Al call center o a far pulizie 26 mila precari usa e getta

04/05/2011

Firenze – QUASI 26mila assunti nel 2010 per 55mila missioni, come vengono chiamati nel settore i contratti temporanei. Nonostante i disoccupati in Toscana siano ancora più di 100mila, la cassa integrazione sia aumentata del 6,65% nel primo trimestre del 2011 rispetto all`anno scorso e l`occupazione sia destinata a crescere solo dello 0,5% all`anno, il lavoro interinale cresce a ritmipiùsostenuti. Dopo unperiodo di rallentamento, è ripartito anche in regione, dove nel 2009 si registravano 23mila lavoratori e 44mila missioni. La richiesta aumenta da parte delle aziende, anche se si tratta di contratti relativamente brevi.
Secondo i dati di Assolavoro, l`associazione delle agenzie per il lavoro, i 26mila assunti equivalgono a 10mila dipendenti a tempo pieno. In parole povere servono 2,6 precari per fare un indeterminato.
Se qualcuno viene preso per periodi e orari lunghi, come otto ore al giorno per sei o dodici mesi,
vuol dire che altri rimangono solo per pochi giorni o svolgono attività per poche ore alla settimana. Non a caso aumentano i lavoratori del 10%, male missioni schizzano a +25%. Più impiegati, ma ancora più precari. E i settori di più successo restano l`informatica ci servizi perleimprese, come i cali center o le pulizie 13.524 missioni), alberghi e ristoranti (7.071) e le concerie (4.206).
L`aumento dei numeri non vuol dire che i disoccupati che si rivolgano alle agenzie interinali ottengano facilmente un`occupazione. I dati del 2007 (gli ultimi disponibili) dicono che su5,7 milioni di curricua arrivati in tutta Italia, solo 600mila persone hanno trovato un impiego, anche momentaneo. C`è da dire che qualcuno potrebbe aver contattato più agenzie, perché la via crucis delle filiali è un percorso obbligato per chi ha bisogno di lavorare. Anche noi abbiamo provato a farla. Quasi due mesi fa, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile, siamo andatiin cinque sedidialtrettante sigle, portando un curriculumvitae da giovane laureato, ma con esperienze lavorative. Età 25 anni, laurea triennale e specialistica in comunicazione, indirizzata al marketing. Un passato in una società di organizzazioni di eventi, con compiti di ricercare sponsor e finanziatori, in un`azienda che si occupa di creazione e gestione di siti intemet, ma anche come cameriere serale, per arrotondare. Insomma, avevamo selezionato i settori più richiesti: commerciale, informatica, ristorazione. Ogni volta abbiamo compilato il foglio di iscrizioni, riportando esperienze e interessi. Preferenze: settore dicomunicazione e marketing, ma aperto a tutte le occasioni di lavoro senza troppi pregiudizi, specialmente se sono formative. Mentre scrivevamo, abbiamo assistito agli sfoghi delle addette al front office: «Questa qua ha chiamato anche oggi, dice che l`aziendanonleha dato i buoni pasto chele spettano e che si è rivolta ai sindacati». «Che noia – risponde l`altra – dille che non possiamo fare niente. Però pensiamoci prima di darle un altro contratto».
Giorno dopo giorno passavano i colloqui: i selezionatori iniziavano dando del tu e leggendo le esperienze: «Sapresti sostenere un colloquio in inglese?», «Perché hai lasciato quel lavoro?», «Sei disponibile a fare il venditore?», «Accetteresti dei periodi di formazione o uno stagein azienda?». Pagato? «Dipende». Solo una volta ha vinto l`onestà: «Mi sa che con questo curriculum aFirenzetrovi poco, dovresti andare a Milano». Per concludere arriva la fatidica frase: «Ora confrontiamo le offerte con il tuo profilo, se troviamo qualcosa che potrebbe interessarti ti chiamiamo». Ma il telefono non ha mai squillato.