Aiazzone, indagati per truffa i furbetti del comodino

15/03/2011


I CLIENTI PAGANO MA GLI ORDINI NON ARRIVANO: LA PROCURA DI TORINO LAVORA SUL MOBILIFICIO. A RISCHIO CENTINAIA DI POSTI

Qualcuno li ha già ribattezzati "i furbetti del comodino". Definizione meritata, dal momento che i protagonisti di questa vicenda si inseriscono a pieno titolo nella tradizione italica del capitalismo senza soldi, già appannaggio di altri "furbetti". Come sempre, il risultato è una colossale truffa ai danni dei consumatori e dei lavoratori. Parliamo della vicenda del mobilificio Aiazzone (celebre grazie al "provare per credere", fortunato slogan televisivo dei primi anni `80) sulla quale la Procura di Torino, dopo mesi di rumors, ha ufficialmente aperto un`inchiesta per truffa. LO STORICO marchio del mobilificio biellese è stato acquisito nel 2008 dal gruppo B&S, iniziali di Renato Semeraro
e Gianmauro Borsano. Quest`ultimo è stato presidente del Torino Calcio dal 1989 al 1994 (direttore generale Luciano Moggi), l`ultimo periodo di gloria sportiva della società granata, che però dalla sciagurata gestione Borsano non si è mai più risollevata (fu lui, nel 1992, a cedere Gianluigi Lentini al Milan, trasferimento per il quale sono finiti a processo anche Silvio Berlusconi e Adriano Galliani). Pupillo di Bettino Craxi, Borsano fu eletto parlamentare del Psi nell`aprile 1992 con 36 mila preferenze, ottenute soprattutto grazie alla trionfale vittoria nel derby contro la Juventus proprio la domenica delle elezioni. L`ascesa a Montecitorio, però, non lo salvò dai guai giudiziari seguiti al tracollo delle sue società (per salvare le quali prosciugò le casse del Torino Calcio): nel 1998 Borsano è stato condannato invia definitiva a 2 anni e 9 mesi (scontati con un affidamento ai servizi sociali) per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e appropriazione indebita. Nel luglio 2001 è stato poi arrestato su ordine della Procura di Asti per una faccenda di evasione fiscale, per la quale ha patteggiato un anno e otto mesi (coperti da indulto) nel 2008. Un curriculum di tutto rispetto, che non ha di certo ostacolato G&S nella ricerca di credito – pare ltre 200 milioni – da parte delle banche per la nuova avventura imprenditoriale di Borsano. Forse – dicono i maligni grazie ai buoni uffici del presidente del cda di B&S Giampiero Palenzona, fratello maggiore del più noto Fabrizio, vicepresidente di Unicredit. Nel 2009 Borsano, Semeraro e Palenzona acquisiscono anche la catena "Emmelunga", arrivando a gestire un piccolo impero da 43 negozi e quasi 900 dipendenti in tutta Italia. L`AD DEL GRUPPO Giovanni Borsano (figlio di Gianmauro) magnifica di "rebrandizzazione" dei prodotti e di rivisitazione del "layout" dei punti vedita, mentre Renato Semeraro torna salla grande in tv sulle orme di Guido Angeli. Dura pochi mesi: Aiazzone sospende quasi subito i pagamenti ai fornitori, la merce non arriva più nei negozi e centinaia di consumatori, che avevano acquistato mobili pagando caparre e accedendo a finanziamenti ad hoc, rimangono con le stanze vuote.
La G&S corre ai ripari e nell`agosto 2010 cede le attività in comodato alla torinese Panmedia di Giuseppe Gallo.
Uno strano passaggio di consegne (che ricorda tanto quello del Torino Calcio all`oscuro notaio Goveani del febbraio 1994), non solo perché Panmedia è una società di comunicazione (la preferita per la campagne elettorali del Pdl torinese), ma anche per l`esiguo capitale sociale di appena 1,5 milioni di curo: "Tutto è avvenuto in due settimane – racconta Sabina Bigazzi della Filcams Cgil – senza approfondimenti né due diligence". Gallo promette ai lavoratori un rilancio in grande stile, nuovi soci (uno è Giovanni Semeraro, soltanto omonimo di Renato, secondo L`Espresso personaggio in buoni rapporti d`affari con Lele Mora) che però si dileguano. La situazione, oggi, è drammatica: "Ci sono centinaia di lavoratori – ancora Sabina Bigazzi – che non vedono lo stipendio da novembre e che, per di più, sono oggetto delle ire dei consumatori truffati. Abbiamo chiesto al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l`apertura di un tavolo". La B&S è in attesa della concessione del concordato preventivo ma – come già accaduto alla "costola" Holding Arredamento Spa rischia il fallimento. E degli utili realizzati grazie all a vendita di mobili, ovviamente, non c`è traccia.