Aiazzone, il mobile che fa crac

19/04/2011

Ottanta dipendenti senza stipendio da mesi. Clienti senza merce, già pagata

SESTO – Ottanta lavoratori a casa, senza lavoro, con sette mesi di arretrati che mancano e, almeno per ora, senza neppure la cassa integrazione. E` la sorte dei dipendenti fiorentini del celebre marchio Aiazzone, travolti da una vicenda dai tratti grotteschi. Si tratta dei dipendenti di quattro diversi stabilimenti: i punti vendita di Sesto
Fiorentino, Figline Valdarno e Empoli, e il centro direzionale di Barberino di Mugello. La storia di Aiazzone a Firenze inizia due anni fa, quando il mobilificio più noto d`Italia rileva uno storico marchio del territorio, l`Emmelunga. A capo della nuova cordata, c`è la B&S che sta per Gian Mauro Borsano, già deputato socialista ed ex presidente del Torino Calcio, e Renato Semeraro, quello dello slogan «la crisi la paghiamo no ». Nel corso del 2o1o vengono avviate numerose ristrutturazioni che trasformano l`azienda in uno spezzatino di sigle, alcune delle quali misteriose
persino per gli stessi dipendenti: Panmedia, Holding dell`Arredo, Mi e M2, sono i nomi. Malgrado la crisi, le vendite tuttavia reggono e i clienti continuano a riempire gli show room. Lo scorso autunno però le buste paga iniziano
ad arrivare in ritardo, i clienti lamentano la mancata consegna della merce e molti fornitori smettono di lavorare a credito. E` l`inizio della voragine. A novembre i dipendenti smettono di ricevere gli stipendi. Il 6 dicembre B&S chiede la cassa integrazione per i propri dipendenti, ufficialmente per una ristrutturazione aziendale. Ma ai lavoratori arriverà soltanto una mensilità, perché lo scorso 28 marzo la magistratura dichiara che quella ristrutturazione è un bluff e arresta Borsano e Semeraro, assieme a un folto gruppo di faccendieri: la Procura di Roma li accusa di bancarotta fraudolenta, per aver svuotato i beni da società indebitate con il fisco e per aver trasferito i soldi in Bulgaria. Il 5 gennaio 2011 intanto fallisce anche la Holding dell`Arredo. Ma qualche lavoratore, senza neppure sapere per quale marchio, continua a lavorare fino a marzo. «Ora la situazione è migliorata – spiega Chiara Liberati di Cgil – per quelli della Holding abbiamo ottenuto la cassa integrazione che arriverà al massimo tra un mese e mezzo. Ma stiamo cercando di farla avere a tutti i dipendenti del gruppo Aiazzone». Ora 11 mila clienti in tutta Italia, più di cento nella sola provincia di Firenze, reclamano la merce già pagata che non hanno mai ricevuto o che hanno ricevuto solo in parte. Ma a uscirne con le ossa rotte sono soprattutto i lavoratori. «La situazione è devastante – spiega la barberinese Karima, 29 anni – il mio stipendio era quello che teneva in piedi la mia famiglia; ora non ho in mano neppure le buste paga e senza quelle non posso neanche chiedere un prestito o fare la dichiarazione dei redditi». «Ho passato due anni d`inferno – le fa eco Sandra, una pratese che lavorava a Barberino – da responsabile del reparto informatico mi avevano declassata a centralinista del call center. Lo hanno fatto con tanti per convincerli ad andarsene. Io ho resistito ma ora mi ritrovo con un pugno di mosche in mano». «Il futuro non riesco a immaginarlo, sono mesi che non percepiamo stipendio dice Elvio, anche lui dipendente dello show room di Sesto avevo chiamato la segreteria dell`assessore regionale all`Welfare (Salvatore Allocca, ndr), non per chiedere elemosine, ma per farci aiutare in questa vertenza. Come risultato, nessuno ci ha contattato, ma non mi stupisco dell`assenza delle istituzioni».