Accuse e disperazione nelle lettere di Biagi: «Mi avete lasciato solo»

28/06/2002


VENERDÌ, 28 GIUGNO 2002
 
Pagina 2 – Interni
 
In un dischetto i messaggi a Casini, Maroni, Sacconi, Parisi , al prefetto di Bologna. Un riferimento a Cofferati: mi criminalizza
 
"Mi avete lasciato solo"
 
Accuse e disperazione nelle lettere di Biagi
 
 
 
I testi, scritti al computer, sono stati recapitati a un periodico locale
"Se mi accadesse qualcosa, desidero si sappia che avevo avvertito le autorità"
A Parisi
Non vorrei che le minacce di Cofferati fossero strumentalizzate da qualche criminale
Al prefetto
Il mio caso è sottovalutato Segnalo le telefonate, ma la Digos non mi dice nulla
A Casini
Non parlare con tua mamma di questa mia confidenza, perché mia mamma ne è all´oscuro
 
JENNER MELETTI

BOLOGNA – Cinque lettere o e-mail, scritte da un uomo disperato, arrivano da un passato che ancora brucia. Cinque testi scritti da Marco Biagi, economista assassinato mentre scendeva dalla bicicletta davanti a casa sua, per vie misteriose arrivano oggi sotto gli occhi di tutti. Dentro c´è tutta la disperazione di un uomo che si sente abbandonato proprio dalle persone per le quali lavorava. «Ho la sgradita impressione – scrive – che la mia persona costituisca una sgradita incombenza… Qualora dovesse malauguratamente occorrermi qualcosa, desidero che si sappia che avevo informato inutilmente le autorità».
Le lettere sono arrivate, in un dischetto da computer, alla redazione di «Zero in condotta», un quindicinale del movimento, ultima eredità del ’77 ora abbracciata ai No global. Basta infilare il dischetto per capire che qualcuno – non si sa chi – ha deciso di fare conoscere i messaggi disperati che Marco Biagi, assassinato nell´ex ghetto ebraico la sera di San Giuseppe, aveva scritto a tutti coloro che dovevano proteggerlo per gridare la sua paura e la sua lucida disperazione.
Il direttore di «Zero in condotta», Valerio Monteventi (che è anche consigliere comunale di Rifondazione comunista), ha anticipato i testi delle lettere a «La Repubblica». «Saranno pure uno scoop – scrive il suo giornale – ma qui in redazione ci hanno provocato soltanto un senso di profonda amarezza. Il materiale è assolutamente autentico, lo abbiamo verificato punto per punto. Abbiamo soltanto "tagliato" una frase nella lettera al presidente Casini, per un riferimento troppo personale».
Anche Repubblica ha effettuato i suoi accertamenti che confermano l´autenticità delle cinque lettere scritte. L´economista le aveva inviate al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, al prefetto di Bologna, al sottosegretario Maurizio Sacconi, al direttore di Confindustria Stefano Parisi, e al ministro Roberto Maroni tra il luglio e il settembre scorso. Il contenuto di alcune missive era già noto: ad esempio la lettera che chiama il ministro a rispettare gli impegni per la scorta personale, e quella al sottosegretario e amico Sacconi, nella quale parla della «moglie allarmatissima» per la sua sicurezza. Non si aveva invece notizia della lettera inviata a Casini, con a quale chiede «aiuto per la sicurezza personale». L´economista – la lettera è del 15 luglio 2001 – racconta tutta la sua angoscia e chiude il messaggio con una raccomandazione: «Ti prego di non fare parola con la tua mamma della questione confidenziale che ti ho prospettato perché mia mamma ne è all´oscuro». Nella lettera al prefetto di Bologna il riferimento a De Gennaro è esplicito: «La mia situazione è sottovalutata. Ne ho parlato anche con il presidente Casini che ne ha parlato con il dottor De Gennaro».
Nella missiva al presidente della Camera c´è un riferimento pesante al segretario nazionale della Cgil, Sergio Cofferati. «Sono molto preoccupato – scrive – perché i miei avversari (Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura». Anche nella missiva al direttore di Confindustria, che Repubblica ha ricevuto direttamente da Parisi (che pubblichiamo integralmente) c´è una frase riferita a Cofferati, non contenuta nel testo inviato a «Zero in condotta». Stranamente qualcuno ha fatto sparire la frase con la quale Biagi diceva di «avere saputo da qualcuno» che il segretario della Cgil ce l´aveva con lui, senza dunque una conoscenza diretta.
Anche la Procura di Bologna conferma. «Le lettere – dice il procuratore capo Enrico Di Nicola – non arrivano certo dai nostri uffici, ed è questo che mi interessa. Così potremo confrontarle con quelle in nostro possesso». Il presidente Pier Ferdinando Casini ricorda di avere ricevuto una lettera dell´amico Marco Biagi. Il direttore della Confindustria Parisi, quando la lettera gli viene letta, conferma il testo ma precisa: «Non è completa». E fornisce l´originale. Il sottosegretario Sacconi conferma: «Di lettere come questa ne ho ricevute decine. Quella che mi leggete mi sembra verosimile».