Ai riformisti piace una Cgil in salsa Pezzotta

07/07/2005
    giovedì 7 luglio 2005

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      SINDACALE. AL CONGRESSO CISL SI ATTENDE COSA DIRÀ OGGI EPIFANI

        Ai riformisti piace una Cgil in salsa Pezzotta

          È un filo che non si è mai spezzato, quello tra l’orso bergamasco e i riformisti della Cgil, anche nei momenti più difficili di questi anni che hanno registrato incomprensioni e liti vere, tra Cgil e Cisl. Ed è un filo che comincia a dare i suoi frutti. Uno dei capifila della filiera riformista, Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil, e Savino Pezzotta si sono parlati anche ieri sera al telefono. E oggi Megale definisce la sua relazione «bella e impregnata della passione del sindacalista, ma soprattutto una buona base per costruire le posizioni unitarie che servono al sindacato», pur riconoscendo che esistono, come ha detto Epifani commentando a caldo Pezzotta, «divergenze». Sì ma «ricomponibili», appunto. Insomma, l’aria che tira, nei rapporti interconfederali, indica il bel tempo. Oggi parlerà proprio il segretario della Cgil, al congresso cislino che si è aperto ieri, preceduto di poco, nella mattinata, dall’intervento del segretario della Uil Luigi Angeletti. L’unità sindacale sarà anche finita nel cassetto (e l’idea, ai riformisti della Cgil, non piace affatto, questo l’appunto che fanno a Pezzotta) ma il “pluralismo convergente” muove bene i suoi primi passi.

          Con la Uil l’intesa è più che buona, è ottima: Angeletti ha definito la relazione di Pezzotta «perfetta» riferendosi proprio alle politiche contrattuali. Certo, sulle politiche fiscali e in particolare sulla detassazione degli incrementi contrattuali, suo cavallo di battaglia, riscontra «divergenze» che non nasconderà, parlando oggi ai cislini, ma sul resto nulla da eccepire.

          La Cgil – epifaniani in testa – ci va molto più cauta, naturalmente ma chi, come la segretaria confederale Nicoletta Rocchi, s’è spesa in prima persona e con coraggio per aprire sul serio, dentro la segreteria, il dialogo sulla riforma degli assetti contrattuali, è soddisfatta: «Pezzotta ha parlato all’identità e all’orgoglio dei suoi ma ha anche ribadito un giudizio netto e severo sul governo, chiedendo che vada a casa. Nel comune giudizio sulla crisi economica e sulla necessità di rimettere in moto il paese si può e si deve parlare anche di riforma dei contratti. Una mediazione comune è possibile». Il problema è capire come e in che tempi, considerando anche le più che divergenti opinioni tra la Fiom, rigida nella sua indisponibilità ad aprire nuovi tavoli con Federmeccanica, e la Fim – la cui proposta di fare un “contratto ponte” per sbloccare una trattativa in pericoloso stallo Pezzotta ha appoggiato con forza nel suo discorso – per non dire dell’insofferenza della Uilm per la Fiom.

          Megale però la strada del dialogo, pur se accidentato, la vede tutta: «percorso unitario, consultazione tra i lavoratori, confronto con il governo che uscirà dalle urne». Stante che con quello attuale non si tratta, giudizio oggi condiviso anche dalla Cisl. Tutto bene, dunque? Nient’affatto, considerando che nuove tensioni tra Cgil e Cisl, specie sul fronte del rapporto con la politica, tra primarie dell’Unione, pezzi di Cgil (come la Funzione pubblica) che si schierano a favore della ricomposizione della sinistra alternativa filo-Prc e la Fiom che (Cremaschi e non solo) è ostile a ogni riforma dei contratti come a ogni idea di concertazione, sono alti. Pezzotta però ha parlato chiaro: o si trova una posizione comune, sui contratti, oppure andiamo avanti da soli, e ha indicato anche una data, settembre-ottobre, proponendo una «grande consultazione tra i lavoratori». Di tutto il sindacato o, appunto, della sola Cisl ma aperta a tutti. «L’ultimatum c’è ed è fastidioso – ribattono in Cgil gli epifaniani, che rinviano al documento votato dal loro Direttivo due settimane fa come base di partenza utile – ma vuol dire anche che una partita così delicata non si può decidere nelle segrete stanze di tre segretari». Persino Aldo Amoretti, presidente dell’Inca Cgil e altro riformista doc, frena gli entusiasmi: «Le cose dette da Pezzotta erano note, ora vediamo se davvero riusciremo anche noi a riaprire un vero confronto».

            Intanto, sempre ieri, il congresso Cisl ha dato via libera al terzo mandato per i segretari confederali e, a cascata, per le cariche più alte. La modifica allo statuto, proposta da Pezzotta e dall’attuale segreteria, è stata approvata a grande maggioranza, dal congresso: ha votato no in blocco solo la Fim con i suoi 32 delegati. In pratica, in realtà, almeno nell’immediato, non cambia nulla. Al limite dei due mandati si poteva, infatti, già derogare, ma in via eccezionale: una possibilità di proroga che avrebbe consentito comunque la conferma di Savino Pezzotta (che dovrà lasciare nel 2008 per limiti di età) e dei segretari confederali più vicini al raggiungimento della soglia (Pierpaolo Baretta, Raffaele Bonanni, Gigi Bonfanti e Giorgio Santini completeranno il loro secondo mandato nel 2006). Il segretario organizzativo Sergio Betti commenta così la modifica statutaria: «È giusto che il congresso l’abbia approvata a larghissima maggioranza ma in futuro dovrebbe essere rimossa anche per le federazioni territoriali» perché «occorre evitare che il consenso politico continui a essere condizionato da una norma burocratica». Il Congresso venerdì vedrà anche l’elezione del 50% del nuovo Consiglio generale (127 su 254 componenti), lasciando vacante per una decina di giorni il vertice confederale. Uno stand-by solo formale, in realtà. A testimonianza di un congresso realmente “unitario”, infatti, e dell’assenza di divergenze significative sulla linea, il dibattito si sta svolgendo tutto tra delegati: non sono previsti, cioè, interventi dal palco dei segretari confederali. Che stanno tutti con Pezzotta, al di là di alcuni fantasiosi retroscena, per lo più solo giornalistici.