Addio all’anzianità. Dal 2008 servono 40 anni di contributi

30/09/2003

30 Settembre 2003

PRONTO LO SCHEMA DI RIFORMA, VENERDI’ L’OK DEL GOVERNO
Addio all’anzianità. Dal 2008 servono 40 anni di contributi
Subito in vigore dal 2004 gli incentivi per chi resta al lavoro,
il taglio delle pensioni d’oro e le nuove procedure sulle invalidità

Raffaello Masci

ROMA
La sostanza resta sempre la stessa: la fine delle pensioni di anzianità, il graduale aumento dell’età di pensionamento, gli incentivi a chi continua, la tutela comunque dei diritti pregressi e della condizione dei dipendenti esposti a lavori usuranti. Questo il senso del documento presentato dal governo alle parti sociali sulla previdenza. Il confronto proseguirà fino a giovedì, poi sarà il Consiglio dei ministri a decidere, venerdì prossimo.

PENSIONI ANZIANITA’.
Il governo prevede di innalzare «ad almeno 40 anni il requisito contributivo minimo per l’accesso al pensionamento anticipato, a partire dal 2008». La riforma delle pensioni, dice l’esecutivo, dovrà «correggere strutturalmente il limiti dell’attuale sistema pensionistico nel fronteggiare le conseguenze dell’invecchiamento demografico».

INCENTIVI.
Fin dal 2004 il governo intende inoltre introdurre «incentivi economici finalizzati a favorire la posticipazione dell’età di pensionamento su base volontaria oltre gli attuali requisiti minimi». In particolare, si legge nel documento, «il lavoratore dipendente privato che al raggiungimento dei requisiti minimi decidesse di prolungare l’attività lavorativa per almeno 2 anni, otterrebbe un incremento della retribuzione lorda, pari all’ammontare totale dei contributi pensionistici pagati dal datore di lavoro e dal lavoratore». Un bonus che l’esecutivo vuole «rendere più appetibile assoggettandolo a regimi fiscali più favorevoli».

CERTEZZA DEI DIRITTI.
Il documento parla poi di assicurare «la garanzia della “certezza dei diritti”. Ciò significa che verrà esplicitamente previsto dalla legge che tutti i lavoratori che abbiano maturato, entro il 1°gennaio 2008, i requisiti minimi previsti dall’attuale normativa, avranno assicurata la possibilità di accedere al pensionamento con gli attuali requisiti».

LAVORI USURANTI.
Nella parte dedicata agli interventi strutturali, il governo precisa inoltre che «intende comunque farsi carico di quei particolari settori più sensibili alle politiche di aumento dell’età pensionabile, confermando la particolarità dei regimi di talune specifiche categorie e potenziando gli istituti agevolativi previsti per i lavoratori addetti a mansioni usuranti».

ETA’ PENSIONABILE.
Riguardo all’innalzamento dell’età pensionabile ad «almeno 40 anni di contributi», l’esecutivo confida che «determinerà un significativo aumento del’età media di pensionamento (di oltre tre anni), che contribuirà ad una notevole riduzione dell’incidenza in termini di Pil della spesa pensionistica».

SPESA PENSIONISTICA.
Un passaggio del testo è dedicato anche ai vincoli alla spesa pensionistica imposti dalla necessità di un riequilibrio dei conti pubblici. «La riforma del sistema pensionistico finalizzata a stabilizzare il rapporto spesa/Pil nei prossimi 30 anni è resa ancora più necessaria dall’esigenza di garantire il rispetto degli stringenti vincoli di bilancio imposti dal percorso di rientro dal debito pubblico che l’Italia si è impegnata a realizzare sottoscrivendo il trattato di Maastricht».

PERCHE’ IL 2008.
La scelta dell’anno 2008 come momento di partenza della riforma, sottolinea il governo, «risponde alle seguenti ragioni: per un verso, tale data coincide con quella prevista per l’entrata a regime dei requisiti previsti per il pensionamento dì anzianità dalla riforma del ‘95; per l’altro, la misura viene resa coerente, dal punto di vista degli effetti finanziari, con l’esigenza di contrastare il deterioramento del quadro demografico».

INVALIDITA’.
«Il governo intende intervenire sul sistema delle pensioni di invalidità civile, la cui dinamica di crescita continua essere sostenuta e che presenta evidenti criticità di funzionamento e dunque di inefficiente allocazione della spesa sociale, con effetti finanziari negativi per la finanza pubblica e per l’Inps. A questo fine si interverrà attraverso misure volte, da un lato, a rendere più omogenei i giudizi sanitari per la concessione delle pensioni di invalidità civile, dall’altro ad abbattere il contenzioso e a razionalizzare il sistema delle competenze».

DECONTRIBUZIONE E TFR.
«Il governo è disponibile ad esaminare proposta di modifica al meccanismo di riduzione degli oneri contributivi dovuti dai datori di lavoro per le nuove assunzioni, che consentano di conseguire gli obiettivi indicati di riduzione di costo del lavoro e di espansione della base occupazionale stabile». Il governo intende verificare anche l’ipotesi di far confluite il Tfr nei fondi pensione.

PENSIONI D’ORO.
A partire dal 1° gennaio viene introdotto un contributo di solidarietà del 2%. Servirà a finanziare il reddito di ultima istanza.

TETTO.
Non ci potranno più essere pensioni che superano i 15.480 euro al mese. Il massimale pensionistico è pari a 30 volte a quanto indicato come pensione minima dalla Finanziaria 2002 (un milione di vecchie lire/mese) per tutti i «trattamenti pensionistici a carico delle forme obbligatorie, sostitutive, esclusive ed esonerative».