Accornero: “E’ un’ingiustizia servono più regole”

22/12/2000



Logo Repubblica.it
22 Dicembre 2000Oggi in edicola Pagina 13
"E’ un’ingiustizia
servono più regole"

Il sociologo Accornero: certi paesi pagano l’assenza di tecnologia

di ELENA POLIDORI


ROMA – "Il mondo è ingiusto e disuguale. Si può solo sperare che la globalizzazione accorci le distanze, se regolata", sospira Aris Accornero, professore di sociologia industriale alla Sapienza, mentre commenta alcuni confronti impressionanti sul fatto che a Jakarta bisogna lavorare 85 minuti per comprare un chilo di pane contro i 9 di Auckland, o a Nairobi ne servono 178 per acquistare un hamburger contro i 12 di New York.
Come lo spiega, proprio nell’era della globalizzazione?
"Col fatto che la loro produttività per unità di tempo è bassa. Non hanno tecnologie. Ed è chiaro che se uno deve spostare la terra a mano anzichè con quei macchinoni che si vedono sui campi, ci metterà più tempo".
Solo un problema economico, possibile?
"E’ molto ingiusto, ma è così. Anche se va detto che nei paesi dove maggiori sono le disparità, spesso le classi dirigenti fanno man bassa, la borghesia al potere si mangia tutto. E dunque è ingiusta anche la redistribuzione del reddito prodotto pro-capite. Il che è una conseguenza, ma talvolta anche la causa, delle disuguaglianze".
E la globalizzazione, non dovrebbe aiutare?
"Dovrebbe, ma solo se governata. Servono regole, subito".
Parla come il governatore Fazio…
"Sì, ma davvero bisogna guidare il fenomeno. Il fideismo verso la globalizzazione che sanerà le disuguaglianze è sbagliato come il suo contrario. Per questo servono regole, specie ora che i capitali si muovono con tanta fretta, anche mentre parliamo".
Regole: ma in pratica, cosa bisognerebbe fare?
"Una Bretton Woods della globalizzazione, qualcosa come la Carta dei diritti europei. Insomma, serve una costituzione normativa. Allora, forse, avremo un mondo più uguale".