Addio concertazione con i sindacati, contratti collettivi ridotti al minimo

04/10/2001

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Addio concertazione con i sindacati
contratti collettivi ridotti al minimo

Maroni: dramma pensioni dal 2010, riforma anche senza intesa
Il ministro del Welfare spiega il libro bianco sul lavoro e il dossierprevidenza."Sud, salari più bassi"

VITTORIA SIVO


ROMA – Superare la vecchia liturgia della concertazione, rimpiazzarla con un dialogo sociale di stampo europeo su materie specifiche, puntando ad accordi più larghi possibili. Ma se le intese non avranno il consenso di tutti, il governo andrà avanti lo stesso, prendendosi le sue responsabilità. E’ innanzitutto di metodo la rivoluzione che il ministro del Lavoro Roberto Maroni intende imprimere alla ventennale e «obsoleta» pratica concertativa, oggi «inadeguata» ad affrontare le «nuove sfide», dalla riforma delle pensioni a quella del mercato del lavoro. Sfide davvero impegnative se, come ha detto il ministro, già a partire dal 2010 l’andamento della spesa pensionistica «diventerà drammatico» e se in quello stesso anno si dovrà portare il tasso di occupazione italiano dall’attuale modesto 53% al 70%.
«Dialogo sociale non vuol dire che tutti devono essere per forza d’accordo» ha puntualizzato ieri Maroni, presentando in contemporanea il Libro Bianco sul mercato del lavoro e le conclusioni della Commissione Brambilla sul sistema previdenziale. Due dettagliati dossier, «aperti» ad osservazioni e proposte di sindacati e imprese di qui a metà novembre; dopo di che le numerose novità da apportare sui due fronti saranno inserite nel provvedimento collegato alla Finanziaria, almeno per gli aspetti più urgenti. Mentre per obiettivi ambiziosi come la realizzazione di uno «Statuto dei lavori», al posto del vecchio Statuto dei lavoratori, si pensa a tempi più lunghi. La riscrittura della legge del ‘70 sarà peraltro obbligata se al referendum di domenica prossima sul federalismo vinceranno i «sì». Questo perché le regioni avranno facoltà decisionali anche in materia di lavoro e quindi si potrebbe avere un mosaico di regole disparate, da ricondurre entro una nuova cornice di «principi inderogabili comuni a tutti i rapporti negoziali».
Mercato del lavoro: Sistema contrattuale, regime salariale, licenziamenti, regole per gli scioperi, le modifiche proposte e illustrate dal sottosegretario Maurizio Sacconi sono a 360 gradi, con l’obiettivo di sciogliere nodi e rigidità per colpa dei quali siamo agli ultimi posti in Europa come tasso di occupazione. Quindi salari differenziati tra Nord e Sud «per favorire la mobilità delle persone dal Sud al Nord e delle imprese dal Nord al Sud»; possibilità di ricorrere a «contratti individuali» con i quali il lavoratore può scambiare alcune garanzie (per esempio un certo livello salariale) in deroga al contratto collettivo, con altro tipo di tutela (per esempio la sicurezza del posto); per gli immigrati contratti di soggiorno legati all’attività lavorativa; liberalizzazione del collocamento (fine del monopolio pubblico); regole più agevoli per il lavoro parttime e interinale.
In tema di licenziamenti, onde evitare lo scontro sull’art.18 dello Statuto (quello che impone il reintegro nel posto di lavoro su sentenza del pretore) il governo propone di affidare a collegi arbitrali tali controversie, con la facoltà di optare fra reintegro e risarcimento in danaro per il licenziamento ingiustificato. Sugli scioperi si reclama soluzioni più coraggiose, quali il referendum consultivo obbligatorio e la sostituzione della Commissione di Garanzia con un nuovo e più efficace organismo per prevenire e comporre i conflitti nei servizi essenziali.

Pensioni: La verifica sul sistema previdenziale – ha detto Maroni – evidenzia che «la legge Dini del ‘95 ha funzionato sul fronte dei risparmi, che anzi hanno fruttato 1.877 miliardi più del previsto da allora al 2000, anche nel settore delle pensioni di anzianità, mentre assai preoccupanti sono le proiezioni sugli anni a venire. Dal 2010 in poi la situazione è drammatica, con una crescita della spesa in rapporto al Prodotto interno lordo che si avvicinerà al 16%.
Pur non entrando in proposte specifiche, la Commissione presieduta dal sottosegretario al Lavoro Alberto Brambilla, suggerisce alcune ricette: estendere a tutti il sistema di calcolo contributivo, accorciare i tempi della fase transitoria della riforma Dini per le pensioni di anzianità, introdurre misure che favoriscano l’aumento dell’età pensionabile, far decollare i fondi per la previdenza integrativa anche attraverso una equiparazione e una reale concorrenza fra i diversi tipi di fondi.
Su questo fronte il ministro del Lavoro assicura la massima disponibilità al dialogo con le parti sociali («non c’è nulla di deciso, aspettiamo le loro proposte»), ma è anche determinato a ricorrere al strumento della delega, pazienza se i sindacati protestano.