Affari&Finanza. Interinale, le imprese chiedono la liberalizzazione

25/01/2002





DOSSIER / LAVORO FLESSIBILE E FORMAZIONE
lunedi 22 Gennaio 2002
pag. 46
Le aziende fornitrici aspettano per fine anno una riforma che dovrebbe consentire loro di fornire anche lavoratori a tempo indeterminato. Garantiscono che non ci sarà nessuna concorrenza con le società di ricerca e selezione del personale

Interinale, le imprese chiedono la liberalizzazione


LUCA PAGNI


Un anno in chiaro e scuro. Un avvio di 2001 brillante, con tutti gli indicatori in aumento, dal fatturato al numero di nuovi lavoratori impiegati. Poi la brusca frenata, in parte dovuta alla congiuntura economica internazionale, in parte causata dal contraccolpo psicologico dell’attentato alle Twin Towers.
Quello che si è appena concluso è stato un anno diviso in due per il settore del lavoro interinale e per le società che si occupano di fornire al mercato lavoratori a tempo. Il bilancio finale, è il commento unanime degli esperti, parla di un 2001 che offre comunque numeri in crescita, ma non come poteva far prevedere l’ottimo andamento del primo semestre.
In queste settimane si stanno raccogliendo i dati complessivi del settore, ma una prima stima fornita dalle associazioni di categoria parla di un aumento del fatturato che si aggira attorno al 3035 per cento. Che è molto in termini assoluti, ma che non è proprio il massimo per un settore in grande espansione e che ha ampi margini di miglioramento. Il che, tradotto, significa che non è ancora al livello di altri paesi europei (l’indice di occupazione è la metà di quello francese) dove il lavoro temporaneo è realtà consolidata.
L’anno, come detto, era iniziato sotto buoni auspici. Lo testimoniano i dato forniti dalla Ailt, l’associazione delle imprese di lavoro temporaneo collegata a Confindustria. Da gennaio a giugno, le imprese iscritte all’Ailt avevano registrato 134 mila missioni (contro le 110 mila dell’intero 2000) che avevano coinvolto 55 mila lavoratori (con un’età media attorno ai 30 anni). Totale di ore lavorate: superiore a 21 milioni.
L’aumento delle ore lavorato coincide con l’aumento del fatturato che per i primi sei mesi ha segnato un più 72,8 per cento. Complessivamente la maggioranza degli incarichi a tempo si è avuta nel settore nell’industria metalmeccanica (32,6 per cento delle richieste), seguito dal comparto chimicofarmaceutico con il 22,8 per cento. Tra i settori che hanno più deluso le aspettative c’è il turismo dove le missioni totali si sono limitate a un 3,6 per cento del totale. Questo nei prime sei mesi dell’anno. Dati che sono poi stati poi ridimensionati a seguito della crisi economica.
Nel secondo semestre del 2001 non è invece cambiato il trend che, fin dall’anno precedente, ha portato le donne a superare gli uomini nei lavori a termini. La conferma arriva da uno studio fornito dall’Isfol, l’istituto per la formazione al lavoro. Secondo di dati a disposizione, le donne con contratto a termine rappresentano ormai più del 51 per cento dei contratti a termine (mentre nel ’96 erano il 46 per cento). A beneficiare del sorpasso sono, però, gli uomini: grazie all’aumento dell’occupazione, la trasformazione da lavoro temporaneo e tempo indeterminato favorisce soprattutto il lavoratore maschio. Così, i posti temporanei occupati dai maschi diminuiscono e, quasi inevitabilmente, le donne si trovano davanti. L’Isfol segnala un altro dato: mentre nel nord il 45,2 per cento dei lavoratori a termine trova un’occupazione stabile, anche se non presso il datore di lavoro che lo ha preso in via temporanea, nel sud la percentuale scende al 25 per cento.
Il mercato del lavoro interinale, dopo gli ultimi sei mesi di crisi comincia a conoscere una prima, seppur timida ripresa. E, allo stesso tempo, le società cercano nuovi mercati da sviluppare. L’ultimo caso è quello del rapporto con gli enti pubblici. Sia Ailt che Confinterim stanno lavorando con l’Anci, l’Unione delle province e con la Funzione pubblica per raggiungere un accordo complessivo che stabilisca alcune regole base nelle gare per la fornitura di lavoratori a tempo. Una pratica che si sta sempre più diffondendo nell’amministrazione locale, come testimonia la gara per un importo di 2 milioni e mezzo di euro appena bandita dalla regione Lombardia per il triennio 2002-2004.
Le associazioni di categoria e le società specializzate in lavoro interinale si aspettano ora molto dal governo. In particolare, attendono di leggere nel collegato alla Finanziaria il superamento dell’esclusività dell’oggetto sociale. Sia l’AiltConfindustria che Confinterim chiedono da tempo una modifica legislativa in modo da consentire alle società specializzate in lavoro interinale anche la fornitura di lavoratori a tempo indeterminato. La società di lavoro temporaneo garantiscono che non ci sarà nessuna concorrenza con le società di ricerca e selezione di personale, perché queste ultime forniscono figure professionali in media più elevate. In sostanza si tratta di una liberalizzazione del settore che il governo ha promesso e che ora deve mettere nero su bianco.