«Adesso è il momento che la Cgil dica sì»

15/04/2003



              15 Aprile 2003
              «Adesso è il momento che la Cgil dica sì»
              Articolo 18, si avvicina il direttivo che scioglierà il nodo sull’adesione al referendum. La data ufficiale è il 6-7 maggio, ma forse ci sarà un’anticipazione subito dopo Pasqua. Intanto continuano a piovere i sì dalle categorie e da molte camere del lavoro
              ANTONIO SCIOTTO


              Manca poco all’ora x, al momento in cui la Cgil dovrà decidere se dire sì o no al referendum per l’estensione dell’articolo 18. Il direttivo è fissato per il 6 e 7 maggio, ma nei corridoi del sindacato si parla insistentemente della possibilità di un’anticipazione ai giorni subito successivi alla Pasqua, intorno al 23 aprile. In ogni caso, la discussione definitiva sarà molto combattuta, non tanto perché il no all’interno della confederazione sia forte quanto il sì – non si può non rimanere impressionati dalla valanga di adesioni che continuano ad arrivare dalla base, le camere del lavoro – quanto per il fatto che soprattutto i vertici del sindacato esitano a impegnarsi su una battaglia non lanciata dalla stessa Cgil, dal risultato non sicuro per quanto riguarda il quorum, e politicamente rischiosa, dato che la grande massa dei meno informati tende ancora ad associare il referendum alla sola Rifondazione. Domenica, poi, è arrivato anche l’ultimo «ni» di Sergio Cofferati: al Mugello, davanti all’elettorato Ds, il «Cinese» ha ribadito di non ritenere la via del referendum appropriata per estendere i diritti, e di preferire ancora il percorso legislativo: ha preso ulteriore tempo («non vi dico come voterò»), chiedendo all’opposizione, al suo stesso partito, di fare ostruzionismo in Parlamento contro la 848bis, la «faccia nera» dell’articolo 18, la delega che avvia l’abbattimento dell’architrave dei diritti. A dire il vero, è pura ipotesi d’accademia che la Cgil possa dire no, e sembra invece più concreto, seppure poco probabile, il rischio disimpegno, ovvero che la confederazione indichi agli iscritti la libertà di voto. Una eventualità che stride con i tanti direttivi territoriali che in questi giorni chiedono un impegno per il sì: la settimana scorsa si è espressa favorevolmente la categoria degli elettrici (Fnle), aggiungendosi alle aperture già venute da parte dei chimici, del pubblico impiego, dei trasporti, della comunicazione, degli alimentaristi, per non parlare della Fiom, sin dall’inizio nel comitato promotore. Gli ultimi sì sono venuti dalle camere del lavoro di Padova, Parma, Trieste e Avellino (la prima nel Sud), e in questi giorni si riuniscono gli organi di molte città. «Si esprimeranno tutti a favore – dice Gian Paolo Patta, segretario confederale Cgil – Il cuore della confederazione è per il sì: indicare una risposta diversa nel direttivo nazionale creerebbe una spaccatura senza precedenti».

              Le reazioni alle affermazioni di Cofferati non si sono fatte attendere. Secondo Patta «Cofferati ha mantenuto la posizione dell’ultimo anno, contraria alla via referendaria ma che non chiude comunque le porte al sì. Ha invitato ulteriormente a perseguire la via legislativa, e non si esclude che, una volta che si sia compreso che con l’attuale maggioranza è impossibile ottenere risultati entro il voto, possa indicare il sì. Meno comprensibile risulta l’invito all’ostruzionismo sulla 848bis: in teoria, certo, sarebbe una via da percorrere, ma nella pratica è molto difficile che possa sortire qualche effetto. Inoltre, se l’approvazione della 848bis fosse anteriore al referendum, la Corte costituzionale dovrebbe incorporarla nel quesito, e la vittoria del sì avrebbe due effetti nello stesso tempo, annullando la delega ed estendendo i diritti. Al contrario, se l’approvazione della delega slitta a settembre e vincono i no, il rischio sarebbe grosso per la stessa Cgil: i referendum abrogativi che ha in programma sarebbero più deboli, e oltretutto non si potrebbero votare prima del 2005».

              «Ben vengano le proposte per estendere i diritti e una dura opposizione alla delega 848bis – dice Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi – ma è evidente che solo votando sì al referendum si potrà realizzare un vero percorso riformatore». Marco Rizzo, del Pdci, bollando il referendum come «uno strumento inutile», chiede all’Ulivo «di passare ai fatti e di chiedere la calendarizzazione delle proposte di legge sui diritti». Piero Di Siena, senatore Ds, ricorda che l’opposizione ha presentato diversi disegni di legge per l’estensione dei diritti, «ma il vero colpo all’azione del governo potrà venire da un netto orientamento per il sì al referendum». I radicali, per il no, chiedono più visibilità per le ragioni di entrambe le parti.