Addio al creatore dei villaggi-vacanze

05/02/2001


Lunedì 5 febbraio 2001
Addio al creatore dei villaggi-vacanze

Morto Trigano, papà del Club Méd: dalle capanne in spiaggia alla rivoluzione del turismo

      DAL NOSTRO INVIATO
      PARIGI – Bastava cominciare da un villaggio per arrivare al Capitale. Bastava pensare alle ferie per sperimentare il comunismo felice. Là dove aveva fallito Carlo Marx, è riuscito Gilbert Trigano, G.T., il Gentil Tiranno delle paradisiache cayenne del divertimento tutto compreso e tutti compresi:
      sea, sex and sun , per dirla col suo connazionale Serge Gainsbourg. Spiagge, sesso, sole. Versione estiva del motto di Marianna: libertà, uguaglianza, fraternità. Senza caste, e senza castità. Senza altra valuta corrente che una collana di perline colorate. Senza altra divisa che un pareo.
      Oggi la Francia saluta commossa l’ex re del Club Méditerranée, morto sabato notte a 80 anni nella sua casa di Parigi, dopo aver offerto all’umanità le gioie del socialismo irreale. Era nato nel 1920, ovviamente in piena estate, il 28 luglio, all’inizio delle vacanze.
      Questo pomeriggio il suo corpo sarà sepolto nel cimitero di Montparnasse, omaggiato dal primo ministro, Lionel Jospin, come «uno dei più innovativi e dinamici imprenditori che la Francia abbia mai avuto».
      Trigano, israelita di origine spagnola, avrebbe preferito un altro epitaffio: «Missionario del benessere». Si era definito lui stesso così, al cospetto di papa Giovanni Paolo II: «In sostanza facciamo lo stesso mestiere. Che sensazione straordinaria quella di servire l’umanità quando si è effimeri». La sua personale vocazione nasce da un ragionamento lapalissiano, negli anni ’50, quando villeggiatura era ancora sinonimo di pacifiche vacanze nella residenza di campagna: «Preferisco avere a mia disposizione una piscina lunga 50 metri, un veliero e un fuoribordo, piuttosto che essere proprietario di una gabbia di conigli circondata da una palude». È la fine della supremazia della proprietà privata e l’inizio dello spirito del villaggio-vacanza che dilaga prima fra i francesi e poi nel mondo: tutti assieme appassionatamente, sotto l’ombrellone.
      Il mondo Méditerranée prevede solamente due classi sociali, i
      g.o ., gentili organizzatori, e i g.m ., gentili membri, abolisce il «lei» dalle conversazioni, proclama il francese lingua universale e apre la strada a gustose parodie cinematografiche della dittatoriale esuberanza degli animatori e delle patetiche aspettative dei frequentatori: sea, sex and sun per tutti, democraticamente. Negli anni ’70 «il club» è già un fenomeno consolidato e Trigano vagheggia soluzioni (balneari) al conflitto in Medio Oriente: installare villaggi palestinesi nel Sinai, che è una regione dal potenziale turistico formidabile, ricavandone facilmente 50 milioni di dollari (dell’epoca) all’anno, sufficienti a far vivere bene un milione di persone. Nel giro di vent’anni, la grana territoriale sarebbe stata risolta. Uno che avrà il coraggio di trattare alla pari il Papa non si formalizza a chiedere un appuntamento a Nasser e a Eshkol, che – come il Pontefice – lo ascoltano e sorridono indulgenti.
      «È vero, sono un sognatore – ammetteva G.T. -. Sogno in continuazione. Ma sogno utopie concrete». Sarebbe meglio dire che perfeziona i sogni degli altri. Nel 1950, Trigano vendeva tende da campeggio e tendoni.
      Tra i suoi clienti c’era un belga biondo dagli occhi azzurri, che commerciava in diamanti e voleva investire parte dei suoi guadagni in un grande camping di 2.300 soci ad Alcudia, nelle Baleari. Servizi in comune, cucina autogestita, atmosfera compagnona.
      Era lui, il dimenticato Gérard Blitz, il vero fondatore del Club Méd. Ma, come il suo nome, anche la sua intuizione fu soltanto un fulmineo abbozzo, che Gilbert Trigano s’incaricò di modellare. E siccome il povero Blitz non aveva di che pagargli le tende, pareggiarono i conti entrando in società. Nel ’52 aprivano a Corfù un villaggio di capanne, in stile faré polinesiani.
      «Eravamo giovani, sopravvissuti alla guerra – ricordava Trigano -. La nostra professione era quella di offrire agli altri quello che avremmo voluto per noi».
      La professione che non esisteva, il trentenne Gilbert, se l’inventò mescolando le sole esperienze che aveva già maturato: come venditore di calze in metropolitana, scrittore di sketch per la radio e la tivù, attore comico. E le condì con i soli ideali che aveva conosciuto, come partigiano durante la guerra e poi redattore del quotidiano comunista
      L’Humanité . Da quello strano impasto nasceva l’impero su cui non tramonta mai il sole: 120 villaggi in cinque continenti, dove sventola l’emblema del tridente. All’inizio del declino, nel ’93, Gilberto I abdica in favore del figlio Serge, ed entrambi finiscono in esilio, 4 anni dopo, quando i soci di maggioranza decidono di affidare al salvatore di EuroDisney, Philippe Bourguignon, il Club Méd alla deriva. Gilbert si ritira in buon ordine: l’impero delle perline deve fare i conti con la Borsa, e lui lo sa. Ma l’utopia ha vinto.