Aiazzone, i commessi accusano “Costretti a ingannare i clienti”

13/04/2011

Torino – SIAMO contenti che siamo finiti tutti in galera, ci hanno rovinato lavita. Ci obbligavano a vendere i mobili anche se sapevamo che non sarebbero mai stati consegnati: è stato un incubo»: si sono sfogati ieri, per la prima volta, i dipendenti che per conto di Panmedia, B&S, e Holding dell`Arredamento, vendevano tavoli, divani, cucine
e camere da letto nei mobilifici di Aiazzone ed Emmelunga. Erano una decina e hanno aspettato al Palagiustizia l`esito della prima udienza per il fallimento di Panmedia, la società di Giuseppe Gallo che aveva rilevato i mobilifici da Gian Mauro Borsano e Renato Semeraro: «Eravamo mobbizzati, costretti a lavorare al freddo, vendevamo promesse allagente, e tutti conoscevano la situazione: i mobili scarseggiavano già da aprile. Non ci hanno versato sei stipendi: abbiamo dato le dimissioni, e molti di noi non hanno nemmeno più trovato un lavoro» hanno spiegato.
Intanto al terzo piano, il giudice ittoria Nosengo ascoltava le richieste degli avvocati: da una parte Ettore Gliozzi (che assiste una quarantina di dipendenti), assieme a Carlo Pignata ed Enrico Scotta per i creditori, hanno chiesto il fallimento della società, affiancati dal pm Vincenzo Pacileo: «Il passivo di Panmedia è di 56 milioni di euro, impossibile risanare la società». I legali di Gallo hanno invece tentato di salvare il salvabile, invocando la via dell`amministrazione
straordinaria: «L`attivo è di 42 milioni di euro, e ora ci sono 350 dipendenti» sono state le motivazioni. «Ma ci
sarebbero solo 6 milioni di euro in mobili» commenta l`avvocato Gliozzi. «E gli stabilimenti sono vuoti, non c`è più niente dentro» gli fanno eco gli ex dipendenti. Ora entro il 15 aprile i legali di Panmedia dovranno depositare lo stato patrimoniale, poi il giudice deciderà le sorti della società. IeriilMovimento Consumatori, che assiste decine di clienti
truffati, ha inviato una diffida alla finanziaria Fiditalia per ottenere la restituzione delle rate perimobili mai consegnati: «Ci sono tutti i presupposti per una class action, e questo è il primo passo» ha spiegato il presidente Alessandro
Mostaccio.