Adecco, sciopera l’agenzia che crea precari

01/04/2005
    venerdì 1 aprile 2005

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      nuove vertenze
      Adecco, sciopera l’agenzia che crea precari

        Giampiero Rossi

        MILANO Una volta, in certi ambienti di lavoro, per far digerire bocconi amari ai dipendenti si diceva «siamo tutti fratelli», oppure «siamo tutti compagni», perché c’era una “causa” comune a dare motivazioni al lavoro, al di là dello stipendio e della norme contrattuali. Oggi si dice «siamo tutti soci». O meglio: non si dice neanche – perché non è vero – ma lo si trasforma in una sorta di dato di fatto, naturalmente nell’accezione più penalizzante per i lavoratori. Ma anche i dipendenti delle aziende-famiglia, nel loro piccolo, s’incazzano. E adesso, addirittura, organizzano uno sciopero – il primo del genere in Italia – in uno dei simboli del lavoro “nuovo”; l’Adecco, che «dal 1999 è l’azienda numero uno nella gestione delle risorse umane», come si legge sul sito di questa società per il reclutamento di lavoratori temporanei.

        Oltre a piazzare lavoratori interinali a chi ne fa richiesta, Adecco per funzionare e crescere fino a diventare «numero uno» ha dovuto nel tempo assumere circa 2.000 dipendenti “normali”, cioè a tempo indeterminato, con un regolare contratto del commercio. Roba semplice, come usava una volta: tu lavori otto ore come da contratto e io ti do a fine mese lo stipendio previsto, verso i contributi, la tredicesima e, se il caso, ti pago anche gli straordinari. E invece no: perché all’Adecco – e per questo i dipendenti sciopereranno – i lavoratori vengono considerati alla stregua di “soci”, sebbene questo non sia scritto da nessuna parte del loro contratto. Risultato: «l’azienda spiegano i sindacalisti – non paga straordinari. Si può lavorare al di là dell’orario di lavoro, il sabato, la domenica, ma la busta paga non cambia».

          Il trucco sta nella gestione delle ore straordinarie, che vengono agganciate al bilancio di ciascuna filiale: «Perché gli straordinari in Adecco sono incorporati nel premio di produttività – spiega Massimo Nozzi, che coordina le attività sindacali del settore per la Filcams Cgil – quindi se la filiale nel corso dell’anno ha prodotto utili, allora ci sarà premio di produttività, lo straordinario è pagato, ma è sottratto dal premio. Se la filiale è in deficit o in pareggio, niente premio, ovviamente, ma anche addio alle ore straordinarie lavorate». Insomma, lo stipendio c’è ma non si vede, perché l’azienda sta tirando verso un sistema di salario il meno possibile fisso in cambio di maggiore premio variabile. «"Una carota da conquistare ogni giorno – sintetizza Nozzi – e una professionalità totalmente disconosciuta e insultata, se oscilla da zero a ventimila euro».

            Tutto questo favorito da una politica “motivazionale” interna che ha bombardato sin dall’inizio i dipendenti – soprattutto giovani, soprattutto donne – con slogan che puntano a cementare il senso di appartenenza alla “grande famiglia”, alla squadra (pardon: si dice team). Ma adesso qualcosa si è inceppato: non solo continuano a crescere i lavoratori di Adecco e delle altre agenzie di lavoro temporaneo che si rivolgono ai sindacati, ma Filcams, Fisacat e Uiltucs hanno trovato il terreno pronto per il primo sciopero: il 22 aprile, dunque, braccia incrociate all’Adecco, per quattro ore a fine giornata. E lavoratori in piazza a raccontarsi.