AGRIGENTO: CHIUSI NEL SUPERMERCATO CONTRO IL LICENZIAMENTO

10/10/2011

10 ottobre 2011

Agrigento: chiusi nel supermercato contro il licenziamento

Da venerdì scorso, 18 dipendenti del supermercato Gsb Interspar sono barricati all’interno del centro commerciale “ Le Rondini “ di Porto Empedocle (AG). Il proprietario, titolare di una catena di negozi a marchio Despar e Interspar su Agrigento e Siracusa, ha comunicato ai dipendenti di stilare l’inventario e consegnare le chiavi.
È in vista un cambio di gestione dell’attività, ma non solo per il punto vendita di Porto Empedocle, ma anche per quello di Cammarata , i tre di Agrigento città e quello di Augusta (SR), per un totale di 90 posti di lavoro.
Tutto ciò dopo il licenziamento di altri 70 lavoratori del Cedi e 20 della società Gestal (facente capo allo stesso imprenditore) che, nei mesi scorsi, ha chiuso i supermercati di Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro e Sciacca.
Da sabato mattina, promosso da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil è iniziato davanti la Prefettura di Agrigento un sit-in ad oltranza.
“Da diversi mesi” – dichiara Monica Genovese, segretaria generale Filcams Sicilia – “siamo impegnati in un estenuante braccio di ferro con le società che fanno capo all’imprenditore della distribuzione alimentare, Giuseppe Burgio. I lavoratori del gruppo, attraverso un gioco di scatole cinesi, sono transitati da una società all’altra – società appartenenti sempre a Burgio, accumulando diverse mensilità arretrate, mentre i lavoratori già licenziati tra Marzo a Maggio, non hanno percepito ancora le spettanze di fine rapporto.
“Per i lavoratori dei supermercati chiusi “ – prosegue Franco Castronovo, segretario generale della Filcams di Agrigento, che ha trascorso le notti dentro il supermercato di Porto Empedocle con i lavoratori – “ ad Agosto, era stato firmato un accordo sindacale di Cassa Integrazione in deroga, che l’Azienda ha deliberatamente accantonato. La situazione sta peggiorando, e abbiamo chiesto l’intervento del Prefetto per individuare soluzioni che garantiscano i posti di lavoro”.