Accordo sulla tassazione coop

14/03/2002





Diritto societario – Poste le basi per un’intesa a tutto campo
Accordo sulla tassazione coop
In vista una nuova riserva
ROMA – Accordo fatto sulla tassazione delle cooperative. Dopo una serrata trattativa che nelle ultime ore ha visto ancora una volta seduti uno di fronte all’altro, per sciogliere i nodi residui, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti e il presidente di Confcooperative Luigi Marino. Il risultato finale è un accordo sotto il quale ci sono le firme di tutte le centrali cooperative (Confcooperative, Lega delle cooperative Agci e Unci). E la larga intesa è da considerare un risultato politico di rilievo, vista la difficile fase di avvio del confronto. In un primo momento sembrava che il decreto legge che darà sostanza giuridica all’intesa venisse presentato già nel Consiglio dei ministri di questa mattina, ma è probabile invece che il via libera al provvedimento ci sarà solo la prossima settimana. Per Marino «l’accordo rappresenta un momento positivo, anche se è chiaro che rappresenta un momento penalizzante per tutto il movimento cooperativo. L’inclusione degli istituti di credito cooperativo (quasi tutti di area Confcooperative, ndr) nel nuovo regime impositivo rappresenta il segnale che tutti hanno fatto la propria parte». Le nuove regole per la tassazione che diventeranno operative sin dall’acconto di luglio saranno in vigore per un biennio, in attesa che vengano definiti i contenuti civilistici della riforma che oggi sono allo studio della commissione Vietti, e per cinque anni nei soli confronti delle banche di credito cooperativo. A essere esentate saranno le cooperative sociali, mentre per quelle agricole è previsto un trattamento comunque di favore: una base imponibile che dovrebbe essere del 40% degli utili a fronte del 50% di tutti gli altri soggetti. Il meccanismo è quello dell’imponibilità di una parte degli utili non destinata a riserva indivisibile. «Ma è chiaro – spiega Marino – che questa soluzione apre la strada a una futura riconsiderazione del principio della non distribuzione degli utili e quindi dell’impossibilità di dividendi. Nessuna guerra di religione, però andranno valutate con attenzione le conseguenze per l’identità della cooperazione». E Marino sottolinea anche come un possibile modello per il futuro intervento potrebbe essere rappresentato dalla distinzione introdotta in Spagna tra cooperative "meritevoli" e no sulla base di parametri ben definiti. «Si tratta – continua Marino – di un meccanismo che non impedisce comunque passaggi da una realtà all’altra e, quindi, non condanna definitivamente al paradiso o all’Inferno». E per Ivano Barberini, presidente di Legacoop, «siamo riusciti a togliere di mezzo lo scoglio della questione fiscale e a fare considerare il mondo delle cooperative come un soggetto unico al di là delle distinzioni tra costituzionalmente riconosciute e no. Nell’intesa, tra l’altro, vengono messe le premesse anche per un innalzamento della quota da destinare a riserva obbligatoria che dovrebbe passare al 30% in un quadriennio. Ci è sembrata una maniera per rafforzare la struttura mutualistica». Giovanni Negri

Giovedí 14 Marzo 2002