«Addita un capro espiatorio»

04/07/2002

4 luglio 2002



«Addita un capro espiatorio»
Durissimi, in Cgil, ma «per Berlusconi sarà un boomerang»

CARLA CASALINI


Reazioni a caldo, nella Cgil, al discorso di Berlusconi: reazioni durissime, come si può immaginare, ma anche ferme nel restituire al Cavaliere tutta la portata del suo smacco. Lo rileva con nettezza Claudio Sabattini, ex segretario della Fiom nazionale e candidato alla direzione della Cgil siciliana: «Il presidente del consiglio ha dimostrato, con il suo discorso, come l’attacco a Cofferati e alla Cgil sia per lui un boomerang, oltre che un’esaltazione del sindacato, e della sua importanza storica, quale la Cgil. Sembra di essere tornati alla guerra fredda, quando l’attacco era un fatto rituale per mantenere la propria posizione». Poi, una nota di
contesto, da Sabattini, di messa in situazione dell’epigono Berlusconi nello scenario dei nostri tempi: «Berlusconi non si discosta dai più patetici amici dell”Impero del Bene contro l’Impero del Male’: e tutti sanno che l”Impero del Male non esiste, ed è un pretesto per tentare di fare una guerra». Dalla Cgil nazionale, il primo commento, indiretto e pungente, è per Massimo D’Alema, che non ha difeso il sindacato e Sergio Cofferati: infatti, la Cgil «apprezza l’intervento del leader della Margherita Francesco Rutelli» – che invece vi si è speso. Interviene invece direttamente, sul premier, Guglielmo Epifani: «Il discorso di Berlusconi contiene frasi inaccettabili e gravi per tutta la Cgil, i suoi quadri, i suoi militanti».Inaccettabile, del presidente del consiglio, è il suo «proseguire l’intollerabile campagna contro la Cgil che fa seguito agli interventi dei suoi ministri e di esponenti del suo schieramento», calca Epifani, «la strumentalizzazione di una limpida e coerente posizione di critica sindacale sui contenuti delle politiche sociali e del lavoro». Ma in questo «ingiustificato attacco alla Cgil e al suo segretario generale», si riassume il tentativo pesante di «riduzione della libertà di opinione e di critica». La risposta: «continueremo il nostro impegno per la democrazia, in difesa dei diritti dei lavoratori, forti del consenso e del mandato ricevuto».

Non c’è stupore, naturalmente, perle sortite del premier: «E’ vergognoso, ma d’altra parte era prevedibile che la campagna di veleni attivata con le `lettere di Marco Biagi’ non si sarebbe fermata», riassume il segretario della Cgil campana Michele Gravano, che ha «molto apprezzato l’intervento di Rutelli», e «la reazione forte del centrosinistra». E Titti Di Salvo, segretaria del Piemonte, sottolinea il «fatto minaccioso» di un presidente del consiglio che continua «imperterrito, dalle `piazze e pistole’ di marzo, a connettere lotte sociali e violenza». Il vuoto di «cultura democratica», di questo attacco «alla libertà» di tutti, e alla «libertà sindacale» dovrebbe «indignare anche Cisl e Uil»: perciò, le avverte Di Salvo, «di fronte a fatti del genere, ciascuno si prende la responsabilità delle priorità che sceglie».

Sì, preoccupante è la cultura espressa da «parti significative di questo governo», concorda il segretario della Cgil dell’Emilia Romagna Danilo Barbi: «si potrebbe riassumere: chi non è d’accordo col governo sarebbe meglio sparisse», l’attacco alla Cgil riassume questa «linea di continuità», sfociata nel discorso «aggressivo» del premier «per nascondere la grossa difficoltà di un governo che perde i pezzi».

Barbi il «conforto» lo trova nella «realtà che non si fa addomesticare», tra «la gente reale nei luoghi di lavoro», dove si prepara lo sciopero regionale dell’11: «la loro reazione è fortissima: `si sta facendo un gioco sleale, e noi ci mobiliteremo ancora di più’». Sì, «la risposta la troverà anche in Toscana nello sciopero», che cade oggi, «con l’adesione pressoché totale delle fabbriche metalmeccaniche», conferma il segretario della Fiom Enzo Masini: «la risposta alle allucinazioni folli, anche dopo le dimissioni del ministro, di un presidente del consiglio che accusa il segretario della Cgil di essere responsabile, quantomeno morale, dell’assassinio di Marco Biagi».

Berlusconi «è un pericolo grave per la democrazia», riassume il segretario di Brescia Dino Greco, e «per noi la democrazia si difende praticandola: non deraglieremo mai da questa impostazione». Quasi le stesse parole dalla segretaria dello Spi Betti Leone, «ma qui c’è qualcosa in più: un governo che in un’aula del parlamento addita un’organizzazione, e addirittura un uomo, come capro espiatorio».