Adriatico, la fabbrica dei tempi moderni

18/04/2005
    domenica 17 aprile 2005

    sezione: PRIMA – pagina 1 e 4

      MICROCOSMI

      Adriatico, la fabbrica dei tempi moderni

      DI ALDO BONOMI

      Èil distretto del piacere. La città adriatica, la più grande piattaforma turistica del nostro Paese. Nell’elenco delle prime dieci città per offerta alberghiera, dopo Roma, troviamo Rimini, Jesolo, Cervia, Riccione, Cesenatico e Cattolica che precedono Firenze, Torino e Napoli. Qui, nel distretto, si trattano i desideri degli uomini. Ma i problemi non mancano. Una miriade di pensioni e pensioncine a conduzione familiare. Una media nazionale di 28 camere per albergo.

      Una difficile trasmissione dell’eredità imprenditoriale. Una grande paura dei nuovi competitori. Da una parte i cinesi.

      Dall’altra, dopo la botta spagnola, i greci, i turchi, gli egiziani, i croati e i tunisini.

      Un declinar crescendo e proliferando in simbiosi. Il mese di agosto si andava tutti in ferie. Gli artigiani brianzoli avevano la loro pensioncina di riferimento. I signori di Milano prendevano casa e albergo a Milano Marittima. E poi valanghe di tedeschi.

      La simbiosi si è rotta. Le ferie sono intermittenti. Anche i padroncini del Nord Est si concedono un viaggio a Sharm El Sheik. Chi può va alle Maldive a Natale, come abbiamo tragicamente visto. E i tedeschi sono volati altrove.

      Per scavare dentro la crisi di questo modello mi sono rivoltò a Giosuè Boldrini, mitico commercialista, non a caso detto Giove, e al sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli.

      Partiamo dal basso: dai bagnini.
      Operai arricchiti presidiando la catena di montaggio della spiaggia. Fatta di ombrelloni, sdraio, cabina e baretto. Adesso ti contano gli ombrelloni, paghi le tasse, e quel che ti resta è davvero una paga operaia.

      Ci sono stati alcuni tentativi di creare piccole catene di alberghi o pensioni. Sono falliti. Negli ultimi tre anni, pensioni e alberghi sono diminuiti del 4% in Romagna, del 1% nel Veneto e Marche. E non può essere che così. Lungo la costa gli alberghi a quattro stelle sono solo il 10%, il 40% sono a tre stelle.

      Il resto due stelle, una stella, una pensione. Senza aria condizionata, senza piscina, senza accessibilità per i disabili, senza un sito Internet. I prezzi dei ristoranti e delle pizzerie hanno come riferimento quelli di Piazza San Marco a Venezia. Le associazioni di categoria continuano a difendere il modello dell’aumento dei prezzi invece di porsi il problema di come far arrivare i clienti.

      Eppure il distretto del piacere ha tenuto e tiene ancora. Grazie agli innovatori dall’alto. Si è superata la crisi grazie al divertimentificio della catena delle discoteche. Tutti parlano di Gianni Fabbri e del Paradiso, mitica discoteca di Rimini. Dei suoi ultimi tentativi di fare della spiaggia un ritrovo di divertimento notturno.

      Le discoteche hanno attirato i giovani, i parchi acquatici e i parchi a tema le famiglie. Si parte da Aqualandia a Jesolo, con la sua torre alta 160 metri, si passa per Venezia, storico parco a tema che rappresenta nel mondo, si torna a Mirabilandia con i suoi tre milioni di visitatori, si arriva all’Italia in Miniatura, alle Navi e al Parco di Oltremare sulle colline di Riccione. E ho citato solo alcuni nodi della rete del distretto dei parchi con milioni di euro investiti. Emblematica la storia dell’imprenditore edile riminese Benzi che, andato a Verona, è poi tornato a investire con la Val d’Adige nel progetto Oltremare. Facendone un parco marino di eccellenza. Animato da Pier Pierucci che ha percorso tutta questa filiera dell’innovazione: discoteche, parchi acquatici, parchi tematici. La familiarità con l’economia dei desideri ha prodotto una nuova classe imprenditoriale e nuovi distretti manifatturieri. Senza il turismo e la sua capacità di trattare il corpo non ci sarebbe oggi un polo del fitness a Cesena. Una Alberta Ferretti leader della moda e il Gruppo Ferretti leader nelle barche di alta gamma a San Giovanni in Marignano. Le calzature dei Pollini e dei Sergio Rossi a San Mauro Pascoli. Tutti imprenditori che reinvestono nel turismo. Nerio Alessandri, quello di Technogym, ha creato una Fondazione del Benessere. La Ferretti ha ristrutturato con alberghi il Borgo di Monte Gridolfo. Valentini, il padrone della Mercatone Uno, leader nei mobili standardizzati, investe nel turismo chiamando nomi come Norman Foster, Paolo Portoghesi e Massimiliano Fuksas a progettare centri direzionali a San Marino o case nel centro di Rimini. Il tedesco Marg Volkwin ha progettato la nuova Fiera di Rimini, inaugurata nel 2001 con un investimento di 180 milioni. Al posto della vecchia fiera si sta costruendo il nuovo palazzo dei congressi e un auditorium progettato dal ticinese Mario Botta, quello della Scala.

      I soldi ci sono, gli innovatori dall’alto e i nuovi imprenditori pure, garantisce Giove Boldrini. Il nodo vero è cosa mettere in mezzo tra gli innovatori dall’alto, i bagnini e le pensioncine rimasti lì a presidiare la spiaggia e la costa.

      C’è bisogno di un grande progetto per ridisegnare e riprogettare la città adriatica. Servono i grandi architetti per un concorso internazionale che immagini una nuova piattaforma turistica. Sono necessari incentivi pubblici e urbanistici per la rottamazione, la ristrutturazione delle pensioni. Il sistema bancario dovrebbe creare fondi immobiliari per erogare credito a lungo termine, non solo agli innovatori dall’alto, ma alle migliaia di piccoli che solo così saranno invogliati a cambiare per non morire.

        La città adriatica è strategica per il Paese. Guai se lo ritenessimo, per dirla con il Marx dei Gundrisse, solo un luogo « di pianisti e ballerine » . Tra camerieri, baristi, cubiste, eventologi e figuranti nei parchi a tema, sono più di 300mila i posti di lavoro in questa grande fabbrica dei tempi moderni.