Acquisti a rate contro il carovita

02/11/2004

              domenica 31 ottobre 2004

              Pagina 31 – Economia

              Acquisti a rate contro il carovita
              sempre più debiti in famiglia

                Negli ultimi sei mesi il credito al consumo è cresciuto del 15%
                Si chiede un prestito per comprare la casa, l´auto o gli elettrodomestici, ma cresce il numero di chi ha bisogno di soldi per il supermarket
                Le associazioni dei consumatori puntano a una nuova legislazione per aiutare chi non riesce a rimborsare i creditori

                  GIOVANNI VALENTINI

                    ROMA – Ma come diavolo fa la famiglia che non-arriva-alla-fine-del-mese, protagonista e vittima del carovita, a tirare avanti fino al 27? Semplice, s´indebita sempre di più. Con gli stipendi erosi dall´inflazione, quella reale che non frena o se frena non se ne accorge nessuno, la gente ormai compra a rate qualsiasi cosa: non più soltanto la casa o l´auto; ma anche il nuovissimo televisore al plasma, il decoder, la parabola, il telefonino di ultima generazione, il mobile, il divano, l´aspirapolvere, il forno a microonde, l´iscrizione alle palestre o perfino i viaggi e le vacanze. E addirittura aumenta, in particolare al Sud e tra gli anziani, il numero di coloro che sono costretti a chiedere un prestito anche per fare la spesa nei negozi o nei supermarket.

                    Allettati dalla pubblicità più mirabolante delle "comode rate mensili", "niente anticipo", "finanziamento tasso zero", "porta subito a casa e paghi dall´anno prossimo", gli italiani non sono arrivati ancora ai livelli cronici degli americani, ma si stanno trasformando rapidamente da un popolo di risparmiatori in una massa di debitori. Da "formiche" a "cicale", insomma, in una specie di mutazione genetica.

                    Di questo passo, però, si rischia il "default familiare", il fallimento domestico, il crac casalingo, con gravi ripercussioni sui consumi e quindi su tutta l´economia nazionale. Ma, nella giungla dei rincari, il maggior pericolo in agguato si chiama usura: dal cosiddetto "sovraindebitamento" all´insolvenza il passo è breve e può risultare fatale.

                    Negli ultimi sei mesi, secondo un´indagine dell´Ipr Marketing per Il Sole-24 Ore, il credito al consumo è cresciuto del 15,3% in valore e del 24,1% in operazioni. Dalla stessa fonte risulta che più di un italiano su tre, al di sopra dei 24 anni di età, ha un prestito in corso (37%). La maggior parte con una banca (68%), il resto con una società finanziaria (29%) o con parenti e amici (6%). Al primo posto, c´è sempre la casa (56%), seguita dall´automobile (38%), poi gli elettrodomestici (18%) e quindi, alla pari, il computer e i generi di prima necessità (15%). Per 42 indebitati su 100, infine, l´ammontare del prestito oscilla fra il 10 e il 30% del reddito mensile.
                    Casalinghe e pensionati; sposati e separati; famiglie numerose con studenti e un lavoro precario, ma senza anziani in casa (che altrimenti contribuiscono al budget); tutti con un´istruzione scolastica medio-bassa: è questa la composizione dei "sovraindebitati", in base a una ricerca qualitativa sui fattori psico-sociali condotta dalla Cattedra di Psicologia giuridica dell´Università La Sapienza di Roma per conto dell´Adiconsum (l´Associazione per la difesa dei consumatori e dell´ambiente). Quanto alle cause che portano a questa situazione di difficoltà, spesso alle soglie dell´usura, si intrecciano condizioni personali e familiari: le separazioni o i divorzi, per esempio, provocano frequentemente il ricorso al prestito, soprattutto se c´è il desiderio di conservare il livello di vita precedente, quando non si riesce a valutare le spese e gli imprevisti finanziari oppure i figli sono ancora a carico.

                    Molti finiscono nella morsa dei debiti, o nelle mani degli strozzini, perché tossicodipendenti o giocatori d´azzardo. Ma, secondo la stessa indagine, le motivazioni più diffuse sono "la pressione sociale al consumo" e "il mantenimento o il raggiungimento di uno standard sociale medio-alto". Tra le cause più comuni, figurano poi le malattie, la morte di un parente, le spese giudiziali, l´acquisto di un´auto o di una moto indispensabile per andare al lavoro.

                    Dice Paolo Landi, segretario generale dell´Adiconsum: «Si diffonde la cultura del debito. In un Paese che si sposta verso una logica di mercato, anche negli ex servizi pubblici, le associazioni dei consumatori possono rappresentare un contrappeso, ma hanno bisogno di sostegni e di aiuto per svolgere un compito di informazione e anche un ruolo di lobby, in modo da essere più presenti sul territorio». Per prevenire i fenomeni dell´indebitamento e dell´usura, il primo imperativo perciò è quello di formare e sensibilizzare l´opinione pubblica rispetto alle scelte, ai rischi o agli imprevisti. La ricerca dell´Università La Sapienza – come spiega il professor Gaetano De Leo, docente di Psicologia – rivela infatti che «il rapporto con il denaro è un tabù di cui abitualmente non si parla, ma per le famiglie fa parte dell´identità sociale: questa relazione, al contrario della sessualità, viene comunemente rimossa e alimenta emozioni profonde, vergogna e reazioni che possono sfociare anche nella violenza».

                    E´ proprio in questa ottica che l´Adiconsum ha presentato nei giorni scorsi una proposta di legge sul "concordato dei creditori di persone fisiche insolventi". Frutto di un lungo confronto con il mondo bancario e finanziario, il progetto prevede una procedura abbreviata per risolvere i casi di "sovraindebitamento" delle famiglie: in buona sostanza, un piano di ristrutturazione che dev´essere approvato dal debitore e dai suoi principali creditori (almeno il 70% che rappresenti i tre quarti dell´ammontare complessivo). «Con questa proposta – afferma Fabio Picciolini, segretario nazionale dell´associazione dei consumatori – si tende a superare la stagione della buona volontà o degli accordi quadro, sottoscritti soprattutto con soggetti istituzionali e con il sistema bancario, che non sempre hanno prodotto però soluzioni adeguate».

                    Sono diversi i Paesi europei che hanno già una legislazione del genere, ma il modello più valido è considerato quello della Francia: prima, una fase extra-giudiziale per tentare un componimento pacifico e definire un piano di rientro sostenibile; poi, eventualmente, l´intervento vincolante del giudice. Osserva Massimo Cerniglia, avvocato e docente di Diritto dei consumatori all´Università di Cassino: «In Italia, l´imprenditore o il commerciante che fallisce rimane bollato a vita. Così il cittadino "sovaindebitato" rischia di restare debitore a vita: altrove, una volta sanata la posizione, si chiude invece tutto».

                    Alla base di questa diversa impostazione, diretta a coinvolgere anche la responsabilità del sistema bancario, c´è la considerazione che l´istituto commette un errore professionale quando concede un credito troppo largo, senza accertarsi delle effettive condizioni di chi lo richiede e delle sue capacità di rimborso. Da qui, appunto, una specie di "diritto risarcitorio" a favore del debitore. A differenza degli strozzini, insomma, le banche non possono esercitare l´usura né tirare il collo ai clienti.