Agenzie di scommesse, 70 chiusure

29/10/2002



            29 ottobre 2002

            ITALIA-ECONOMIA


            Agenzie di scommesse, 70 chiusure

            L’industria dei giochi – In 9 mesi raccolti 2,4 miliardi (+8%) ma molti concessionari abbassano la saracinesca

            Martino Cavalli


            MILANO – È l’unico business che va in crisi malgrado i volumi in forte aumento. Nei primi nove mesi dell’anno le agenzie di scommesse sportive e ippiche hanno raccolto la rispettabile cifra di 2,4 miliardi di euro, l’8% in più del 2001. Eppure 70 agenzie hanno già gettato la spugna (in totale erano 987). «Alla fine saranno il 10-15% – sostiene Maurizio Ughi, presidente di Snai, a cui è collegato circa il 70% dei concessionari – forse addirittura il 40%, se le condizioni economiche non cambieranno e non diventeranno più favorevoli». I concessionari che hanno già aderito al cosiddetto decreto interdirigenziale – il nuovo "contratto" che i titolari delle agenzie stipulano con il Coni per gestire le scommesse sportive e con i Monopoli per quelle ippiche – secondo il Coni, sono 805. I recessi sono 71, mentre resta da definire a vario titolo la posizione di 110 concessionari. Ma tra coloro che hanno dichiarato la loro piena adesione, quanti hanno presentato la fidejussione, come previsto dal decreto? «In realtà siamo stati molto flessibili – glissano al Coni – l’abbiamo chiesta solo a chi aveva posizioni debitorie superiori ai 500 milioni di vecchie lire». Secondo indiscrezioni, sarebbero solo una trentina le fidejussioni presentate. A questo primo elemento di incertezza va aggiunto che circa la metà delle adesioni sono state fatte, in realtà, "con riserva". Il settore si trova infatti al centro di un caos normativo dovuto in buona parte alla valanga di ricorsi contro il decreto interdirigenziale, presentati ai Tar di tutta Italia, spesso con sentenze favorevoli. I gestori delle agenzie stanno infatti continuando la loro battaglia per ottenere condizioni economiche più vantaggiose e potere così – almeno sostengono – assicurare a Coni e Unire le risorse necessarie al sostentamento dello sport e dell’ippica. Tra l’altro, sottolineano, l’allora ministro delle Finanze Del Turco aveva decretato uno stato di crisi del settore mai revocato, per cui chiedere oggi una fidejussione costa un’enormità, anche il 5%. «Ci obbligate a pagare cifre troppo alte – dicono – saremo obbligati a chiudere e in questo modo prosciugherete la fonte dei vostri proventi, con effetti ancora peggiori». E le proposte di questi giorni, dalla scommessa al totalizzatore in tutte le ricevitorie (quindi fuori dalle agenzie), avanzata da Franco Carraro della Figc, alla regolarizzazione del videopoker (si veda anche l’articolo a fianco)? Nel primo caso le reazioni sono timidamente a favore, sempre che ai concessionari venga garantita una parte dell’aggio, visto che in teoria sono i soli abilitati a questa attività. Più complesso il discorso per i videogiochi, che fanno gola anche ai gestori del Bingo, ugualmente in difficoltà e alla disperata ricerca di nuovi strumenti per rivitalizzare il loro business. Ognuno tira l’acqua al suo mulino, ma qualcuno è destinato a restare a secco.