Affondo della Bce per la riforma delle pensioni

11/04/2003




            NESSUNA APERTURA SUI TASSI, «DIFFICILE VALUTARE GLI EFFETTI DELLA GUERRA IN IRAQ»
            Affondo della Bce per la riforma delle pensioni
            «Bisogna difendere la sostenibilità dei conti»

            11/4/2003

            ROMA
            Sta maturando una iniziativa comune europea sulle pensioni? Ieri la Banca centrale di Francoforte ha usato il suo bollettino mensile per invitare gli Stati dell’area euro a intraprendere «riforme di vasta portata per far fronte all’invecchiamento della popolazione», quindi per previdenza e sanità. In caso contrario sarebbe in pericolo la «sostenibilità dei conti pubblici» «potrebbe anche indebolirsi la crescita economica». E la Bce, di solito assai prudente su questo punto, insiste sul fatto che si tratta di una questione di politica economica comune, non soltanto nazionale. Nessuna risposta invece agli inviti venuti a ribassare presto il costo del denaro da due importanti istituzioni internazionali, il Fondo monetario (nel suo rapporto semestrale ieri l’altro) e l’Ocse (in una conferenza stampa del capo ufficio studi Jean-Philippe Cotis ieri). Nella sua impostazione generale, il numero di aprile del bollettino si apre ricalcando la conferenza stampa del presidente Duisenberg la settimana scorsa dopo la riunione del consiglio Bce a Roma: «al momento» non è possibile ancora valutare gli effetti della guerra in Iraq sull’economia, ed è «prematuro» delineare un unico scenario per i mesi a venire. Dopo la presa di Baghdad è però probabile che venga prossimamente confermato lo scenario in cui l’inflazione scende al di sotto del 2% «nel corso del 2003» con una «moderata ripresa» nella seconda metà dell’anno. L’analisi del problema che minaccia l’Europa non è, in sé, nuova: si vive di più, nascono meno bambini, perciò «l’invecchiamento della popolazione metterà sotto pressione le finanze pubbliche nell’area dell’euro. I sistemi pensionistici risentiranno del numero crescente di pensionati e della stasi o riduzione del numero dei contribuenti. Con l’aumento della longevità aumenterà anche la domanda di assistenza sanitaria e di cure a lungo termine». In cifre, la spesa per pensioni rischia di aumentare «in maniera lineare tra il 2010 e il 2040 per un totale di 7,5 punti percentuali del prodotto interno lordo, e che rimanga a quel livello fino al 2050». Sui lavoratori in attività dovrebbe ricadere un carico fiscale molto maggiore dell’attuale. Si tratta sempre di cifre relative all’insieme dell’area che condivide la stesa moneta; manca il dettaglio per ciascuno die 12 Paesi. Per far fronte agli effetti dell’invecchiamento, «i governi dovranno effettuare riforme di vasta portata che dovrebbero mirare sia ad affrontare i problemi specifici dei regimi pensionistici e dei sistemi di assistenza sanitaria e di cure a lungo termine». La previdenza va riformata rivedendo «i parametri dei sistemi pensionistici» per «ridurre gli incentivi ai pensionamenti anticipati» e diversificando «le modalità di finanziamento per rafforzare i regimi a capitalizzazione».
            Ovvero, occorre passare dalla ripartizione alla capitalizzazione: «anziché pagare le pensioni attingendo esclusivamente ai trasferimenti correnti originati dal reddito da lavoro, queste possono anche essere finanziate da capitale accumulato in precedenza attraverso i fondi pensione». Questi sistemi, rileva la Bce, esistono nella maggior parte dei paesi dell’area euro, sebbene in molti di essi il loro peso sia troppo limitato per poter erogare una cospicua pensione in aggiunta a quella pubblica. Nella sanità occorre «rafforzare gli incentivi che promuovono un comportamento efficiente in termini di costo sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta». Tutte queste riforme, dal funzionamento spesso per natura molto graduale «devono realizzarsi con urgenza, in modo che gli effetti possano materializzarsi in tempo utile». Una parte del capitolo analizza, sempre in termini complessivi dell’area, le riforme fatte fin qua, «per lo più sporadiche». Tra le righe si legge la critica alle previsioni troppo ottimistiche adottate da alcuni governi: meglio d’ora in poi rifarsi a un modello previsivo unico, quello del «Gruppo di lavoro sull’invecchiamento» dell’Unione europea.
            In conclusione «i programmi di riforma in molti casi non sembrano essere sufficientemente ambiziosi; è quindi necessario istituire sistemi di monitoraggio che tengano sotto osservazione e valutino gli sforzi di riforma». Una strategia comune europea è già stata tracciata a grandi linee ma poiché le decisioni spettano ai governi nazionali, per stimolarli «potrebbe essere necessario rafforzare gli incentivi istituzionali» per i governi stessi.

            s.l.