Accordo Ue sul telelavoro

17/07/2002

17 luglio 2002



Intesa-pilota tra le parti sociali
Accordo Ue sul telelavoro
(DAL NOSTRO INVIATO)

BRUXELLES – Via libera a una cornice di regole comuni per circa 4,5 milioni di lavoratori europei che svolgono la loro attività da casa o da uffici periferici con mezzi elettronici. I rappresentanti delle organizzazioni confindustriali e sindacali europee hanno siglato ieri a Bruxelles l’accordo-quadro sul telelavoro, alla presenza del commissario europeo agli Affari sociali, Anna Diamantopoulou. Punto chiave dell’accordo è il riconoscimento che il televoratore deve beneficiare della stesse forme di protezione del dipendente che svolga la sua attività nella sede principale. Vengono, tuttavia, presi in considerazione adattamenti e specificità del lavoratore distaccato riguardanti protezione dati, privacy, sicurezza, organizzazione del lavoro e formazione. L’intesa dovrà essere recepita entro tre anni nelle varie realtà nazionali. In linea di principio, i partner sociali europei si sono impegnati a incoraggiare lo sviluppo del telelavoro in modo da garantire congiuntamente flessibilità e sicurezza, cercando di migliorare la qualità dell’attività lavorativa. Il nuovo regime si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti – a prescindere dalla durata del contratto – che svolgono la loro attività fuori dalla sede dell’impresa per via telematica. Un esercito in continua espansione. Alcune stime prevedono che i telelavoratori in Europa siano destinati ad aumentare dagli attuali 4,5 milioni a circa 17 milioni entro il 2010. Ma già adesso se al numero complessivo del lavoratori salariati si aggiungono anche i telelavoratori indipendenti(impegnati in attività free-lance o di consulenza) si superano i 10 milioni. Nei Paesi scandinavi un lavoratore su dieci svolge attività a distanza, mentre in Italia uno su 25. «Abbiamo adottato uno strumento flessibile e adeguato – ha osservato il presidentedell’Unice (l’associazione delle Confindustrie europee), Georges Jacobs – che tutela sia coloro che vengono assunti direttamente per svolgere attività di telelavoro, sia i dipendenti che nel corso della loro carriera sceglieranno o saranno chiamati ad adeguarsi a questa importante nuova area del mondo del lavoro». L’accordo prevede che un lavoratore possa rifiutare di passare al telelavoro, se questo non è incluso nella descrizione originaria della sua attività, ma anche il datore di lavoro mantiene il diritto di rifiutare la richiesta di un dipendente di passare al teleworking. Il segretario generale del Ces (l’organizzazione sindacale europea), Emilio Gabaglio, ha osservato che «ogni Paese ora si affiderà al dialogo sociale nazionale per concretizzare l’intesa» e ha ricordato che l’Italia è uno dei pochi Paese a sviluppare già un accordo quadro nazionale. È la quarta volta che le parti sociali raggiungono un accordo-quadro, dopo le intese su congedo parentale, part-time e lavoro a tempo determinato, ma è la prima volta che l’applicazione sarà volontaria e non demandata a una direttiva. «Si tratta di un accordo storico – ha osservato la Diamantopoulou – che avvantaggerà sia i lavoratori che le imprese. È il primo accordo che sarà realizzato dalle stesse parti sociali e segna l’avvento di una nuova era nel dialogo sociale europeo».

Enrico Brivio