Aiuti alla maternità, Italia in coda

30/04/2004



 

 
 
 
ItaliaOggi Focus
Numero 102, pag. 4 del 29/4/2004
Autore: di Loredana Caponio
 
Aiuti alla maternità, Italia in coda
 
Da un’indagine Eurispes emerge che il bel paese è negli ultimi posti all’interno dell’Ue.
Soltanto lo 0,9% del pil è dedicato alle politiche familiari
 
Maglia nera per l’Italia che dedica solo lo 0,9% della ricchezza nazionale alle politiche familiari. In uno scenario europeo in cui solo la Spagna è ultima (investe infatti solo lo 0,4% del pil), il tasso di natalità si abbassa sempre più. L’invecchiamento della popolazione, causato dal crollo del tasso di fecondità che si è verificato già a partire dalla metà degli anni 70, ha anche conseguenze sul mercato del lavoro e rappresenta una grave ipoteca sul futuro. Da un’indagine sulle famiglie italiane, realizzata da Eurispes per Donne europee-Federcasalinghe, emerge che l’Italia dedica solo lo 0,9% della ricchezza nazionale alle politiche familiari. Gli altri paesi europei investono molto di più per la famiglia, a partire dal Portogallo e dai Paesi Bassi che destinano l’1,2% del loro pil alle politiche familiari. Seguono: l’Irlanda 1,9%, la Grecia 2,1%, Regno Unito 2,4%, Belgio 2,6%, Austria 2,9%, Francia e Germania 3%, Lussemburgo e Finlandia 3,4%, Svezia 3,5% e Danimarca 3,8%. L’Italia si colloca, insieme alla Spagna, all’ultimo posto della graduatoria relativa al tasso di fecondità, con appena 1,2 bambini per donna, e al penultimo per spesa pubblica per la famiglia in percentuale del pil: appena lo 0,9% contro una media comunitaria del 2,3%. Vi è grande difficoltà per le famiglie italiane a concepire figli (il tasso di fecondità medio per la donna italiana è pari all’1,2%: il più basso d’Europa) a causa degli scogli economici e della latitanza delle politiche a sostegno della famiglia. La Francia invece spendendo il 3% del pil della politica familiare, pari a 80 miliardi di euro, può permettersi il più elevato tasso di fecondità, con 1,9 bambini per donna.

Uno dei principali strumenti a sostegno della famiglia è di natura fiscale. Infatti, il sistema fiscale italiano prevede diverse misure di detrazioni Irpef per familiari a carico, in relazione al reddito del contribuente e al numero dei figli. I familiari sono considerati a carico solo se il loro reddito complessivo è inferiore ai 2.850,41 euro, i sussidi monetari, attualmente in vigore a sostegno delle famiglie, appaiono del tutto inadeguati al mantenimento della prole: l’arrivo del primo figlio comporta mediamente una diminuzione del reddito a disposizione tra il 18% e il 45% ed è una spesa aggiuntiva compresa tra i 500 e gli 800 euro mensili, variabili in relazione all’età e alla collocazione geografica.

D’altronde, il contribuente usufruisce di una detrazione sull’imposta lorda dovuta di 258,08 euro per ogni figlio a carico. Nel caso in cui il reddito complessivo non superi i 51.645,69 euro, l’importo detraibile sale a 303,68 euro per il primo figlio e a 336,73 per i figli successivi al primo. La normativa prevede inoltre un incremento della detrazione a 516,46 euro per ogni figlio a carico, per i nuclei familiari con le seguenti caratteristiche:

- un figlio a carico e un reddito complessivo inferiore ai 36.151,98 euro;

- due figli a carico e un reddito complessivo inferiore ai 41.316,55 euro;

- tre figli a carico e un reddito complessivo inferiore ai 46.481,12 euro.

La politica a sostegno della famiglia in Italia quindi presenta diverse lacune: i servizi privati coprono oltre un quinto dell’offerta complessiva, solo 604 asili su 3.008 sono infatti di tipo privato. In alcune regioni e province autonome, l’incidenza del privato sul complesso degli asili nido è rilevante, come per esempio nella provincia autonoma di Bolzano (43,7%), in Veneto (52,2%), Campania (52,9%) e Calabria (45%). La carenza di strutture pubbliche può essere solo parzialmente compensata dalla presenza di asili nido privati. L’alto costo dei servizi di tipo privato impedisce infatti di considerarli una valida alternativa. Inoltre, anche nei territori caratterizzati da una maggiore presenza di servizi privati, è molto elevata la percentuale di domande di iscrizione agli asili nido, pubblici e privati, che restano non accolte. Le maggiori carenze si riscontrano in Trentino-Alto Adige, Liguria e in Valle d’Aosta. Il tasso di copertura degli asili nido è inferiore alla media anche in Veneto (dove la percentuale di domande accolte è pari al 58,5%), Friuli-Venezia Giulia (62,2%), Lazio (63,5%), Toscana (65,1%) e Sardegna (66,3%).

