Adesso si riapre la partita sul Tfr ai fondi

07/10/2003



      Martedí 07 Ottobre 2003

      La trattativa: il nodo delle liquidazioni


      Adesso si riapre la partita sul Tfr ai fondi
      MARCO ROGARI


      ROMA – Tfr, decontribuzione e gradualità. Sono le tre tessere del mosaico disegnato dal Governo per riformare le pensioni che in Parlamento potrebbero cambiare colore. Su questi tre punti la partita all’interno della maggioranza e, soprattutto, tra Governo e parti sociali è appena all’inizio. L’obiettivo di gran parte della Cdl resta, almeno su questi versanti, quello di recepire il più possibile le indicazioni dei sindacati anche in assenza di un accordo complessivo sulla riforma. E tra le prime indicazioni che potrebbero essere recepite dalla maggioranza sembrano esserci quelle sull’uso del Tfr per la previdenza integrativa. Un uso, che a differenza di quanto prevede la delega originaria del Governo, potrebbe trasformarsi da obbligatorio a volontario (con il "silenzio-assenso") ma con, in questo caso, l’obbligo di destinare almeno il 75% delle liquidazioni future alle forme integrative. Un’ipotesi che non dispiacerebbe ai sindacati e su cui già da qualche giorno si sta lavorando nel Governo. Questa soluzione potrebbe, tra l’altro, rappresentare parte dell’intervento alternativo alla decontribuzione, che prevede anche il ricorso alla fiscalizzazione degli assegni familiari.
      La mediazione. Fin dall’avvio del confronto con le parti sociali sul nuovo piano per riformare le pensioni, il Governo ha sempre lasciato intendere di essere disponibile a trattare su Tfr e decontribuzione. E di essere pronto a recepire eventuali punti d’intesa con i sindacati con emendamenti da introdurre al Senato alla delega Maroni.
      Nuova ipotesi per il Tfr. Pur se non esplicitamente, l’attuale testo della delega punta a un trasferimento obbligatorio alla previdenza integrativa di tutto il Tfr "maturando". Una misura che, in passato i ministri Giulio Tremonti e Roberto Maroni, hanno definito necessaria per consentire finalmente il pieno decollo dei fondi pensione, anche perché il "flusso" annuale delle liquidazioni ammonta a circa 12,5 miliardi. I sindacati, però, sono sempre stati contrari a questo tipo d’intervento. Per Cgil, Cisl e Uil, infatti, la sola strada percorribile è quella di un uso volontario della liquidazione facendo leva sullo strumento del "silenzio-assenso". Di qui una terza soluzione: una misura imperniata sul ricorso al "silenzio-assenso" ma anche sulla destinazione di una fetta non inferiore al 75% della liquidazione "futura", nel caso in cui il lavoratore decida di autorizzarne lo smobilizzo.
      Decontribuzione e gradualità. La decontribuzione sui neo-assunti è un’altra misura della delega Maroni fortemente osteggiata dai sindacati. Che a più riprese ne hanno chiesto l’eliminazione. E, proprio in quest’ottica, nella primavera scorsa la Cisl ha presentato una proposta alternativa: fiscalizzazione di una serie di cosiddetti oneri sociali impropri: dagli assegni familiari fino alla Cig. Una proposta per la quale Maroni ha mostrato subito un certo interesse. Il ministero del Welfare ha però fatto notare che, ad esempio, la Cig, ad esempio, non si applica a tutte le categorie. Ecco, allora, che una via intermedia potrebbe essere rappresentata da una fiscalizzazione limitata ai soli assegni familiari, da aggiungere alla nuova soluzione per l’uso del Tfr. La questione, con tutta probabilità, verrà affrontata in Parlamento dove si tornerà a discutere anche del ricorso a un meccanismo graduale per gestire l’introduzione del vincolo di «quota 40» di contribuzione dal 2008. Al momento l’opzione più gettonata è quella di partire nel 2008 con quota 38 per giungere a regime (2013 o 2015) a «quota 42».