati in prima fila, da Pier Luigi Bersani all´applauditissimo e fotografato Nichi Vendola, è prevalsa una distonia tra il vertice della Cgil e una minoranza della base.
Epifani ha lanciato il suo piano triennale per affrontare l´emergenza occupazione che ha già falcidiato un milione di posti di lavoro, ha chiesto 400 mila assunzioni nel pubblico impiego in cambio di un sostanziale blocco degli aumenti contrattuali, ha detto che non esclude lo sciopero per difendere le tutele dei lavoratori e anche che la Cgil sarà al tavolo della verifica sul modello contrattuale, ma ha dovuto dedicare parte del suo pomeriggio a ricucire per quanto possibile le relazioni diplomatiche con la Cisl e la Uil. Ha chiamato al telefono Bonanni e Angeletti. Ma Bonanni pare abbia replicato con durezza a Epifani: «Questi fischi sono un tuo problema. Un autogol per una linea di opposizione politica e non sindacale. D´altra parte l´ovazione a Vendola sta lì a dimostrarlo». Commento del ministro Sacconi: «E´ una strana Cgil che osanna un vecchio democristiano come Scalfaro e fischia di segretari di Cisl e Uil». Tensioni sindacali proprio in una fase in cui declina dovunque la forza delle stesse organizzazioni dei lavoratori. Lo dice Epifani:«Il sindacato italiano nel suo complesso è destinato a perdere ruolo e funzioni generale, a ritornare al clima degli anni del dopoguerra e della contrapposizione». C´è la prospettiva di una deriva. Da qui l´invito, rivolto innanzitutto alla sua Cgil, di provare a interrompere «le lacerazioni». Ma non sarà facile anche perché Epifani ha ripetuto con nettezza le critiche agli altri sindacati e rivendicato con orgoglio la «lealtà e la coerenza» della Cgil. Il «piano per il lavoro» è la sua proposta, alternativa al «galleggiamento» del governo, per uscire dalla crisi. Per realizzarlo servono sgravi fiscali per chi investe in ricerca e innovazione, un allentamento del patto di stabilità interno, 400 mila assunzioni nel pubblico impiego. Un piano bocciato in diretta dal governo: «La via greca al socialismo», secondo Sacconi.