Africa ultima meta per i charter della prostituzione

15/12/2004


    mercoledì 15 dicembre 2004

    LE NUOVE ROTTE DEI VIAGGIATORI A LUCI ROSSE
    Africa ultima meta
    per i charter
    della prostituzione

    In molti viaggi d’affari le ragazze sono comprese nel prezzo
    E in Italia «weekend particolari» con squillo importate dall’Est

    Marco Neirotti

    «All what you want». Chi si è sentito dire questa frase da un uomo sorridente di fronte agli occhi sciagurati e al corpo nudo di una bambina di nove anni, non dimentica più: tutto quello che vuoi, paga e puoi farle tutto quello che vuoi. Settembre 2000, a Bangkok, inchiesta della «Stampa» sulla pedofilia. Dicembre 2004, operazione di polizia contro il turismo sessuale. Non è vero che non è cambiato niente. E’ cambiato tanto. E’ mutata la geografia delle destinazioni, sono mutati i «gusti» e gli utenti, sono mutati (ma non abbastanza) accordi e precauzioni. E’ mutata anche la legge: oggi, se c’è reato, sei perseguibile in Italia anche per ciò che hai fatto all’estero. Sono rimaste uguali le vittime: bambini e bambine, donne e ragazzi presi per la loro fame e non per il loro piacere.

    C’è del nuovo, sì. Tra i viaggiatori e le mete. Si parlava di Santo Domingo, Thailandia, Brasile. Oggi la ragnatela del sesso (non soltanto di pedofilia, ma adulto, di uomini, donne e gay) ricorda i tracciati dei voli che troviamo tratteggiati nelle riviste delle compagnie aeree nella tasca del sedile davanti al nostro durante il volo. Una ragnatela di aeroporti internazionali. E le cifre del fenomeno lasciano il tempo che trovano: il sommerso è il 90 per cento.
    I pedofili – così come chi cerca «carne fresca» non necessariamente nell’infanzia o nell’età prepuberale – hanno il parco più ampio. A Santo Domingo, se per toglierti di torno un gruppo di ragazze ti dici «maricon», cioè omosessuale, ti propongono il loro «hermano», il fratello, e se dici che è troppo grande hanno anche un fratellino. I meninos de rua del Brasile sono più che una riserva di caccia: un supermercato. Bangkok, Chat May, Hat Yai, Pattaya sono le mete thailandesi, rese più difficili da una polizia sempre un po’ meno corrotta e un po’ più collaborativa. Ma rimangono gli episodi assurdi, come l’americano che per festeggiare il compleanno «affitta» un gruppo di ragazzini per sé e i suoi amici. Se la polizia thailandese si fa sentire, allora ci si rivolge ai Caraibi, al Brasile, ma anche – nuove frontiere sempre più battute – a Laos e Cambogia, dove il bambino lo usi e addirittura lo uccidi, lo usi e lo compri. C’è il fastidio del visto d’ingresso, ma un viaggio d’affari lo può sempre giustificare.


    Il viaggio d’affari, talora, comprende già il sesso, soprattutto dove si vogliono non piccole creature ma ragazze molto belle e molto giovani. A Bucarest, dicono le ricerche di Ecpat e Gruppo Abele, è già tutto previsto. Vai, ceni, firmi contratti e il tuo interlocutore ha già pensato al resto. Nella Repubblica Ceca è la stessa cosa. Ci sono rapporti che parlano di «automatismo» del viaggio: è evidente che vogliono anche questo. E quando non è previsto, ci scappa spesso. Se gli uffici del personale delle aziende controllassero certi conti inseriti in nota spese per la «lavanderia», considerato l’abbigliamento che uno si porta appresso, avrebbero qualche dubbio. Il portiere procura la ragazza, l’azienda la paga seppur sotto una voce più «pulita».


    Se l’Est è il paradiso delle ragazze, il Brasile e i Caraibi per ragazze e ragazzini, l’Africa è meta a tutto raggio. Ci vengono i signori, ma ci vengono anche le signore. Per loro in testa c’è il Senegal. Non c’è da scandalizzarsi. Perché gli uomini sì e le donne no? E anche qui mutano le mete. Le gentili signore che vogliono il nero vanno in Marocco – ci sono splendide interviste di single che spiegano perché – o in Senegal, andava la Costa d’Avorio, ma ora è più rischiosa. Ma quelle che preferiscono il ragazzino puntano sul Sud America, sulle favelas brasiliane, il perché è allo studio. Pedofilia femminile.
    La cosa più stupefacente è la totale assenza di precauzioni. Giovani uguale no hiv. Chi l’ha detto? L’Aids sta scivolando proprio fra gli eterosessuali, tra i vicini di casa ineccepibili. Hanno ragione Mirta Da Prà, Gruppo Abele, e ha ragione Marco Scarpati, presidente di Ecpat, quando dicono che l’identikit del cliente scende sempre più di età e svela persone con una doppia morale: a casa loro certe cose non esistono, in certi luoghi tutto è concesso, perché là si divertono a farlo, perché là li aiuti a mangiare, perché là vivono così.
    A parte che sarebbe più divertente farlo con chi si diverte, dicono gli psicologi che chi si diverte vorrebbe divertirsi davvero. In altre parole: non mi metto in gioco, non ho doveri, non faccio brutte figure. E poi c’è l’esotico. Come quel bacino incredibile che è l’India, dove addirittura si esportano bambini altrove o si acquistano quelli nepalesi per i bordelli locali.


    E c’è l’esotico di provincia. Il turismo del sesso, dicono gli osservatori ufficiali, sta anche dentro i confini. In giri ristretti e nemmeno troppo si viene a sapere del charter di fanciulle che arriva per il weekend in certe aree, in genere di mare e vacanza, e si sparpaglia nelle discoteche. Le statistiche dicono che in Italia il sesso è virtuale, guardato o parlato. La realtà svela che fugge dal coinvolgimento, forse dal «voto» dell’altra persona. Una solitudine. E una promessa: «All what you want».