Ad aprile le retribuzioni ancora sotto l’inflazione

31/05/2001

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Ad aprile le retribuzioni
ancora sotto l’inflazione

Aumento del 2,6%. Cgil: adeguare l’indice dei prezzi nel Dpef

RICCARDO DE GENNARO


Roma – Le retribuzioni continuano a perdere, inesorabilmente, potere d’acquisto. Anche nel mese di aprile gli aumenti salariali sono stati inferiori al tasso d’inflazione. L’aumento è stato dello 0,8 per cento sul mese di marzo, che significa un aumento tendenziale annuo del 2,6 per cento, «il più alto dal giugno ‘98» dice l’Istat, ma inferiore di mezzo punto all’incremento tendenziale annuo del tasso d’inflazione pari, nello stesso mese di aprile, al 3,1 per cento. L’Istat precisa che il contributo più importante all’aumento dell’indice delle retribuzioni è venuto dal contratto della scuola, ma ricorda che alla fine del mese di aprile c’erano ancora 26 contratti nazionali da rinnovare, pari a 5,5 milioni di lavoratori per un totale del 46 per cento del monte retributivo (successivamente sono stati raggiunti gli accordi per il rinnovo dei contratti della sanità e delle imprese di pulizia).
La continua divaricazione della forbice tra aumenti salariali contrattuali (vincolati all’inflazione programmata, come previsto dalla politica dei redditi inaugurata con l’accordo del 23 luglio ‘93) e inflazione reale desta particolare preoccupazione nei sindacati, sollecitati dalla base a una maggiore attenzione nella tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. A questo proposito, per la prima volta, ieri, la Cgil ha chiesto formalmente all’imminente governo di centrodestra di riallineare il tasso d’inflazione programmata in occasione del prossimo Documento di programmazione economicofinanziaria (Dpef). Il segretario confederale Walter Cerfeda invita a «chiudere rapidamente i 14 contratti ancora aperti» e a fissare un’inflazione programmata non inferiore al 2,42,5 per cento annuo nel biennio 20012002. Analoga richiesta viene dal vicesegretario generale della Uil, Adriano Musi, il quale chiede al governo, da una parte, di far rispettare a tutti la politica dei redditi e, dall’altra, di fissare nel prossimo Dpef un tasso di inflazione programmata «il più vicino possibile a quella reale».
Se questo non avvenisse ci si troverebbe di fronte al definitivo fallimento della politica di concertazione, il che equivarrebbe, annunciano i sindacati, al ritorno al conflitto sociale. Un’ipotesi, questa, smentita tuttavia dal presidente onorario della Fiat, Giovanni Agnelli, il quale di fronte all’ipotesi di un nuovo «autunno caldo» ieri nei corridoi del Senato ha replicato: «Credo e spero di no». Chi non crede più alla concertazione è la minoranza di sinistra della Cgil, che definisce l’inflazione programmata «una truffa ai danni dei lavoratori». Mentre il resto del sindacato confederale chiede il riallineamento dell’inflazione programmata, i leader di «Cambiare rotta», Giorgio Cremaschi e Giampaolo Patta che tra l’altro hanno deciso di presentare una mozione alternativa a quella della maggioranza al prossimo congresso della Cgil propongono piuttosto «una forte offensiva salariale e il blocco delle flessibilità del lavoro».