Ai padroni piace triennale

01/06/2007
    venerdì 1 giugno 2007

    Pagina 9 – CAPITALE & LAVORO

      Ai padroni piace triennal

        Dopo l’accordo per i dipendenti pubblici, anche gli imprenditori privati chiedono un durata più lunga del contratto. I sindacati si spaccano: sì di Cisl e Uil

          Antonio Sciotto

            Dopo l’accordo del pubblico impiego, le imprese vanno all’attacco: anche noi vogliamo il contratto triennale. La richiesta viene dai presidenti di Federmeccanica e Confcommercio, Massimo Calearo e Carlo Sangalli, associazioni industriali che siedono a due tavoli aperti, quello dei meccanici e del commercio. «Non si può vivere sempre in contrattazione – spiega Calearo al Corriere della sera – Per stare sul mercato dobbiamo pensare agli ordini, alla produttività e alla competizione».

            Aprono decisamente Cisl e Uil: Raffaele Bonanni (Cisl) dice che «si possono trovare intese se c’è buon senso e responsabilità»; Luigi Angeletti (Uil) spiega che l’ipotesi del triennio «si può discutere, ma prima vanno chiusi i contratti aperti». Lo stesso ministro del Lavoro Cesare Damiano ieri tornava a sponsorizzare un «sano ritorno al passato: il triennio farebbe bene a imprese e lavoratori».

            I no, con diverse sfumature, vengono invece soprattutto dalla Cgil. «Non è oggetto dell’attuale confronto, con una piattaforma su cui hanno votato centinaia di migliaia di metalmeccanici – taglia corto Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom Cgil – Se si tenta di influenzare i tavoli aperti, siamo fuori strada. Il problema più generale sui modelli si potrà discutere al tavolo confederale, dove il sindacato arriverà con una sua proposta, e non riguarda certo solo la durata dei contratti». I meccanici chiedono 117 euro, più 30 per gli esclusi dal secondo livello.

            No anche dal segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi: «Il biennio si adottò nel luglio ’93, quando si abbandonarono triennio e scala mobile: se noi torniamo ad allungare la durata si indebolisce il livello di copertura del contratto nazionale. Se ci ridanno la scala mobile, allora il triennio va bene. Altrimenti, io passerei piuttosto a contrattare ogni anno, come si fa in Germania».

            Per il commercio – richiesta di aumento 78 euro – risponde a Sangalli il segretario generale Filcams, Ivano Corraini: «Il presidente di Confcommercio deve sapere che abbiamo presentato una piattaforma misurata sull’attuale modello di riferimento, e a quella deve dare risposte. Ogni altro discorso, il voler gettare sui tavoli un’intesa che riguarda il solo settore pubblico, per giunta sperimentale, non aiuta certo la discussione. Non possono essere i tavoli aperti a cambiare i modelli: i confronti si fanno al tavolo confederale».

            Più articolata la posizione di Franco Chiriaco, segretario generale Flai Cgil. I sindacati chiedono a Federalimentare un aumento di 125 euro: «Già un anno fa abbiamo fatto un convegno e raccolto le posizioni di tutti i segretari dell’industria in un libro, che ospita anche l’opinione di Bombassei: io porterei la contrattazione ogni 3 anni, ma non certo come semplice allungamento del sistema attuale, perché sarebbe solo regalare un anno in più alle imprese e allora direi no, mi terrei il biennio. Piuttosto, abbandonerei l’inflazione programmata e fisserei un ‘tasso negoziale’, cioè contrattato con le imprese, che si dovrebbe adeguare automaticamente ogni qualvolta si discosti dall’inflazione reale, all’interno di una certa barra di oscillazione, anch’essa negoziata. Ma ripeto: passerei al triennio solo a queste condizioni, e senza defiscalizzare secondo livello e straordinari, perché si indebolirebbe il contratto nazionale».