Addio unità, Pezzotta lancia il pluralismo convergente

18/03/2005

    venerdì 18 marzo 2005

      SINDACALIA. LA CISL FA I CONTI CON I TESSERATI E ANALIZZA IL RAPPORTO CON LA CGIL

        Addio unità, Pezzotta lancia il pluralismo convergente

          La Cisl che va a congresso batte due colpi, uno all’esterno, verso la Cgil, e uno all’interno, nella discussione che è iniziata, sottotraccia, rispetto a un unanimismo che forse tanto unanime non è. Pezzotta verrà sicuramente riconfermato segretario per il suo secondo mandato, che sarà l’ultimo. Quando venne eletto quattro anni fa doveva essere un segretario “di transizione” ma ha saputo conquistarsi cuore e numeri dei suoi e ne guiderà ancora a lungo e con mano ferma il rinnovamento. Parole d’ordine autonomia e partecipazione, alla base delle tesi scritte per il XV congresso di luglio. «Cresciamo nonostante i fischi e le difficoltà», chiosa Pezzotta illustrando i risultati del tesseramento. Non solo aumentano gli iscritti cislini, che nel 2004 sono 4.260.937 (+ 1,84% rispetto al +1,30% Cgil, anche se questa conta ben 5.587.307 iscritti), ma il vero balzo è nel comparto lavoratori attivi (2.043.556 contro i 2.543.117 della Cgil). «In valore assoluto è il dato più alto mai raggiunto», dice il segretario organizzativo Sergio Betti con accanto il segretario confederale Ermenelgildo Bonfanti. Gli statali – che oggi scenderanno in sciopero e invaderanno Roma con un corteo per il contratto – sono la componente attiva più numerosa: sommati a scuola e università si arriva al mezzo milione. La Cisl fa il pieno anche tra gli atipici (Alai, +13,8%), è in forte crescita nell’edilizia (Filca, +6%) e nel commercio (Fisascat, + 4,85%) mentre tra le regioni si conferma al primo posto la Lombardia. Punti di sofferenza chimici, elettrici e bancari, dato di particolare soddisfazione il più dei meccanici: uno 0,77% (+1.452 su 190.118) da leggere in coppia con il -1% (-3.685 su 363.326) della Fiom. Nei futuri rapporti interconfederali la linea scelta da Pezzotta è quella del “pluralismo convergente”: l’unità sindacale ha fatto il suo tempo, vuol dire, e riconoscerlo può diventare un punto di forza. Pezzotta di momenti di scontro, anche duro, con la Cgil ne avuti parecchi, in passato e recenti ma c’è, dentro e fuori il suo sindacato, chi ne dubita: l’accusa sarebbe quella dello “schiacciamento”. Il segretario confederale Raffaele Bonanni ha persino proposto un primo maggio di manifestazioni separate, con la Cisl dal Papa per festeggiare la nuova ricorrenza di San Giuseppe lavoratore. «Non è mai successo nei momenti peggiori di crisi e non succederà questa volta», ribattono i suoi: «Dal Papa andrà una folta delegazione ma Cgil, Cisl, Uil saranno insieme e i loro tre leader a Scampia».

          Certo è che il dibattito interno è diventato vivace, altro che danza immobile. Pier Paolo Baretta e la Fim – che rappresentano l’ala sinistra della Cisl come Bonanni ne è stato a lungo quella destra («categorie però che oggi si confondono, mischiano, superate dalla realtà», spiegano i pezzottiani) – riaffermano con nettezza di voler stare con il segretario, che ha tenuto alta la barra dell’autonomia e anche tra chi tifa per un ritorno a una Cisl modello D’Antoni nessuno ha la forza di lanciare, oggi, vera alternative. Una Cisl subordinata alla Cgil (o alla politica) «non sta né in cielo né in terra», ribatte Pezzotta: «la Cisl è un sindacato partecipativo ma la partecipazione richiede interrelazione». Sottinteso, oggi col governo non c’è. Il congresso, comunque, servirà a far uscire tutti allo scoperto.