Affondo contro la Cgil: «S’è fermata alla concertazione» E Cofferati se ne va

05/04/2002
La Stampa web








(Del 5/4/2002 Sezione: Interni Pag. 10)
LA RELAZIONE: MA NON FAREMO DA SALVAGENTE A QUESTO CENTROSINISTRA
Bertinotti offre all´Ulivo un «patto contro il governo»
Affondo contro la Cgil: «S’è fermata alla concertazione»
E Cofferati se ne va
inviata a RIMINI

Al di là delle frasi di rito, Sergio Cofferati, Piero Fassino e Francesco Rutelli, che siedono in prima fila alla fiera di Rimini, non possono di certo gradire le parole che Fausto Bertinotti pronuncia dalla tribuna congressuale di Rifondazione comunista. Il leader del Prc non si mostra interessato a questo centrosinistra, che, senza troppi giri di parole, giudica «morto», né appare convinto della linea della Cgil, a cui riserva non poche critiche. Quello che Bertinotti vuole, per il proprio partito, è stare dentro il «movimento dei movimenti», «come un pesce nell’acqua». Cofferati ascolta apparentemente impassibile, Bertinotti che dice: «La Cgil, anche nel suo ultimo congresso, resta dentro una logica continuista con una stagione del tutto perdente e gravemente dannosa per i lavoratori e per il movimento, quella della concertazione». Poi, però, dopo aver ascoltato quella critica, il Cinese se ne va. Ufficialmente perché deve andare a Firenze, non perché se la sia presa a male. Fatto sta che se ne va. Fatto sta che anche sulla manifestazione del 23 marzo e sullo sciopero generale, Bertinotti non vuole dare soddisfazione piena al leader della Cgil, tant’è vero che dice: «Tutto questo non ci sarebbe stato in questi termini, in questa entità, e in questa intensità, senza il Movimento». E a Cofferati Bertinotti lancia anche un altro monito: che il sindacato non ripeta lo stesso errore dell’84, sulla scala mobile, quando, tentando di «negoziare il non negoziabile» indebolì la battaglia referendaria. Il che non significa che, poi, il segretario di Rifondazione non riconosca l’importanza che in questo momento riveste per la sinistra il leader della Cgil, però non ha intenzione alcuna di farsi assorbire da lui. Cofferati se ne va prima del tempo e dichiara diplomatico: «Da parte di Bertinotti c’è stata un’attenzione più forte di qualche tempo fa alle scelte di merito della Cgil: ogni volta che ci si avvicina la dialettica diventa più produttiva». Fassino resta e individua due novità positive nella relazione di Bertinotti: l’offerta di unità d’azione e l’abbandono dell’equiparazione tra centrosinistra e centrodestra. Eppure, il leader del Prc è tutt’altro che tenero con l’Ulivo. Sostiene che Berlusconi «prende velocità e forza per tentare i suoi "a fondo" dallo scivolo che ha preparato il centrosinistra». Spiega che «la droga del maggioritario, l’accettazione della personalizzazione della politica, il presidenzialismo strisciante, la corsa all’occupazione e alla lottizzazione degli apparati, il favoreggiamento di cordate amiche, non sono nati dopo la sconfitta del centrosinistra, semmai ne sono stati la concausa». Ma è vero, come dice Fassino, che Bertinotti offre all’Ulivo un patto d’unità d’azione delle opposizioni. Che sia però «una sponda politica al conflitto sociale». Non si creda, invece, che il Prc intenda far da sponda per «una ricerca di equilibri più avanzati nel centrosinistra». No, Bertinotti lo dice chiaro e tondo: lui il "figliol prodigo" non vuole farlo. Semmai, si può pensare a un’unità d’azione, adesso, sull’articolo 18, in Parlamento, con l’ostruzionismo, e, fuori dalle Camere, con un pacchetto di referendum. Se i capi dell’Ulivo, se il numero uno della Cgil, pensano invece a un’alleanza politica con Rifondazione, devono accettare alcune condizioni – "no alla guerra", "no al liberismo" – altrimenti, niente da fare. Ma, comunque, Bertinotti preferirebbe evitare la scelta delle alleanze, tant’è che ipotizza il ritorno al proporzionale, ed elogia la proposta di legge sul modello tedesco, che è stata presentata al Senato. L’ultima parte della sua lunga relazione (Bertinotti parla per due ore e mezzo), il leader del Prc la dedica al partito. A quel partito che vuole traghettare nel movimento, senza la pretesa di egemonizzarlo. Ma il "corpaccione" di Rifondazione è duro da convincere. Lo testimoniano i pochi e flebili applausi che il leader riceve quando dice (e ripete, a scanso di equivoci): «Lo stalinismo è incompatibile con il comunismo». Però Bertinotti va avanti, perché l’innovazione «o si fa, oppure si perde». E mena fendenti nei confronti degli esponenti dell’area dell’Ernesto, gli ex cossuttiani dell’ala «tardo-Pci». Le loro resistenze «non persuadono» Bertinotti, sono «un freno» che «condannerebbe all’impotenza» il Prc.

Maria Teresa Meli