Agenzie di viaggio in rivolta

16/04/2003
         
         
        Pagina 30 – Economia
         
         
        In 600 rifiutano le nuove condizioni.
        La Fiavet: il settore è già fortemente penalizzato dalla crisi
        Agenzie di viaggio in rivolta

        Niente biglietti se Trenitalia taglia le provvigioni
                Da maggio i viaggiatori rischiano di dover comprare i ticket solo nelle stazioni. Cambiano anche le condizioni per i rimborsi
                GIANCARLO MOLA

                ROMA – Niente più biglietti ferroviari nelle agenzie di viaggio. Per il momento è solo una minaccia. Ma nel giro di due settimane rischia di diventare una pratica, capace di mettere in crisi le abitudini degli italiani che si spostano in treno e creare interminabili file nelle stazioni. Gli agenti sono infatti sul piede di guerra contro il taglio delle provvigioni disposto da Trenitalia. Mezzo punto percentuale che però «è vitale per un settore da tempo in grosse difficoltà e colpito, proprio nei giorni scorsi, dal dimezzamento delle commissioni dal 5,45 al 2,7 per cento deciso da Alitalia», come dice Antonio Tozzi, presidente della Fiavet, la Federazione italiane delle associazioni e delle imprese di viaggi e turismo.
                La protesta arriva alla vigilia dei ponti di primavera. E gli effetti potrebbero cominciare ad arrivare già a cavallo dal primo maggio. Sono quasi 600 (su un totale di 2.557) le agenzie che si sono rifiutate di sottoscrivere le nuove condizioni decise da Trenitalia («Ma il numero cresce ora dopo ora», dicono alla Fiavet). L´epilogo del braccio di ferro – se non si troverà un accordo – è già scritto: a partire dal 30 aprile il contratto con gli agenti di viaggio ribelli sarà risolto. «E i viaggiatori – aggiunge Tozzi – avranno l´amara sorpresa di essere dirottati dalle abituali agenzie direttamente alle biglietterie delle stazioni, con tutti i possibili ed immaginabili disagi che ne deriveranno».
                Il rapporto tra Trenitalia e la Fiavet, giù molto conflittuale, si è definitivamente incrinato lo scorso 27 marzo. Quando sono partite le lettere che invitavano le agenzie di viaggio «entro sette giorni dal ricevimento della presente» ad accettare il nuovo regime delle provvigioni (che passano da una media dell´8 per cento a una del 7,5). «Nemmeno a una colf in nero si danno sette giorni di preavviso», protesta il presidente della Fiavet. Che adesso annuncia anche un ricorso all´Autorità garante per la concorrenza contro per abuso di posizione dominante.
                Non è stato solo il mezzo punto percentuale, in realtà, a suscitare la rivolta delle agenzie. «Il contratto con le Ferrovie – dice la Fiavet – ci impone una serie di obblighi, che vanno dai rimborsi dei biglietti alla modifica di ticket emessi da altre agenzie, per i quali non riceviamo alcun compenso. In più, i prezzi sono imposti, e non possiamo chiedere una commissione ai clienti come invece accade per i biglietti aerei».
                Trenitalia ribadisce però che è tutto in regola. «Le nostre provvigioni sono doppie rispetto a quelle delle compagnie aeree e infatti il 60% delle agenzie ha già aderito al nuovo contratto», spiega Vincenzo Saccà, responsabile rapporti esterni della divisione passeggeri della società. Che aggiunge: «Abbiamo investito in tecnologie per ridurre i costi delle agenzie, che riteniamo partner fondamentali. Ma non possiamo fare di più, soprattutto non possiamo accettare la richiesta di far pagare ai clienti la commissione d´agenzia: i nostri biglietti devono avere dovunque lo stesso prezzo, altrimenti ci sarebbe di fatto un aumento ulteriore delle tariffe».