Aiutare i più poveri con la social card? «Una buona idea ma non c’è un euro»

23/02/2011

Buona l’idea, ma non ci sono i soldi. Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, liquida la proposta delle Acli di estendere la social card a tutte le famiglie che vivono in condizione di «povertà assoluta», che secondo l’Istat sono 1,3 milioni. Nel giorno dell’approdo alla Camera del decreto Milleproroghe, il maxiprovvedimento che contiene anche il ripristino della carta acquisti come già la conosciamo (per le famiglie povere con over 65 o bimbi sotto i tre anni), le Associazioni cristiane dei lavoratori presentano un piano triennale in soccorso dei meno abbienti. In sintesi, una nuova social card: si tratta di un mix di aiuti economici e di servizi da estendere, entro il 2013, agli oltre tre milioni di italiani e agli stranieri residenti in Italia in stato di semi indigenza. Il piano prevede che la carta, inventata nel 2008 da Tremonti per far fare la spesa agli anziani in difficoltà, passi dagli attuali 40 euro mensili a una media di129euro; che la possibilità di farne uso vari a seconda del costo della vita della città di residenza e che i Comuni elaborino un «Pia», progetto d’inserimento individualizzato, che oltre ai servizi alla persona includa un percorso di inserimento lavorativo. Il tutto per oltre due miliardi di euro: «Una goccia nel mare rispetto alla spesa pubblica per il Welfare – sostiene l’Associazione presieduta da Andrea Olivero. Quella delle Acli è una proposta valida, ma l’introduzione di diritti soggettivi è «un lusso che di questi tempi è difficile permetterci», replica Sacconi. Il governo al massimo riuscirà a finanziare la vecchia social card. Una soluzione che «ancora una volta non risolverà alcun problema – attacca Carla Cantone, segretario generale dello Spi-Cgil – al contrario continuerà ad umiliare i pochi beneficiari, costretti a percepire come un favore ciò che invece è un loro diritto: un reddito per vivere in dignità e un’assistenza sanitaria degna di un paese civile». Secondo la sindacalista, «il “governo del fare” finge di non vedere l’ulteriore aumento della povertà, la mancata tutela dei redditi da pensione» e, inoltre, «cancella il Fondo nazionale per la “non autosufficienza” ». Dai calcoli dello Spi, oltre il 65% dei pensionati vive con meno di 750 euro al mese. A questi, «l’unica risposta che il governo sa dare è un po’ di carità».