“AfterBombs” Jihad, generazione trasparente

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

    pagina 5

      UN’ANALISI DEI SERVIZI INGLESI: CHI SONO I «NUOVI» TERRORISTI

        Jihad, generazione trasparente

          Giovani, esperti di tecnologie, non lasciano tracce elettroniche

          dall’inviato a LONDRA

            Gli analisti dell’Antiterrorismo, ormai, sanno di avere a che fare con una nuova generazione di terroristi. E proprio gli investigatori italiani, lavorando sulle cellule dormienti di Al Quaeda, esattamente a Torino, si accorsero che a combattere in Afghanistan e in Iraq erano finiti, tra gli altri, il figlio di un operaio metalmeccanico marocchino, da 18 anni in Italia con la famiglia, e un commesso del mercato generale, settore ortofrutta, di Porta Palazzo, la cui famiglia – il fratello e la moglie – sono perfettamente inseriti nella società civile da ben 11 anni. Quindi, niente passaporti con i timbri di Siria o Yemen. Questi jihadisti parlavano bene l’italiano, avevano amicizie qui, si vestivano all’Occidentale e, purtroppo, erano entrati in contatto con gli imam che predicano l’odio, tanto da far sfilare – nel 2002 – in una manifestazione contro Israele, i bambini marocchini, e ormai torinesi, scolari delle scuole italiane, vestiti da kamikaze e con la cintura esplosiva. Adesso, qui a Londra, l’analisi della nostra Digos collima con quella dei colleghi dell’Antiterrorismo inglese: i ragazzi saltati sul bus 30 e sulla metropolitano hanno una fisionomia precisa, un passato molto simile, una nuova mentalità verso il terrorismo, interpretato – spiegano gli esperti dei Servizi britannici – «come una forma di riscatto verso le ingiustizie sociali, religiose di cui sentono vittime». Non solo dunque, l’esito di un percorso religioso, ma anche politico.

              Attualmente, rivela un’autorevole fonte dell’MI5 al «Times», vengono attentamente controllati e tenuti sotto osservazione uomini e donne inseriti nell’islam radicale, che corrispondono a queste nuove categorie di sospetti. Si tratta di persone generalmente giovani, o molto giovani, con una buona conoscenza delle più moderne tecnologie informatiche e delle comunicazioni. Cresciuti in Occidente, a contatto con i media che raccontano ogni giorno come si sviluppano le tecniche d’indagine, e come eluderle, sul fronte non solo del terrorismo ma anche della criminalità comune; sanno come non lasciare tracce elettroniche alle loro spalle. «Hanno una grande conoscenza del funzionamento e dell’uso dei telefoni mobili e delle sistema di comunicazione di internet, attraverso le e-mail. Sono consapevoli dei rischi, prendono le giuste precauzioni». I maghi dell’esplosivo che terrorizzarono l’Occidente negli Anni ‘70 o ‘80, oggi non avrebbero più alcuna possibilità di agire, senza essere scoperti. Ci vuole altro. Ancora «l’autorevole fonte»: «Noi ci aspettiamo che il team di Londra sia composto da persone senza barba, vestiti alla moda, con il look perfettamente adatto a passare insosservati tra la folla».

                C’è molto di più: questa generazione di assassini sono spesso laureati in informatica o in materie scientifiche, consapevoli di essere in grado di non commettere errori, nel costruire la propria rete di interscambio di dati, anche con le centrali terroristiche del Medio Oriente. È una generazione di jihadisti che sa autocostruirsi le bombe, di cui esistono raffinati manuali di istruzione reperibili su internet e capaci di effettuare ricognizioni degli obiettivi da distruggere «senza correre il rischio di farsi notare, neppure dalle telecamere poste nei luoghi pubblici». Volti anonimi tra la folla. Ma soprattutto sono in grado di tenere contatti senza ricorrere alle e-mail tradizionali, usando invece codici criptati, che rimandano a siti apparentemente innocui, specializzati in musica o altro.

                Il sistema più facile è quello di creare un account anonimo di cui tutto il team possiede la password. Nelle mail, però, compaiono solo algoritmi, che sono poi le chiavi numeriche per accedere ai siti nascosti. Spesso, i messaggi, sono nascosti nei codici delle immagini o nei files musicali. «Così, i normali sistemi di intercettazione, che agiscono su una serie di parole-chiave, vengono completamente inertizzati». Inutili.

                  Ieri, infine, un’altra giornata di dolore per i familiari delle vittime e dei missing. Il papà e il fidanzato di Bendetta Ciaccia, 31 anni, dispersa da giovedì mattina, ieri hanno sistemato decine di piccoli poster nell’area di King’s Cross. Ma purtroppo nessuna notizia.

                  [m.nu.]