Adecco sotto inchiesta negli Usa

14/01/2004



      Mercoledí 14 Gennaio 2004

      FINANZA E MERCATI
      Adecco sotto inchiesta negli Usa

      Per il direttore finanziario Felix Weber non vi sono irregolarità di bilancio ma difficoltà nei processi di controllo


      LUGANO – Il day after di Adecco , gigante elvetico del lavoro in affitto, registra qualche parziale schiarita, in un quadro in cui però le nubi nere non si sono dissolte. Dopo la caduta in Borsa del giorno prima (con un meno 35% in chiusura di contrattazioni a Zurigo) ieri il titolo del gruppo ha riguadagnato una parte del terreno perduto, chiudendo con un progresso dell’8,7%, a 57,6 franchi. La bufera l’altro ieri si è scatenata dopo l’annuncio di Adecco del rinvio sine die della pubblicazione dei conti 2003, inizialmente prevista per il 4 febbraio, a causa di problemi sui meccanismi di controllo della contabilità, in particolare in Nordamerica. Su questo punto specifico non ci sono novità e resta tra gli operatori il timore di un nuovo scandalo, ma tra gli analisti per la verità ieri si è fatta strada l’idea di una reazione esagerata da parte del mercato, condizionata più dallo spettro dei casi Enron, Ahold, Parmalat che da fatti concreti sul gruppo elvetico. Standard & Poor’s e Moody’s hanno abbassato il rating di Adecco, secondo il «Wall Street Journal» inoltre la Procura di New York e la Sec (il titolo è quotato anche negli Usa) hanno aperto un’inchiesta sul gruppo. Secondo il quotidiano economico americano, i problemi sarebbero stati individuati in dicembre dai revisori della Ernst & Young, nell’ambito di un esame approfondito in base alla legge Sarbanes Oxley del 2002. Adecco, occorre ricordare, ha annunciato l’altro ieri di aver affidato una ulteriore verifica a un consulente esterno. Brutte notizie, comunque, ma ieri analisti e operatori hanno prestato attenzione anche alle dichiarazioni del direttore finanziario di Adecco, Felix Weber, al New York Times: «Non vi sono irregolarità di bilancio, vi sono problemi nei processi di controllo; non è una questione di errori ma di giudizi». Lo stesso Weber e l’amministratore delegato del gruppo, il francese Jérôme Caille, hanno cercato di rassicurare gli analisti, respingendo qualsiasi analogia con il caso Parmalat. Di più il gruppo ora non vuole dire e il silenzio viene giustificato anche con i vincoli delle nuove norme Usa, le stesse che probabilmente hanno portato Adecco a bruciare i tempi, con l’annuncio dell’altro giorno, clamoroso quanto sfornito di dettagli. Unite all’aspetto tecnico, cioè alla convenienza di acquisti di azioni a prezzo ritenuto da molti basso, le rassicurazioni hanno comunque sortito qualche effetto, con il parziale rimbalzo del titolo in Borsa. Dresdner Kleinwort Wasserstein ha rivisto il suo giudizio sull’azione Adecco, nella prospettiva del rimbalzo. Secondo la banca zurighese Julius Bär, il crollo del lunedì nero potrebbe rappresentare una reazione eccessiva del mercato, considerando il modello di business e la forte posizione di mercato di Adecco, nata nel 1996 dalla fusione tra la svizzera Adia e la francese Ecco. Anche la banca ginevrina Pictet ieri ha affermato che molti investitori lunedì «hanno venduto a qualsiasi prezzo, senza badare molto al senso di quelle vendite». Pictet attende naturalmente chiarimenti, ma sottolinea intanto il basso indebitamento e il livello di liquidità, indicato come buono, di Adecco. Tornato nel 2002 alle cifre nere, dopo le perdite dell’anno prima, il gruppo ha registrato in quell’anno un giro d’affari di 17,3 miliardi di euro e utili per 242 milioni di euro. Dopo la cura dimagrante attuata tra il 2002 e il 2003, con il taglio di circa il 10% dell’organico, che attualmente è di circa 28 mila addetti, Adecco si accingeva secondo le previsioni a ufficializzare risultati in positivo per il 2003. Ora tutto è rimandato. E nell’attesa di notizie, il mercato si divide tra pessimisti che temono il grosso scandalo e ottimisti che puntano su un isolato incidente di percorso.

      LINO TERLIZZI