Agente immobiliare a partita doppia

15/04/2004



 
   
15 Aprile 2004
ECONOMIA




 
Agente immobiliare a partita doppia
«Solo in Italia guadagnano due volte». La denuncia di Altroconsumo dopo la condanna dell’Antitrust
R. C.
Un mercato di oltre 4.000 milioni di euro nel 2002, con tassi di incremento che non hanno riscontro in nessun altro campo dell’economia: applicateci sopra una provvigione fissa, moltiplicatela per due e avrete la fetta della torta che va agli agenti immobiliari, la cui attività vive da anni un boom parallelo a quello del mercato delle compravendite e delle locazioni. E questo boom è comune a tutti i paesi occidentali. Quel che fa la differenza – o almeno, una parte della differenza – in Italia è il fatto che solo qui da noi le agenzie immobiliari prendono doppia provvigione: ossia, si fanno pagare sia da chi vende che da chi compra. La denuncia viene da Altroconsumo, all’indomani del provvedimento dell’Antitrust che ha condannato le principali organizzazioni degli agenti immobiliari per comportamenti lesivi della concorrenza. In paesi come la Francia, Spagna, Belgio e Portogallo è regola comune che la provvigione sia pagata solo dall’acquirente, sostiene Altroconsumo.In Italia invece non è così. Da un’inchiesta svolta dalla stessa associazione Altroconsumo nel mese di settembre scorso su 250 agenzie immobiliari nelle città di Bari, Bologna, Brescia, Milano, Napoli, Roma e Torino è venuto fuori un quadro molto uniforme: provvigione quasi fissa, al 3% del valore dell’immobile. Sul livello delle provvigioni e sui vincoli di non concorrenza tra agenti immobiliari si incentra il provvedimento n. 13035 dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dopo una lunga istruttoria e un primo (inascoltato) avvertimento alle categorie interessate, ha deliberato la condanna delle principali associazioni che raggruppano gli agenti immobiliari italiani, dai più grandi ai piccolissimi: la Fiaip, l’Anama e la Fimaa.

Nel mirino, i «codici deontologici» che di fatto impongono agli aderenti alle organizzazioni due vincoli: il rispetto del livello minimo della provvigione e l’obbligo di non «soffiare» il cliente al concorrente. Questi codici, ha statuito l’Antitrust, non mirano a tutelare la clientela ma a tenere alti i profitti degli associati, dunque configurano intese lesive della concorrenza. Mesi di ricerca sulle fonti giuridiche e di audizioni di testimonianze da parte dell’Antitrust infatti hanno fatto venir fuori il funzionamento del meccanismo: a chi si iscrive a una di queste associaizoni viene chiesto il rispetto dello statuto e dei vincoli associativi, e tra questi c’è – sia pur scritta in un modo un po’ indiretto e differenziata per realtà provinciali – l’intesa sulle provvigioni. Un’intesa che spiega il perché di un apparente paradosso economico: nel momento in cui il mercato immobiliare «tira» di più ed entrano sul mercato numerosi nuovi operatori – sono 70.000 attualmente gli agenti in tutt’Italia – la concorrenza tra loro è agguerrita nella ricerca del cliente ma si ferma sulla soglia del prezzo. Come dire: gara aperta nella ricerca del pollo, ma una volta che l’ha preso ognuno se lo spenni da solo in libertà. Un supplemento di inchiesta sul campo, poi, rivelerebbe che nelle grandi città con l’aumentare dei prezzi delle case – e delle transazioni – non solo la provvigione non è scesa, ma è addirittura aumentata: sono molte le agenzie che praticano la tariffa del 4%.

Resta adesso da vedere come le grandi organizzazioni degli agenti – che raccolgono le microagenzie come i grandi gruppi storici e i nuovi colossi che stanno sbarcando sul mercato dell’intermediazione immobiliare – reagiranno alla sentenza. Per ora tacciono: sul sito della Fiaip non c’è traccia della notizia, neanche tra le «ultimissime». La multa – 130.000 euro per la Fiaip, 10.000 per la Fimaa e 1.100 per l’Anama – è di per sé risibile. Più serio è l’obbligo di porre fine ai comportamenti lesivi della concorrenza. E’ vero che ormai i giochi sono fatti e le tariffe ovunque fissate, ma dopo la sentenza antitrust nessun agente che si metta davvero a fare concorrenza agli altri – offrendo provvigioni più basse o addittura zero per una delle parti – potrà essere «punito» con l’espulsione dall’associazione. Basterà questo a raffreddare le tariffe, in un settore che si appresta ad essere dominato dai grandi del franchising?