Addio asse Epifani-Montezemolo: i meccanici sposano la linea dura

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

      LOTTE. MODERATI ALLE CORDE, ECCO LO SCIOPERO DI ETTORE COLOMBO
      Addio asse Epifani-Montezemolo
      i meccanici sposano la linea dura

        Moderati alle corde, antagonisti in gran spolvero, asse Epifani-Montezemolo alle ortiche e governo Berlusconi in sella. Sintesi (di parte metalmeccanica): la trattativa con Federmeccanica non si chiude. «Per colpa loro: hanno buttato la palla in tribuna» chiedendo di rinviare il prossimo incontro con i sindacati al 14 giugno, il che vuol dire a un passo dall’estate. Dopo lo sciopero della categoria, già proclamato per il 10 giugno e uno sciopero generale alle porte, il rischio che si profila è quello di un’altra categoria (quella più importante) che si vede sfilare il diritto di fare contrattazione. E magari, perché no, anche innovazione sperimentale rispetto agli assetti contrattuali, come era la piattaforma avanzata dai meccanici, fuori cioè dalle regole del ’93 che tutti vogliono rivedere, e non solo per le esose richieste salariali, come dice Federmeccanica. La patata bollente finirebbe nelle mani dei segretari confederali, come è successo già con gli statali. Con un aggravante: «Se le lotta, come fa capire Epifani, sarà insieme contro il governo e contro Confindustria, la quadra non la troveranno né lui né Montezemolo. Finirà con un nuovo, durissimo, scontro sociale nel paese o con un accordo al ribasso per gli operai. A guadagnarci sarebbe solo la Fiom. A perderci tutti gli altri, compresa una guida di Confindustria sempre più traballante e che, a forza di cercare il grande accordo con tutti, Fiom in testa, finirà per restare con il cerino in mano».

        Questo lo scenario, visto dalle stanze dei (pochi) riformisti, oggi finiti nell’angolo, di corso Trieste. E la cronaca? Ieri è stato il giorno dello squillar di trombe tramite l’assemblea dei 500. Fiom, Fim e Uilm l’hanno riunita in un decadente cinema romano: nata per accompagnare l’eventuale accordo con gli industriali, mix fumoso di delegati e quadri nazionali, priva di poteri deliberanti, si è trovata ad avallare un percorso già deciso dalle segreterie confederali. Che, constatato «lo stallo assoluto» delle trattative, hanno chiesto e ottenuto un pacchetto di dieci ore di sciopero. Le illustra il segretario della Uilm Antonino Regazzi: due per le assemblee, quattro per il 10 giugno e altre quattro da fare a livello regionale «con possibilità di accorpare i pacchetti». Regazzi è secco: «Il negoziato è ingessato dal comportamento assurdo di Federmeccanica e Confindustria». Il presunto soft Callearo (presidente) e il duro Biglieri (direttore generale) nell’incontro dell’altro ieri (il terzo andato a vuoto) hanno parlato d’altro (competitività e produttività) per cercare di colmare l’incolmabile e cioè la distanza tra i 60 euro offerti contro richieste di aumenti di 105 euro più 25 per chi non ha il secondo livello.

        E’ tempo di lotta «per smuovere» Federmeccanica dice durissimo Giorgio Caprioli, leader della Fim che punta l’indice contro tutta Confindustria: «L’offensiva sugli statali è stata fatta per evitare il rinnovo e avere dal governo quei soldi per ridursi le tasse». Caprioli vede alle porte «il blocco generalizzato di tutta la contrattazione e solo generiche discussioni su produttività e flessibilità». Uilm e Fim, in realtà, sono sempre state le più disponibili a parlare di orari e flessibilità, a differenza della Fiom (dove il leader della minoranza interna Fausto Durante ribatte a Cremaschi che chiedeva un «no senza se e senza ma»: «servono buon senso e ragionevolezza anche tra di noi»): qui Caprioli apre qualche spiraglio ribadendo, come Regazzi, che «bisogna saper discutere di tutto».

          Ma oggi sanno tanto di disponibilità inutili. A dettare linea oggi è il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini: «La trattativa è bloccata? La sbloccheremo con lo sciopero». Attento a non scoprirsi troppo “a sinistra”, dove c’è Cremaschi, vuole riagganciare il nuovo Epifani “a destra”. E vola alto: «Non c’è un biennio economico da rinnovare ma una politica industriale da rilanciare». Come? «Difendendo l’occupazione». E la flessibilità? «Federmeccanica ha parlato di competitività, può significare tutto. Se vogliono la flessibilità totale sugli orari di lavoro diciamo no». Rinaldini spinge per la mobilitazione di tutti i lavoratori. Vuole restituire centralità alla Fiom in Cgil e costringere Federmeccanica a trattare prima che i lavoratori si stanchino di scioperare e accettino i pre-accordi nelle fabbriche che vanno bene (poche). In piedi tra le parti stavolta ne resterà una sola.