Agostinelli rimosso, in Europa. Da Cofferati

26/05/2001



 
   
CGIL
Agostinelli rimosso, in Europa. Da Cofferati

MANUELA CARTOSIO

L’ estenuante Agostinelli story, iniziata due anni fa, è arrivata al capolinea. Nocciolo della storia, il diritto per un dirigente di spicco della Cgil – come il segretario lombardo – di stare nella maggioranza congressuale senza però appiattirsi sulla linea del capo, di sottrarsi alla gabbia degli schieramenti ingessati e a un malinteso principio di fedeltà. L’esito della storia dice che questo diritto oggi nella Cgil non può essere esercitato. L’aver trovato una soluzione morbida, condivisa dallo stesso Mario Agostinelli, nulla toglie alla durezza del fatto.
La soluzione è quella proposta ieri da Sergio Cofferati e accettata da Agostinelli e dal direttivo regionale. A giugno la Cgil creerà il Segretario per l’Europa, con sedi a Roma e a Bruxelles. Mario Agostinelli, figura da valorizzare per la sua riconosciuta sensibilità al tema dei diritti, ha detto Cofferati, "è il primo a cui propongo d’entrare in questo ufficio". Agostinelli resterà segretario generale della Cgil lombarda il tempo necessario – qualche mese – per eleggere il suo successore. Una commissione di otto saggi valuterà gli orientamenti delle strutture territoriali e di categoria sui nomi dei papabali. Della commissione farà parte anche Agostinelli. Un segnale per dire che il segretario uscente avrà formalmente un qualche ruolo nella scelta del successore. La segreteria regionale, oggi composta da otto membri, verrà ridotta; manterrà però al suo interno "gli attuali equilibri di componenti e di sesso". E’ una garanzia che Cofferati si è assunto personalmente. Equilibri modificabili, dopo l’estate, dal congresso.
L’ovvia precisazione suscita un’altrettanto ovvia domanda: perché "solo" per Agostinelli non è valsa la buona regola che a decidere sulla sua sorte fosse il congresso? Nella risposta c’è la chiave per decrittare una vicenda altrimenti oscura. L’attacco ad Agostinelli è stato portato proprio per impedirgli di fare il congresso da segretario della Cgil lombarda. Lo farà da membro del direttivo regionale e nazionale. E sarà tutta un’altra cosa.
Ieri al direttivo c’era grande ressa, come nell’arena quando ci si aspetta di veder correre il sangue. Cioè il voto di sfiducia, che ci sarebbe sicuramente stato se Agostinelli avesse respinto la proposta di Cofferati. All’ultimissimo minuto, Cofferati l’ha resa un po’ più palatabile e Agostinelli, pur mantenendo nella sua relazione introduttiva passaggi critici su una Cgil appesantita da burocrazia e personalismi, l’ha accettata. Il suo sì ha tolto appeal al dibattito. Non siamo d’accordo, avremmo preferito che Agostinelli restasse al suo posto, hanno detto Tino Magni (Fiom lombarda), Nicola Nicolosi (esponente di "Cambiare rotta" nella segreteria regionale) e i "bresciani" Dino Greco e Gianni Pedò. Ma visto che il diretto interessato accetta questa soluzione, non c’è molto da aggiungere.
Sulla mozione finale solo due voti contrari (uno è stato quello di Pedò) e quattro astensioni. Calato il sipario, Agostinelli dichiara che assumerà "con grande interesse e assoluta convinzione" l’incarico nel Segretariato per l’Europa. Aggiunge che la proposta di Cofferati "valorizza l’autonomia dell’esperienza della Cgil lombarda e crea le condizioni per salvaguardare il pluralismo e l’unità della struttura territoriale più rilevante della Cgil". Noi possiamo permetterci, in forma di domanda, parole meno di circostanza. Cosa avrebbe capito un marziano del direttivo di ieri? Che Agostinelli smetterà di fare il segretario della Cgil lombarda "per avviare il processo di rinnovamento". Perché il processo debba cominciare proprio da Agostinelli il marziano non l’ha capito. Glielo spieghiamo noi: per le posizioni non ortodosse di Agostinelli su guerra, 35 ore, politica dei redditi, referendum dei radicali, sul modello Formigoni e sul federalismo sedicente buono del centrosinistra. Su questi due ultimi temi tutta la Cgil ora copia, senza citarlo, Agostinelli. Ha avuto troppo successo, per questo lo mandano altrove.