Agcom nella bufera La Cgil: si dimettano Calabrò si difende

16/03/2010

Ha sempre seguito «la stella polare» dell’«indipendenza, del rispetto delle istituzioni, la lineare applicazione della legge»: queste le linee guida che Corrado Calabrò, presidente dell’Authority per le Comunicazioni, afferma di aver sempre rispettato nei cinque anni da Garante della correttezza dell’informazione. Una «bussola», che «a nessuno è permesso mettere in discussione, ribaltando sfacciatamente la palmare evidenza»: è la sua risposta alla lettera dei dipendenti, inviata dai dirigenti Cgil, Fabrizio Solari e Domenico Moccia: preoccupati dalle intercettazioni emerse dall’inchiesta di Trani «che coinvolgono direttamente il commissario Agcom Innocenzi e indirettamente il presidente Calabrò», dimostrando «la deriva degli organismi di garanzia, che rischiano di essere ridotti a strumenti di potere al servizio di una parte». Il sindacato sollecita le dimissioni di entrambi, aspettandosi dal presidente «comportamenti rapidi» che ridiano credibilità all’Agcom. Calabrò rigetta le accuse, difende l’Authoritycome«istituzione di eccellenza » e sembra far tesoro anche dell’appello sindacale. Giovedì riferirà al consiglio quali saranno le decisioni; i consiglieri di opposizione solleciteranno l’avvio di un’inchiesta interna sul comportamento di Innocenzi: la ricerca di esposti preventivi per accontentare i diktat di Berlusconi nel chiudere AnnoZero, Ballarò e Parla con Me. L’indagine interna non è ancora avviata, né sembra che ci siano stati contatti con la Procura di Trani (dalle indiscrezioni sarebbe emersa anche la richiesta dei magistrati di interdizione dai pubblici uffici per il commissario Agcom). Il Garante è nella bufera da venerdì, In realtà ha respinto al mittente le richieste (del Dg Rai, Masi) di censura preventiva per Santoro, ma
nell’ottobre 2008 votò a favore sul parere del comitato etico che scagionava Innocenzi per le intercettazioni con Saccà (allora direttore di RaiFiction) nel tentativo di buttare giù il governo Prodi. Allora il comitato etico (dopo la morte di Leopoldo Elia), si autolegittimò anche se composto da soli due membri, De Lise e Chieppa, e assolsero Innocenzi archiviando alla «sfera privata e personale» le conversazioni con Saccà, escludendo un legame con «l’attività istituzionale» dell’Autorità, anzi, considerando non utilizzabili le intercettazioni pubblicate illecitamente. Calabrò, allora, sottoscrisse l’assoluzione di Innocenzi con il suo voto in consiglio.
Ora non dovrebbe ripetere lo stesso errore, perché il consiglio dell’Agcom potrebbe richiedere di nuovo un parere del comitato etico. Negli ultimi mesi, comunque, Calabrò ha resistito alle pressioni. Il Dg Rai, Masi, gli scrisse ancora prima del dicembre scorso, quando cercò un appiglio nell’Agcom per giustificare, conlo spettro delle sanzioni, la chiusura delle puntate di Santoro sul processo Mills. Già il 23 settembre scorso Masi chiese lumi al Garante: pur di non firmare il contratto a Marco Travaglio, il Dg si appellò alle diffide poste alla Rai dall’Agcom per la puntata di Anno- Zero del 1 maggio 2008 (con il filmato di Grillo che, il 25 aprile, tuonò contro Napolitano) e per ciò che disse Travaglio sul presidente del Senato Schifani il 10 maggio a Che tempo che fa. Nella lettera Masi spiega di non voler rischiare nuove sanzioni pari al 3% del fatturato Rai. Calabrò, (incalzato anche pubblicamente dai commissari d’opposizione) tramite il segretario generale Viola, risponde che «l’Autorità non può esprimere pareri di legittimità ex ante (tanto più per trasmissioni non realizzate) che diventerebbero una sorta di censura preventiva delle trasmissioni» e deve invece vigilare «ex post sulle violazioni delle norme e del contratto di servizio». Il Garante spiegava inoltre che la multa alla Rai sarebbe arrivata in caso di reiterata violazione della diffida stessa.