i comportamenti adottati dagli altri paesi

La carenza di strutture pubbliche per l’infanzia ha spinto molti paesi a organizzare la creazione di servizi innovativi e a diversificare le forme di cura. In Germania, dove gli asili nido scarseggiano e in alcuni L?nder non sono nemmeno previsti come istituzione pubblica, è diffusa la Tagesmutter (mamma a giornata), che oltre a prendersi cura dei propri figli, si occupa anche di altri bambini (fino a un massimo di tre). Si tratta di un servizio del tutto privato che offre flessibilità di orari e costi ragionevoli: 1,5 euro all’ora per 40 ore settimanali o 1,7 euro per 20 ore settimanali. Alcuni L?nder sostengono finanziaramente il ricorso alla mamma a giornata per le famiglie a basso reddito.

Anche in Italia si assiste alla sperimentazione di servizi innovativi di cura. Si tratta ancora di timide esperienze, sostenute a livello locale Oltre alle Tagesmutter, diffuse anche in alcune regioni di lingua tedesca, come in Austria, Svizzera, e in Trentino-Alto adige, sono stati creati nidi condominiali chiamati Pge (Piccoli gruppi educativi).

Il comune di Milano sta adottando invece la sperimentazione di nidi familiari, ovvero di case private dove piccoli gruppi di bambini verranno istruiti da un educatore selezionato. I nidi familiari sono sostenuti finanziaramente anche dal comune, tramite un contributo di 250 euro mensili per ogni tipo di bambino.

Il modello francese

Lo stato francese vanta una politica di sostegno alla famiglia che non ha eguali in Europa. Le prestazioni a sostegno della famiglia, nell’ambito delle quali le coppie sposate o conviventi godono degli stessi diritti, presentano un elevato grado di articolazione. Il perno della politica familiare francese è costituito dal sistema fiscale che, prevedendo la divisione dell’imponibile per il numero dei componenti, agevola le famiglie numerose.

Gli sgravi fiscali sono validi per i figli minorenni o fino a 25 anni di età se studenti, a condizione che abitino in famiglia. È prevista infatti la possibilità di detrarre dall’imposta un importo variabile dai 150 ai 200 euro per ogni figlio che studia. Lo stato inoltre prevede sussidi per l’alloggio e assegni familiari, inversamente proporzionali al reddito, per ogni figlio di età inferiore agli 11 anni.

L’impegno della Francia a sostegno della famiglia che comprende anche altre agevolazioni sotto forma di aiuti diretti o indiretti ha compiuto un ulteriore salto di qualità grazie a una nuova serie di misure cumulabili con altri sussidi e destinati al 90% dei nuclei familiari, esclusi quelli a più alto reddito. Il pacchetto di misure denominato ´Prestazione di accoglienza del bambino piccolo’ (Paje) interesserà i bambini nati a partire dal 1° aprile 2004 e comporterà una spesa pubblica di 1 miliardo e 200 milioni di euro nell’arco dei prossimi tre anni.

Le soluzioni

Il modello di famiglia appare quindi completamente trasformato, i cambiamenti intervenuti nei rapporti di coppia hanno ampliato il raggio di azione delle politiche familiari.

Per sostenere la natalità bisogna non solo rimuovere ostacoli di natura economica e rispondere alla crescente richiesta di adeguate strutture abitative, ma bisogna anche ampliare lo spettro degli interventi a favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, attraverso un organico e articolato sistema di strumenti.

Risulta necessario uno sviluppo di servizi per l’infanzia adottando politiche del lavoro che vadano incontro alle giovani donne lavoratrici. Inoltre, il sostegno alla famiglia, agli anziani e alla natalità costituiscono obiettivi fondamentali per risolvere il problema in Italia.

Assegni per figli minori, assegni alla nascita, forme di reddito minimo garantito sono strumenti necessari a garantire il sostegno del costo del mantenimento dei figli anche per le famiglie non coperte dai principali strumenti utilizzati in Italia, ma vanno integrati con il potenziamento dei servizi all’infanzia (come, per esempio, il rafforzamento della rete di asili nido, aziendali e condominiali).

La sempre più incalzante presenza di ultracinquantenni in Italia richiede inoltre consistenti trasferimenti monetari alle famiglie con anziani non autosufficienti, ma anche l’incremento di interventi di assistenza domiciliare. (riproduzione riservata)