Addetti dei servizi in sciopero

14/05/2007
    sabato 12 maggio 2007

    Pagina 10 – LAVORO/ECONOMIA

      Roma, in 5mila al Palaeur con Cgil Cisl Uil. Cassiere, pulitrici, impiegati in fast food e alberghi: sono oltre 3milioni ma pochi guadagnano più di mille euro. Ora ne chiedono 90 di aumento. «Troppi», secondo i datori di lavoro

        Poveri e ultraflessibili,
        addetti dei servizi in sciopero

        Manuele Bonaccorsi

        Tra i cinquemila riuniti ieri al Palalottomatica di Roma, in rappresentanza di oltre 3 milioni di lavoratori, è difficile trovarne uno che superi la soglia dei mille euro. Sono i «working poors»: cassiere, pulitrici, commesse, impiegati in fast food e alberghi, che più di altri hanno subito il crollo dei salari, l’abuso del part time, la flessibilità di orari e contratti. A loro, costretti al doppio lavoro, falcidiati dagli appalti al massimo ribasso, Confindustria e Confcommercio, continuano a negare il diritto ad un contratto, scaduto da 24 mesi per i 500mila delle aziende di pulizia, da 16 mesi per gli 1,2 milioni di addetti al turismo, da 5 mesi per 1,6 milioni del terziario. Perché, secondo i datori di lavoro, 90 euro di aumento sono troppe, le domeniche non valgono come festivo, ci vorrebbe più flessibilità nell’orario con l’applicazione del decreto 66 che dà loro totale libertà nel definire i turni, e le malattie vanno pagate solo dal terzo giorno, quando a coprire i costi ci pensa l’Inps. Così, forse anche un po’ in ritardo, Filcams, Fisascat e Uiltucs, proclamano lo sciopero per le pulizie e il turismo e convocano migliaia di delegati del terziario da tutta Italia, per rivendicare il diritto al contratto e a un salario dignitoso, per chiedere «meno precarietà e meno incertezze», come afferma Ivano Corraini della Filcams. Con loro ci sono anche i tre segretari confederali Epifani, Bonanni e Angeletti, che chiedono maggiore attenzione alla politica e ai media per il lavoro "dimenticato".

        Nel Palalottomatica stracolmo si tocca con mano l’esasperazione del lavoro vivo, così distante dalle gelide minacce di Padoa Schioppa sulle pensioni. Tra i 5mila dell’Eur, in gran parte donne, sono poche quelle che arriveranno alla pensione, dopo una vita giocata sullo stretto filo della sussistenza. «Lavoro dalle 6 del mattino alle 9 per le pulizie alla Wind, poi nel pomeriggio faccio lo stesso nelle scuole. Guadagno 390 euro al mese, ho 56 anni, sono separata e ho un figlio a carico, e adesso le imprese vogliono anche che rinunci al 25% di aumento per il sabato lavorativo. Ricevo un assegno familiare, ma è poca cosa. La pensione? Per fare un anno di contributi ce ne vogliono due», spiega Adriana, delegata della Filcams di Roma. Anche Linda è una doppiolavorista: la mattina in ospedale, a Tivoli (Roma), il pomeriggio a Guidonia, per pulire gli uffici dell’aeronautica militare: «All’ospedale prendo 550 euro, ma senza i festivi sono 400. A Guidonia, poi, è un inferno. Abbiamo cambiato 3 imprese appaltatrici in 6 mesi, e ogni volta il salario e l’orario scendono: dicono che il ministero della Difesa non ha più fondi». Filomena, 24 anni, universitaria, viene da Salerno, e per pagarsi gli studi lavora al McDonald’s della stazione Termini. Ci racconta la sua giornata tipo: «Sveglia alle 5, alle 6 esco da casa, dato che vivo a Torvergata, fuori dal raccordo, per pagare solo 300 euro una stanza. Alle 6,30 sono al lavoro, esco alle 15 o alle 17. Un’altra ora e passa di mezzi pubblici per tornare a casa, doccia, a letto alle 9. Studio solo nel giorno libero, o nei lungi tragitti in autobus e metro». La paga? 425 euro, contratto di apprendistato. «E le malattie sono pagate solo dopo il terzo giorno, perché l’azienda non ci mette una lira, e aspetta l’Inps. Così per non perdere salario, si sta a casa una settimana. E gli altri sono costretti a turni massacranti». Va un po’ meglio a Leonardo, 50 anni, informatico appaltato a banche e enti. Lui è tra i pochi "ricchi" del Palaeur: circa 2mila euro. Vicino c’è Federico, 30 anni: stessa mansione, stesso orario, paga inferiore ai mille euro, in barba al principio che vuole parità di salario per parità di lavoro.

        Non va meglio nel mega villaggio-vacanze Città del Mare di Terrasini (Paleremo). Qui Totò fa il fattorino per 5 o 6 mesi l’anno: «In inverno mi arrangio», dice. E’ l’unico a scioperare, e ci racconta la storia dei suoi colleghi addetti al ristorante, costretti a lavorare dalle 8 alle 11 e dalle 21 alle 23. Part time, orari spezzati, lavoro stagionale: la precarietà senza limiti.