Acqua di Fiuggi al rush finale

20/03/2001

Il Sole 24 ORE.com

Corsa a due per l’acquisto
Incognita sui diritti di prelazione
    Acqua di Fiuggi al rush finale

    Milano. Sembra cosa fatta. Per conoscere il nome della futura proprietà delle Terme di Fiuggi basterà attendere una manciata di giorni. «Forse un paio di settimane in tutto», secondo l’advisor del Comune ciociaro, la Deloitte&Tourche. Addirittura è questione di ore, per uno dei candidati – l’immobiliarista romano Giovanni Calabrò -, secondo il quale «tutto è già stato definito»; salvo poi fare marcia indietro, timoroso che un’eventuale anticipazione possa creargli qualche bruto scherzo sull’esito finale della partita.
    In fondo di sorprese in questo serial dell’acqua di Fiuggi, già campo di pesca di Giuseppe Ciarrapico, ce ne sono sempre state; e probabilmente ce ne saranno ancora. Una potrebbe arrivare dal discusso e non ancora chiarito diritto di prelezione vantato dall’Ente Fiuggi finito, in seguito alle rovinose sorti dell’imprenditore ciociaro, nel recinto dei gioielli rugginosi della Banca di Roma.
    Quel che al momento pare certo in questa storia è che sabato 17 marzo la Giunta comunale di Fiuggi, presieduta dal sindaco Virgilio Bonanni, ha approvato le bozze dei contratti relativi ai cespiti e ai servizi oggetto della concessione. Che comprendono il marchio e gli impianti di produzione dell’acqua, la gestione delle Terme nonchè il servizio di nettezza urbana della stessa città ciociara.
    L’approvazione delle bozze dei contratti – spiega Carlo Derardelli della Deloitte&Touche – è un atto dovuto; una procedura, cioè, che solitamente anticipa la presentazione delle offerte e, quindi, l’assegnazione del contratto. Che però, secondo Calabrò, sarebbe finito a lui medesimo.
    «Praticamente abbiamo già i contratti in tasca» dichiara al Sole-24Ore l’imprenditore romano. Il quale, forse sorpreso di avere detto troppo, chiede di non essere citato, salvo poi aggiungere che non intende fornire particolari sul valore della propria offerta «per evitare di dare qualche vantaggio all’altro competitore in gara, il gruppo che fa capo a Cristina Busi, che peraltro non ha ancora presentato il relativo piano industriale».
    Secondo talune fonti la cifra in questione potrebbe aggirarsi sui 100 miliardi di lire. Un’ipotesi di non facile avallo per un gruppo che si stima produca 100 milioni di litri, che dispone di una buona attività termale, che ha 400 dipendenti di cui il 25% sarebbero in esubero, e che ha debiti valutati sui 65 miliardi. E sui 100 miliardi è lo stesso Calabrò che evita di sbilanciarsi, tenuto conto «che stiamo parlando di un’operazione che riguarda l’80% della proprietà, perchè l’altro 20% resterebbe di proprietà del Comune».
    Dunque siamo al solito refrain del "dico e non dico", che nelle parole di Calabrò non si sa quanto sia involontario e che, comunque, rivela curiore similitudini con le vicende che hanno segnato la storia del marchio Fiuggi. La cui gestione in una manciata d’anni è passata da Tom Berger della Crippa & Berger a quella di Ciarrapico, quindi alla Garma di Gardini e Malgara poi confluita nella San Pellegrino della Nestlè e, ancora, alle Terme di Acqui in compagnia di Sangemini, prima che quest’ultimo marchio finisse nell’orbita di Garda Bibite del duo Colanninno-Gnutti attraverso la holding Hopa. Una storia infinita, probabilmente destinata a continuare se dovesse essere fatto valere il citato diritto di prelazione.
    Nicola Dante Basile

    Martedì 20 Marzo 2001
 
|